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Gianfranco Murtas

Cento anni fa, di questi giorni d’ottobre, a Cagliari… fra San Francesco e San Giordano

di Gianfranco Murtas

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Cento anni fa, di questi giorni, a Cagliari il commissario prefettizio (e quindi podestà) fascista Vittorio Tredici dette ordine di rimuovere il busto di Giordano Bruno che, già da 13 anni – dal settembre 1913 –, s’ergeva nella circolare piazzetta Mazzini all’ingresso di Castello: giusto di fronte alla porta dei Leoni che introduceva alla via Università (la quale accoglieva allora sul fianco destro e fino alla torre dell’Elefante il teatro civico e, negli spazi un tempo delle scuole pie scolopie, gli uffici giudiziari del tribunale, mentre sul lato sinistro s’alzavano, gemelli e monumentali come cattedrali, il seminario Tridentino e l’ateneo con il rettorato e le aule di tutte le facoltà).

Invero non meno della via Università faceva la sua figura proprio quella piazzetta che, ai piedi del bastione del Balice, trionfava a suo modo con i palazzi che, aggiunti a quelli delle abitazioni domestiche – fra cui quello in cui nacque nel 1909 e crebbe Giuseppe Dessì nome illustre villacidrese –, avevano dato storia alla città, come quello tondeggiante divenuto sede del Banco di Napoli che dal 1890 aveva soppiantato la Cassa di Risparmio di Cagliari del Ghiani Mameli finita in liquidazione pochi anni prima (in combinazione con la crisi del Credito Agricolo Fondiario Sardo).

Dal 20 settembre 1913 e cioè per quasi tre lustri, chi dalla Marina e/o, mediando la piazza dei Martiri d’Italia (dal 1886 solennizzata dalla stele riproducente i nomi dei caduti sardi nelle guerre d’indipendenza), da Stampace o Villanova, dovendo salire a Castello magari per necessità municipali o prefettizie o presso la curia arcivescovile oppure per altre cento ragioni, e naturalmente chi da Castello, dovendo scendere nei quartieri a valle (verso il Dettori, o verso il mercato, o verso il porto ecc.) si trovò costretto a passare da lì ed a lambire la grande aiuola circolare aiuola che accoglieva, al suo centro e innalzata su solido basamento, l’erma di un corrucciato Giordano Bruno. Amato l’uomo, non amata quella rappresentazione plastica, dal sindaco Bacaredda che, per lo scoprimento, aveva delegato il suo assessore cav. Enrico Pernis, console britannico ed imprenditore multianime, filantropo e venerabile uscente della loggia Sigismondo Arquer.

Il caro e compianto sen. Ignazio Serra mi testimoniò, in una lunga lettera d’una cinquantina d’anni fa, delle devozioni cui non mancarono mai, davanti a quella statua scambiata per essere di un santo, le beghine castellane e del fastidio comprensibile di qualche monsignore cui forse rimordeva la coscienza per la memoria di un rogo ingiusto e cattivo, quello del 17 febbraio 1600…

Ma allora, e già dalla fine degli anni ’80 dell’Ottocento – auspice il giovane avvocato e professore Antonio Campus Serra (intimo sodale di Bacaredda) – tutta Cagliari viveva, dividendosi in partigianerie opposte, insomma godendo o soffrendo, il mito bruniano cui strettamente s’era associato quello di Sigismondo Arquer (finito anche lui sul rogo e già trent’anni prima del frate domenicano!).

Nei miei lavori di mezzo secolo, ora a consuntivo, certamente il filone della disputa fra gli scettici ed i guelfi cagliaritani ha costituito un asse fra i preferiti. Nello specifico – riferito a Giordano Bruno, al suo mito e al suo busto fortunato-sfortunato - ricavai nel 2004 un libro dedicato all’amico mio don Mario Cugusi, professore di filosofia nelle scuole pubbliche allora oltre che, in quanto parroco di Sant’Eulalia, parroco anche di… Giordano Bruno e di Sigismondo Arquer che la toponomastica onorava, in un modo o nell’altro, proprio nel territorio della Marina, giurisdizione parrocchiale…

Da quel lavoro, invero piuttosto corposo, vorrei trarre qui soltanto alcune pagine in logica… di contrappasso, o gentile nemesi, perché siamo giusto arrivati al centenario, oltreché delle solenni celebrazioni francescane che a Cagliari si tradussero nella inaugurazione del bel monumento dell’Assisiate infine collocato nella plazuela (piazza Carlo Alberto), giù della cattedrale di Santa Maria, della imbecille rimozione del busto del Nolano. Una scultura quest’ultima che, promuovendo una pubblica sottoscrizione, i tre partiti popolari d’allora – i repubblicani, i radicali ed i socialisti – e tre associazioni parapolitiche di libero pensiero – quella Democratica, quella Anticlericale d’Avanguardia, quella massonica – vollero intensamente e con l’orgoglio delle minoranze capaci di un gran patrimonio di pedagogia civile.

Inizialmente doveva trattarsi, infine, di un ricambio, tolgo te per mettere lui, ma invero non fu questo a compiersi: i fascisti, in quella circostanza alleati dei cattolici (che, esterni illusi e miopi, prestissimo avrebbero subito l’incendio della loro tipografia e la messa fuorilegge del loro partito), furono paghi di sopprimere quella testimonianza bronzea perché così, accostandosi alle logiche concordatarie di lì a presso materializzatesi nella carta del Laterano, poterono aggiungere altra offesa a quanto il tardo risorgimento liberale aveva riscoperto della storia del passato, innalzando a Campo de Fiori – con l’oratoria di Giovanni Bovio (poi monumentato anche lui, e a Cagliari, allo square delle Reali) – il gran monumento al profeta dei cieli infiniti…

Corrono i pensieri fra memoria di eventi studiati e sentimento civile: e associando il cagliaritano Sigismondo Arquer (che nel 1895 ebbe un suo affaccio al Viceregio di piazza Palazzo e già nel 189° nel titolo di una loggia) e l’inquieto e fertile Giordano Bruno al sapiente e facondo Giovanni Bovio, oggi proprio davanti al nome di quest’ultimo – anche lui offeso dai fascisti che, secondo la testimonianza di Nicola Valle, ne abbatterono i cinque metri e più della guglia da terra dirimpetto alla stazione ferroviaria e al municipio – pare di dover sostare un attimo almeno, dolendomi che le moderne militanze democratiche e quelle muratorie di Cagliari l’abbiano dimenticato…

E intanto, tornando a San Giordano, recupero brani di alcune pagine che allora consegnai ad un libro tenuto per lo più nel cassetto a dormire con gli altri sconfitti.




Qualche preliminare

Giugno 1926. Mancano ormai soltanto quattro mesi alle grandi celebrazioni del settimo centenario francescano ed ovunque fervono i preparativi tesi a solennizzare l’evento. Un modo concreto per evidenziare la partecipazione spirituale, ma anche civile, delle popolazioni è l’erezione di una statua che nell’effigie esalti la maggior virtù del Poverello: l’evangelica mansuetudine.

A Cagliari – ma certo la cosa potrà aver interessato anche qualche altro capoluogo del Bel Paese – c’è chi pensa che l’occasione sia buona per sistemare altri conti in sospeso, quelli con le simbologie del tempo passato “che mai più ritornerà”. Forse è giunto il momento di sostituire, proprio con San Francesco, colui che indegnamente, e ormai da lungo tempo, è stato monumentato senza alcuno speciale diritto né merito. V’è qualcuno, nel quadro del nuovo regime, che potrebbe opporsi?

L’Italia dell’estate 1926, quasi IV anno dell’era fascista, ha già fatto molta strada da quella che era prima della fatidica marcia con divise e manganelli. Abolita la festa del lavoro e abolito poi il diritto di sciopero, riformata la legge elettorale, limitata la libertà di stampa e quella associativa… e nel frattempo ucciso don Giovanni Minzoni (agosto 1923), ucciso Giacomo Matteotti (giugno 1924), ucciso Piero Gobetti (febbraio 1926), ucciso Giovanni Amendola (aprile 1926), affollate di oppositori le carceri…

E ancora, fra estate ed autunno dell’anno di grazia, fra il proclama francescano di Mussolini e la data sette volte centenaria del prossimo patrono d’Italia (o giù di lì), pronti all’approvazione sono, nell’agenda della dittatura in fieri, i decreti di annullamento dei passaporti per l’estero, di soppressione dei giornali democratici, di scioglimento di tutti i partiti, dei sindacati non fascisti e delle associazioni contrarie al regime, di istituzione del confino di polizia per gli oppositori… Il resto verrà poi, nulla sarà risparmiato.

Allora, San Francesco come primo ponte di “conciliazione”, in chiave di instrumentum regni, verso la Chiesa? E magari doppio ponte, se sarà possibile cogliere l’occasione anche per abbattere un richiamo ideologico che alla Chiesa ha procurato infinite umiliazioni, quel certo simulacro che i laicisti d’ogni luogo almeno d’Italia, nell’ultimo quarantennio, hanno opposto, con rabbia e scherno, come prova provata dell’arrogante e perfino sanguinaria prepotenza dei successori di Pietro e delle loro corti…

Per questo, lancia in resta, parte l’ottimo Raffaele Di Tucci – funzionario dell’Archivio di Stato di Cagliari, studioso di ottimo livello della paleografia isolana e della storia delle istituzioni sardo-aragonesi e sardo-spagnole soprattutto –, conosciuto e rispettato nel mondo della cultura regionale e anche della politica, per il suo tempestivo allineamento agli indirizzi che il governo fascista ha già notificato a tutte le amministrazioni del regno.

Di Tucci si professa cattolico ed antimassone. Considera la Massoneria l’ente che ha voluto tener desto, ingiustamente, il mito bruniano in Sardegna ed a Cagliari. Lottare contro la Massoneria – in ossequio anche alla volontà del fascismo che dopo il fallito attentato di Zaniboni e Capello, a Roma, contro il duce, sta per essere definitivamente dichiarata fuori legge (appunto come i partiti, i sindacati, le associazioni civili, i giornali liberi) – può benissimo voler dire anche dichiararsi antibruniani ed antilaicisti. La rimozione del monumento di piazzetta Mazzini trova finalmente il suo contesto, di volontà e di occasione. Tanto più – questo sarà il leit motiv di tutta la campagna antibruniana – che il filosofo di Nola, oltre ad essere soltanto un «eclettico incerto », non è neppure un pensatore significativo per la Sardegna: con l’Isola non ha avuto rapporti, all’Isola non ha dato niente, né scienza né onore.


La crociata di Raffaele Di Tucci

Prende dunque coraggio, carta e penna e scrive un bell’articolo, l’archivista dello Stato, per L’Unione Sarda, che lo pubblica il 3 giugno. Titolo: “San Francesco e Giordano Bruno”.

«Qual è il diritto di cittadinanza che può accampare Giordano Bruno verso di noi? Non è stato, ai suoi tempi, un filosofo che sia riuscito a chiudere in un sistema le linee universali della vita e del pensiero dell’umanità […]. Il nolano, quando non è un discepolo altezzoso e turbolento, è un eclettico incerto, è uno spirito combattuto fra le temerità e la paura, un espositore involuto e pesante, che destò interesse non per la sua originalità quanto per l’audacia del suo atteggiamento. […]

« Come filosofo – aggiunge Di Tucci –, Bruno, dunque, non aveva titoli specifici per il monumento: e Cagliari che ha la sua bella piazza col simulacro dell’Immacolata, e il suo crocevia più frequentato con un ricordo ai Caduti per l’indipendenza nazionale, e ha lasciato senza statue tutti i migliori figli di Sardegna, ha, come simbolo dell’attività spirituale, unica eccezione, l’apostata domenicano. Un uomo straniero alla razza e alle sue correnti storiche, e un eretico. Mentre si sa bene che la Sardegna non ne ebbe mai, di eretici. Le costituzioni dell’Università di Cagliari, tre secoli fa, lo rilevarono come giusto titolo di orgoglio. […] In tutti gli atti delle sinodi sarde non vi è accenno ad eresie locali e se una critica di maniera ha voluto indicare in Sigismondo Arquer un precursore del libero pensiero, la verità è che l’Arquer fu la vittima di odii e di rancori di un gruppo di cittadini potenti e fu difeso dallo stesso arcivescovo Parragues » .

Ancora: « Cagliari ha avuto ed ha come sostanza della sua storia spirituale una profonda, lucida e immutabile fede cattolica: c’è, ora, una piccola bottega evangelica, che fa pochissimi affari. Sicché la statua di Giordano Bruno, atto d’omaggio eccessivo pel valore del filosofo, inesplicabile nella storia della stirpe, è stata pure innalzata in antagonismo con la disposizione religiosa totalitaria della città e della regione che rappresenta. Ed è stata collocata in un punto che è il passaggio obbligato di tutti coloro che devono recarsi in Castello […].

« Il periodo che attraversiamo concepisce le forze ideali di una rivoluzione, non quelle, meschine e personali, di una ribellione. La storia accomuna Giulio Cesare, Cromwell, Mirabeau, Mussolini, in una sola sintesi umana, perché rappresentano gli inizi di una nuova civiltà, ma considera Ario, Simon Mago, Priscilliano, Mauiche, Giordano Bruno e tutti gli altri dissidenti in materia di fede, come i generali messicani in materia di politica.

« Allora, che cosa sta a fare la statua di Giordano Bruno in via Mazzini? – domanda Di Tucci in conclusione –. A farvi figurare una reliquia massonica, quando proprio il Governo nazionale ha soppressa la massoneria? » .


I francescani e l’erma bruniana

Il Sottocomitato locale costituitosi apposta per le celebrazioni del Santo d’Assisi e, in tale quadro, per l’erezione di un degno monumento raccoglie la sollecitazione di Di Tucci, che di esso fa parte. La sua è un’idea ritenuta « bella ed opportuna » .

Il governo del duce ha stabilito che il 4 ottobre sia giornata di celebrazione nazionale. Lo stesso Mussolini, in un suo messaggio, ha esaltato, con spunti lirici, la figura di San Francesco. Cagliari – che ha avuto con sé i primi nuclei francescani quando il Santo fondatore era ancora vivo, prima cioè del 1226 – non può mancare all’appuntamento. Ed erigere in suo onore una statua proprio «s ul posto dov’è ora Bruno » sarebbe adempimento d’un « chiaro dovere della cittadinanza e della provincia ». Così anche nell’opinione della redazione dell’Unione Sarda. Che, abbandonata l’antica ed onorata tradizione liberale ed entrata da alcuni anni nell’orbita fascista – prima con Sorcinelli […] poi con i fasciomori […] –, decide in fretta di porsi a sostegno della causa opposta a quella che appoggiò ora sono passati già tredici anni…

Lancia addirittura un appello alla cittadinanza, il giornale. Chi condivide l’idea del prof. Di Tucci può sottoscrivere la propria adesione rivolgendosi direttamente al presidente del Sottocomitato, il padre Felice Carta della comunità conventuale dell’Annunziata, a Stampace.


“Il Solco” sardista: una mitezza armata di lancia?

La linea Di Tucci, se è accolta e condivisa perfino con gioia dai perpetui antipatizzanti del “libero pensiero”, certo desta perplessità in chi non vede la necessità che, per “promuovere” un modello di santa virtù, si debba contestualmente rovinare un’altra storia che non configge con quell’altra ma, semmai, le è parallela. Perché può essere santa virtù – al pari dell’obbedienza – la disobbedienza.

Non sono quindi in mutua opposizione San Francesco e San Giordano. Essi possono convivere sulle dolci colline cagliaritane, c’è spazio per entrambi… E la stroncatura del giornale dei sardisti, che della vicenda ha voluto occuparsi, non può essere più netta, almeno in questa fase.

In un corsivo dal titolo “Giordano Bruno, l’eresia e il prof. Di Tucci”, il quotidiano del Partito Sardo d’Azione colpisce duro, riassumendo in poche parole il sogno del combattivo paleografo:

« Bruciare in un simbolico rinnovato rogo l’innocua effigie di Giordano Bruno e fare della modesta piazzetta di Via Mazzini un secondo Campo dei fiori. Sostituire infine all’erma Bruniana l’effigie del Poverello d’Assisi. Ecco la proposta […].

« Noi non sappiamo se il sullodato Professore abbia mai appartenuto alla Massoneria, per quanto una simile proposta lo faccia fondatamente supporre: ma, anche concesso che egli sia stato sempre persuaso da nobilissimi sentimenti cattolici, non può non destare meraviglia il suo improvviso spirito guerriero.

« Diciamo spirito guerriero perché se è vero che egli propose l’esaltazione del mite Santo non è men vero che egli intende prima devastare col ferro e col fuoco, demolire e disperdere. Egli … arriva alla conclusione della geniale trovata partendo dalla considerazione che bisogna estirpare dell’eresia persino i più lontani ricordi, specie se si pensi che la Sardegna non ha mai avuto eretici. Il che è sorprendente » .


Puxeddu: «Non sono massone, ma libero pensatore »

Contrario alla proposta Di Tucci è anche l’antico presidente del Comitato che fra 1912 e 1913 s’è felicemente impegnato, in città, per le giuste onoranze all’eretico abbrustolito dall’Inquisizione, raccogliendo centinaia di offerte – e sia pure di modesto o modestissimo ammontare – per l’erezione del monumento ora contestato.

Così il prof. Ernesto Puxeddu scrive anche lui, il 4 stesso, al direttore dell’Unione Sarda per chiarire, argomentandola, la posizione sua e di quanti con lui hanno partecipato alla trascorsa impresa.

« Il prof. di Tucci – questo l’incipit – desidera che anche la nostra Cagliari festeggi degnamente l’anno francescano e propone di far sorgere la luminosa figura del più santo fra i santi proprio nel luogo in cui ora è collocata la accigliata effigie del filosofo nolano.

« L’idea a me sembra quanto mai bizzarra, come assai poco convincenti mi sembrano gli argomenti con i quali il proponente la giustifica. Ma, ad ogni modo, io non mi sarei risoluto a muovere rilievi a questa e ad altre consimili proposte, se nel citato articolo del prof. Di Tucci non si affermasse categoricamente che il busto che Cagliari eresse al pensatore martire, è una costruzione massonica.

« Come presidente del Comitato Bruniano per le onoranze al grande filosofo debbo dichiarare che “non ho mai appartenuto, neppure per un minuto secondo, a nessun genere di Massoneria”; e che, di conseguenza, l’opinione manifestata dal prof. Di Tucci sullo spirito che animò il Comitato Bruniano di Cagliari è, per lo meno, inesatta […].

« Onorare Giordano Bruno significa […] onorare il grande iniziatore della filosofia del Rinascimento, l’appassionato apostolo della libera speculazione filosofica e l’invitto martire che per un’idea seppe vivere, sopportare ogni umana sofferenza e – quando fu necessario – morire.

« È ragionevole pure un monumento alla memoria dello Sposo sublime di Madonna Povertà; ma facciamolo con spirito il più che sia possibile francescano, cioè con spirito di amore, di pace e di concordia. Ed ho finito » .

Per parte sua, il quotidiano accoglie con rispetto la precisazione del professore libero-pensatore, ma non di meno riconsegna, con piena convinzione, l’iniziativa bruniana – anche quella cagliaritana di tre lustri avanti – ad una ideologia e ad un interesse “politico”, o di predicazione civile, che appartengono, e l’una e l’altro, al mondo ormai sconfitto, e illegale, delle logge. Scrive infatti:

« Resta però il fatto che il comitato era massonico, che il danaro era in massima parte massonico, che l’iniziativa è stata massonica, che l’inaugurazione, se se ne eccettua il prof. Puxeddu, fu compiuta da massoni […] » .


Ancora Di Tucci: «Anch’io, Massoneria mai »

E il dibattito procede. Adesso con una nuova lettera di Di Tucci che vuole assicurare, attraverso L’Unione, di non muoversi per un intento di ripicca verso la Massoneria che non ha abbandonato semplicemente perché non c’è mai entrato […].

Ma quale che sia la temperatura del dibattito, o dello scontro, fra lo oppone ai suoi antipatizzanti, ciò che emerge come fatto sempre più chiaramente percepito dall’opinione pubblica cittadina è che si vanno formando opposti schieramenti: con il fronte antibruniano, manco a dirlo, assolutamente soverchiante il suo antagonista.

Così l’8 giugno, L’Unione Sarda, tornando in argomento, ritiene di mettersi anche lei – o lei per prima – fra quelli che vogliono fare, proponendosi anche come collettore di offerte… Giusto quel che vuol fare una delle residue testate concorrenti, Il Corriere di Sardegna, organo del (morituro) Partito Popolare Italiano. E dopo aver rilevato che la decisione dell’avvicendamento fra le due statue « ha trovato il consenso entusiastico della massima parte della cittadinanza », la quale avrebbe così confermato, una volta di più, « l’intuito equilibrato che è proprio di Cagliari », osserva (ripetendo argomenti già noti):

« Tutti poi hanno convenuto che la Cagliari di una quindicina di anni or sono aveva accolto con stupore o con indifferenza il decreto di cittadinanza bronzina dato ad un filosofo di statura assai piccola che ebbe un solo grande merito: quello di diventare, col tempo, il simbolo della massoneria.

« Non è dunque dichiaratamente contro il nolano in quanto fu filosofo, ma contro il significato massonico che rivela il suo monumento che reagisce la coscienza cittadina […].

« Ecco perché le adesioni si aggirano sulle ottomila e fra di esse sono quelle di alte personalità del mondo degli uffici pubblici della cultura e del commercio.

« L’iniziativa poi è stata ideata da un fascista, ed è escluso quindi da essa ogni carattere di ritorsione o di rivincita esclusiva » .




Il manifesto nazionale

Dalla capitale, intanto, il comitato esecutivo per il monumento nazionale a San Francesco da innalzarsi sul monte Subasio, ha diffuso un bel manifesto che la stampa nazionale e anche quella regionale ospitano per lo più in prima pagina, a dimostrazione dell’importanza che annettono al complessivo evento patriottico-spirituale (o fascistico-patriottico-spirituale)…

« Italiani! La storia di S. Francesco, eletto fra i Santi è il riflesso più puro di quella del Redentore divino. Come la vita di Gesù, quella di frate Francesco fu povera, semplice, umile, consacrata all’esercizio delle più eroiche virtù. Dalla sua persona emana un fascino di bontà infinita che da sette secoli si è tramandata di generazione in generazione […].

« Giustamente perciò, le supreme autorità dello Stato hanno dichiarato il 4 ottobre 1926, che segna il settimo centenario della morte di S. Francesco, Festa Nazionale e lo stesso primo Ministro, facendo eco alle esortazioni del Padre comune di tutti i fedeli, nel suo magnifico messaggio alle rappresentanze dell’Italia all’estero, ha riaffermato con frasi scultoree, i destini spirituali e morali della nostra Stirpe ed ha segnalato nel Poverello d’Assisi l’esemplare più sublime di quelle virtù cui devesi ispirare il nostro popolo.

« Sorretto dalla benedizione del Santo Padre, che si degnava impartire il 15 febbraio 1926, si è costituito in Roma un Comitato nazionale, sotto la presidenza onoraria di S.E. Benito Mussolini, per l’erezione di un monumento sul Subasio […] » .


Il protagonismo del “Corriere” neoguelfo

È press’a poco da quel giorno che almeno ogni città capoluogo […] è stata coinvolta nel gran programma presentatosi da subito come suscettivo di molte letture, avendo esso molti ispiratori, taluni mobilitati da nobili ragioni, altri mossi invece da motivi alquanto strumentali.

Certo, chi si sente spinto da scopi intimamente ed esclusivamente religiosi gode soltanto nel vedere onorate nell’Assisiate le virtù che sono dono puro di Provvidenza e nella carità, più ancora che nelle summae della teologia, custodiscono il senso autentico del creato sociale come di quello cosmico. Altri avvertono, al contrario, un interesse che pare combinare motivazioni nazionali, o politiche, e motivazioni spirituali, cercando in queste ultime una legittimazione alle prime. È questione di interpretazioni: qualcuno potrebbe – può – addirittura arrivare a sposare – e sposa – le armonie francescane all’ordine “donato” all’Italia dal nuovo regime di dittatura, magari rassomigliando l’obbedienza francescana a quella che ogni “buon” italiano deve al nuovo governo del regno.

Nel suo duplice livello d’onore ed esecutivo, del Comitato cagliaritano impegnato a promuovere e coordinare i prossimi solenni festeggiamenti è stata chiamata a far parte, con il vertice ecclesiale locale ed i rappresentanti delle tre Famiglie Francescane attive in città – minori osservanti, minori conventuali, minori cappuccini –, la nomenclatura civile e militare, giudiziaria, accademica ed amministrativa, e con essa l’espressione degli ambienti economici e dell’associazionismo culturale, perfino la direzione, o condirezione, dell’organo di stampa del PNF. Con le autorità istituzionali, i più eminenti personaggi della “nuova” Cagliari fascista e anche, per necessità di cose, del laicato cattolico non confluito, in parte “resistente”, ma con curiale educazione, al nuovo ordine di cose.

Il Corriere di Sardegna […] ha rivendicato a sé l’orgoglio di promuovere e assecondare « una giusta riparazione »: pratica mente supportando la “prima linea”, impegnandosi nella raccolta dei fondi per la fusione di una degna statua, se non per pagare l’artista; individuando un luogo idoneo ove collocare il monumento e seguendo da presso tutte le pratiche per i placet delle amministrazioni interessate; organizzando infine la grande cerimonia che investa l’intera città – anzi, l’intera provincia, l’intera Sardegna – nel tributo di fede ed amore al Santo della Povertà.

Ed eccolo lì, da subito, il problema del “dove”: dove posizionare l’opera? A Castello, nel raggio della primaziale, oppure in una delle antiche appendici? Magari a Stampace, dove i francescani più ancora di sette secoli addietro hanno messo piede e missione […] o in un luogo bisognoso magari di “riqualificazione”? […] » …


Quell’intrigante “dove” del Comitato

Non sono soltanto parole, né propositi astratti. L’idea bella e concreta c’è già, ed è appunto quella di Di Tucci, dell’Unione Sarda, della Federazione provinciale fascista: « tutta Cagliari sollevi in alto Francesco e lo deponga là, sul cucuzzolo di via Mazzini, a perpetuo ricordo della rinnovellata fede riscaldata dallo spirito di carità di frate Francesco » .

La cosa piace, non si può negarlo. La gente che nelle parrocchie ha un suo riferimento, e non solo nelle parrocchie ma anche nelle famiglie della nobiltà nera od ex feudale, e in quelle che vivono l’esperienza delle associazioni religiose diffuse nei quartieri, la proposta che è stata lanciata viene accolta, discussa, rilanciata alla più vasta opinione rimbalzando, come conferma, alle autorità. Perché prima è questione di un comune sentire, poi di una delibera amministrativa. Il monumento sarà collocato dove lo indicherà la « universalità » dei cagliaritani . Bisogna ripeterlo e magari ancor più esplicitamente denunciarlo, scrive press’a poco Il Corriere neoguelfo: anche Cagliari dovette subire l’onta dell’innalzamento di monumenti e l’intitolazione di vie a uomini « la cui riesumazione risultò beffarda alla Chiesa, al Papato ed al nostro patrimonio religioso » .

Stampata in migliaia di esemplari, a giugno arriva a destinazione – nelle case come negli uffici – una lettera del Sottocomitato per i festeggiamenti francescani. Eccone il testo: « Ill.mo Signore,

« la statua di Giordano Bruno collocata alla porta del rione che accoglie, dall’Episcopio alla Prefettura, le più elevate espressioni di vita spirituale e civile della città, è oggi, come quando fu eretta, non solo in profondo antagonismo con la coscienza storica e religiosa dei cagliaritani, ma il segnacolo palese di quella massoneria che il Governo nazionale ha solennemente condannata e soppressa.

« Questo sotto-comitato interpretando il lungo e diffusissimo desiderio di Cagliari cristiana, si è proposto di sostituire a quella dell’apostata nolano l’effigie di S. Francesco d’Assisi, per dare alla città il simbolo appropriato sulla disposizione morale e religiosa, e per ricordare in modo duraturo il settimo centenario del transito del Santo […] » .

Ormai è tutto definitivamente chiaro: tocca ancora a Giordano Bruno liberare la strada, è lui la vittima predestinata degli uomini in dark, fascisti e clericali uniti. Lui, la disubbidienza fatta persona, deve avvicendarsi con il Santo della Mansuetudine. Allora, fra il 1912 e l’anno successivo, un comitato fu costituito in città per glorificare, assurdamente – si dice ora –, il frate apostata. Non fu un gran raccogliere fondi, ché la memoria rimasta dell’evento non registrava meriti speciali; e anzi tutto quel che è rimasto, di allora, è soltanto l’improba fatica del « povero presidente » per raggranellare i quattrini necessari all’impresa. Fu quindi, certissimamente, determinante il soccorso offerto dalla « mano della massoneria locale » , che sopperì generosamente.

E dunque? « Oggi, a distanza di dieci anni – scrive il Corriere il 9 giugno –, si dimentica o si finge di ignorare: la massoneria è scomparsa, o almeno non si trova più un massone a pagarlo un occhio » . E ancora: « L’intolleranza di pochi settari recò offesa sacrilega al sentimento cattolico di Cagliari cattolica; Cagliari cattolica reclama la riparazione. E la riparazione non sarà completa sino a quando Giordano Bruno continua a rimanere sul cucuzzolo di Via Mazzini. Questo è il pensiero di Cagliari ». Chiaro? San Francesco come testa d’ariete dei guelfi, o neoguelfi, in tempo già di dittatura, contro i ghibellini cagliaritani di un tempo e quelli residui d’oggi… Toccherà poi anche ai guelfi, o neoguelfi, insieme con i pochi residui ghibellini di Cagliari e d’Italia accompagnarsi nella peggior sorte della perdita della libertà.

Eppure sembra di cogliere, nel dibattito in corso e nelle prese di posizione soprattutto della politica, un tanto di trasformismo. Proprio il giorno prima di questa uscita del Corriere popolare, sul Solco sardista è apparsa una lettera, a firma di Cassiodoro Frongia, che, – “ A proposito di steli e di busti” – qualche considerazione di sano e critico buon senso l’ha proposta: « la lettera del prof. Ernesto Puxeddu pubblicata e commentata dall’Unione Sarda mi suggerisce un’idea molto semplice, che ti comunico perché tu la rivolga, come proposta, al prof. Puxeddu.

« Egli, che fu presidente del Comitato Bruniano, dovrà ricordare con assoluta precisione, i nomi delle personalità che fecero parte di quel Comitato e anche di quelle che al Comune stesso dovettero mandare la loro adesione. Perché non riesuma egli l’elenco e lo porta a conoscenza del pubblico? Io sono certo che in buona parte vi figurano i nomi di quelli che oggi sono favorevoli alla relegazione in soffitta del filosofo nolano e sono per la maggior gloria del poverello d’Assisi che in quel tempo ignoravano o figuravano d’ignorare ».

Sono questi gli ultimi giorni di uscita del quotidiano del Partito Sardo d’Azione, diretto dal giovane avvocato Anselmo Contu, che è uomo di fede e pratica cattolica. L’opposizione sardista al regime porta da tempo a frequentissimi sequestri dell’intera tiratura ed al collasso l’amministrazione del giornale. La sua linea politica è assai prossima a quella del Partito Repubblicano, del cui organo di stampa riprende ogni giorno gli articoli più significativi di cultura democratica e commento sull’attualità. Ancora giusto una settimana e le insegne del glorioso quotidiano cadranno definitivamente. Per il Corriere popolare si tratterà invece di aspettare altri quattro mesi, prima del saccheggio e dell’interdizione […].


Del marchese Quesada e dell’arcivescovo Piovella

Le cose procedono al meglio. L’appoggio del complesso sistema diocesano è stato promesso e già concesso dalla Giunta Diocesana al Comitato promotore, e questo, unitamente ai suoi Sottocomitati o Sottocommissioni, ha doverosamente ringraziato rimbalzando alle singole strutture del laicato l’invito alla partecipazione, per la migliore riuscita dell’iniziativa intrapresa in onore dell’ «Apostolo di pace e di bene ».

« In seguito all’adesione ed appoggio della Giunta Diocesana…, e segnatamente per l’erezione in città di un monumento al Serafico San Francesco, che ricordi perennemente al nostro popolo il Santo Poverello Assisano…, destinato a sostituire l’erma dell’apostata Giordano Bruno e riparare la grave offesa al sentimento religioso di Cagliari cattolica… », l’invito del Comitato è adesso rivolto all’intera articolazione del movimento di Azione Cattolica presente nell’ambito diocesano ed anche oltre: Federazioni e Sezioni degli Uomini Cattolici, delle Donne Cattoliche, della Gioventù Cattolica maschile e femminile, Reparti scoutistici, Congregazioni ed Associazioni, tutti sono interessati a far capo direttamente e sollecitamente al parroco dell’Annunziata, il minore conventuale padre Felice Romolo Carta, che gestisce la grande operazione di raccolta fondi.

Mercoledì 7 luglio, all’indomani della riunione svoltasi in episcopio – presente mons. Ernesto Maria Piovella – fra l’intera Giunta Diocesana guidata dal marchese avv. Vittorio Quesada di San Sebastiano e le rappresentanze delle varie Famiglie Francescane, onde fare il punto delle cose, l’arcivescovo diffonde una sua lettera esortativa:

« Benediciamo di gran cuore i Signori del Comitato promotore del Monumento a San Francesco d’Assisi in Cagliari, e coloro che colle offerte favoriranno la realizzazione di esse, che vuol essere una espressione di ammirazione e di amore a Colui che seppe colla Sua vita serafica richiamare l’umanità alla pratica dell’amore evangelico » […] .

Vanno intanto formandosi due Comitati: quello d’onore e quello esecutivo. Nel primo – copresieduto dall’arcivescovo Piovella con il commissario prefettizio del Comune, rag. Vittorio Tredici, ed il prefetto della Provincia, comm. Renato Malinverno – figurano una cinquantina di autorità ecclesiastiche, civili, amministrative, accademiche, giudiziarie, militari, nonché dirigenti di uffici pubblici e rappresentanze associative. Un numero pressoché pari di esponenti del clero secolare e religioso, nonché del laicato più impegnato nei vari campi dell’apostolato, compone il secondo. Presieduto dal vicario generale can. Giuseppe Miglior, questo si avvale anche della diretta collaborazione, fra vice presidenti e segretari, dei delegati delle tre Famiglie Francescane […].


Il ritorno di «laudatore» (?) Azzolina

Per cinque numeri di seguito – fra il 16 ed il 22 luglio (e in mezzo il 18, 20 e 21) – Il Corriere di Sardegna ospita, a puntate e in capocronaca, un contraddittorio, invero unidirezionale, con il prof. Liborio Azzolina che sulla figura di Giordano Bruno si è espresso – da filosofo – con toni di rispetto e anche di ammirazione. Sono trascorsi quasi tre lustri dalla trattazione dello stesso argomento compiuta dal professore del “Dettori” su, allora, le colonne del giacobino Giornale Democratico.

Già Azzolina ha detto la sua e le sue argomentazioni, che esprimono forse anche una certa condivisione del pensiero del gran ribelle, oltre che ammirazione per la sua testimonianza di coraggio, lasciano l’amaro in bocca a redattori e collaboratori del quotidiano di via Cima.

« Abbiamo voluto impugnare le parole di Azzolina, formatore di menti ed educatore nelle nostre scuole » , è l’incipit. E da qui, giù a catinelle le riserve, le contestazioni… « La sua dottrina [di Giordano Bruno] non è che una rivisitazione dell’Ars Magna… », « Permette che molti animali possano avere più ingegno e molto più intelletto dell’uomo. Ammette la metempsicosi, senza nessuna prova. Afferma che bisogna godere della vita presente senza preoccuparsi della futura… », « Per il popolo non ha che ingiurie e continue contumelie, esalta Lutero che aveva esortato i nobili a schiacciare quei cani e bestie feroci dei contadini, i quali contro loro non osavano alzar faccia… invocò i francesi, gli inglesi, gli alemanni, e cioè i seguaci di Calvino, di Enrico ottavo e di Lutero. Questo è il patriottismo di Giordano Bruno […] e questo il patriottismo dei suoi ammiratori e fanatici laudatori… Gli scritti bruniani sono spesso tessuti di parole triviali (…), la forma è spesso illeggibile, bandito stile, decoro ed eleganza » , « Un pazzo, un ribelle, un osceno, un eretico; un furfante bruciato potrà compiangersi e la memoria tenersi in orrore e non già conservare in effigie per essere venerato! »…

Peggio, peggio ancora: sull’Unione Sarda l’esimio professore del Liceo di piazzetta Dettori ha scritto che « Il nolano nulla fece o pensò che offendesse la fede, che nutrì profondamente, che anzi valorizzò attestando la presenza di Dio dentro e fuori dall’uomo » […] .

Invece, « Disse favola Cristo ed ignoranza il cristianesimo, i dogmi pazzia d’imbecilli, i credenti nel vangelo ed i santi puledri e somari materialacci, a Wittemberga fece il pellegrino di satana (…), predicò il libero amore, la poligamia ed i diritti del senso sullo spirito, l’anima umana passare dopo la morte in asini e cavalli » […]. Insomma, oltre che eretico ed apostata, Bruno ben può essere definito […] « vaso che puzza e non purifica » .



Agosto: appelli, pellegrinaggi, discorsi

Intanto iniziano a pervenire adesioni significative all’iniziativa pro-monumento […]. Il Corriere di Sardegna pubblica quasi ogni giorno i nomi degli oblatori ed il tanto offerto […].

Alcune adesioni valgono doppio: come quella del deputato (e prossimo sottosegretario) Giovanni Cao di San Marco, o quella del tenente generale Gastone Rossi, comandante militare della Sardegna (già grado 32. del Rito Scozzese Antico e Accettato dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, secondo delibera dell’A. 0005923 V.L.)…

Secondo l’invito di mons. Piovella, nella notte fra sabato e domenica, che è anche di passaggio fra luglio ed agosto, le chiese francescane della città – San Mauro e Santa Rosalia officiate dai minori osservanti, l’Annunziata affidata ai minori conventuali, Sant’Antonio da Padova affidata ai minori cappuccini – si riempiono di fedeli: un’ora di adorazione notturna del Santissimo Sacramento, ed a seguire la celebrazione della messa con comunione generale.

Le intenzioni di preghiera non mancano: anche d’ordine internazionale, se si volge lo sguardo al Messico “anticlericalizzato” dal governo al potere, ma soprattutto – guardando all’Italia – per la compattezza della nazione e la sua crescente cristianizzazione, in coerenza alla via francescana: l’ultima raccomandazione monsignore la rivolge infatti proprio ai sacerdoti diocesani, affinché spieghino al popolo l’enciclica diffusa dal Santo Padre ed interamente dedicata a San Francesco « in modo che non sia una cantilena monotona » . Una autentica « gara di pietà », che fa ben sperare nella migliore riuscita dell’intero programma .

Di sera, poi, nel salone dei ricevimenti del municipio, ecco l’apertura “civile” dell’Anno Francescano. Presenti tutte le maggiori autorità, arcivescovo compreso, partecipano in massa anche i tesserati al Fascio, che sono stati all’uopo sensibilizzati (o precettati) da una direttiva del vertice federale. Per parte sua, il Comitato ha diffuso un caldo appello alla cittadinanza: « O Popolo di Cagliari, dove sono il tuo cuore, il tuo anelito, l’ansia pel tuo domani?… O Popolo di Cagliari, solennizza quest’anno Francescano…. ».

Introdotta da un breve discorso del vicario generale e conclusa da poche parole esortative dell’arcivescovo, la serata ha per protagonista assoluto il conte Giovanni Cao di San Marco. Un bel discorso, il suo, con l’annuncio, anche, della ferma volontà del duce di pervenire, finalmente, dopo 56 anni, alla « pace tra lo Stato e la Chiesa », e la profezia che questa sarà « il miglior frutto del settimo centenario francescano… ». Appare chiaro che, in adesione alla linea scelta in campo nazionale, le gerarchie fasciste locali hanno adottato il francescanesimo come occasione e mezzo di rinsaldamento del loro rapporto con la società religiosa.

All’ingresso viene distribuito un foglio per la raccolta di altre firme di consenso alla proposta di sostituire, con quella dell’Assisiate, la sgradita statua del Nolano. Il Corriere […] ribadisce: « Il popolo cagliaritano ha già espressa solennemente la sua volontà. Giordano Bruno segna un anacronismo ed un’onta al sentimento cattolico di Cagliari. Deve, dunque, scomparire. E la cittadinanza attende fiduciosa l’atto di riparazione » .

L’11 dello stesso mese il direttorio provinciale del PNF, riunitosi a Cagliari con la presenza dei deputati Giovanni Cao ed Umberto Cao (l’antico radicale capo dell’opposizione anticlericale alle passeggere alleanze di Bacaredda con i guelfi), dei generali Zirano e Sirchia, e di un’altra ventina di gerarchi, fra cui anche donna Maria Ziccardi Timon, vota un ordine del giorno in cui sostiene di consentire integralmente con la proposta formulata dal commissario prefettizio Tredici, vale a dire (testuale): « 1 – di approvare la rimozione della statua di Giordano Bruno, che nell’angusta piazzetta ove trovasi rappresentato nient’altro che lo spirito settario delle Amministrazioni massoniche, anticattoliche del passato;

«2 – di approvare l’erezione di una statua a San Francesco in altra sede degna della sublime figura del poverello d’Assisi;

«3 – di richiamare tutti i fascisti della provincia perché in ogni Comune, durante il Centenario, si onori lo spirito di umiltà, di carità, di amore del Santo Italianissimo » […].

I l commento dell’Unione Sarda […]: « Degno di rilievo, tra i deliberati, il voto consultivo […] circa la asportazione della Statua di Giordano Bruno dalla Piazzetta che dà accesso al Castello. Degno di rilievo, non solo perché mette in evidenza lo spirito di responsabilità e di vera disciplina dal quale è animato il Fascista che amministra la Città di Cagliari, ma soprattutto perché riafferma la concordia e la maturità di pensiero della Federazione in questioni così gravi e, diciamolo pure, così spinose come quella esaminata.

« Il voto del direttorio provinciale è quanto mai chiaro ed esplicito: Giordano Bruno, leader delle associazioni massoniche, anticattoliche, Giordano Bruno, noto all’ignoranza dell’anticlericalismo di maniera per la materialità del suo rogo fiammeggiante, non per il pensiero, non per il sistema filosofico, non può più erigersi a ricordo di una congrega distrutta e di sistemi tramontati, ormai lontani dal cuore del nostro popolo.

« Che se è vero che la maggioranza della popolazione ignora il “libero pensiero” del Nolano, se è vero che ignora anche che a lui sia stata innalzato una statua, è pur vero che con profanazione del sentimento cattolico le donnette del popolo e della Provincia, ingannate dal cappuccio, si sfiorano col segno della croce nel passare davanti alla statua del ribelle.

« E l’odg è altrettanto esplicito nel consigliare che alla statua di San Francesco venga assegnata una sede più degna, che non sia la angusta e scoscesa piazzetta. Anche perché il collocare il mite San Francesco nello stesso luogo ove sorge il ribelle nolano, potrebbe sembrare oltreché una irriverenza un ripicco […] » .

Sotto il più caldo sole d’estate Cagliari cattolica e Cagliari fascista si incontrano nel fare. In Seminario, e prima e dopo ferragosto, si susseguono le riunioni soprattutto della Sottocommissione per i festeggiamenti, quella presieduta dal can. Eugenio Puxeddu, che stabilisce il dettaglio della kermesse religiosa e profana ad un tempo: addobbi di chiese ed illuminazione di strade, bandiere agli edifici pubblici e drappi alle finestre delle case, lampioncini alla veneziana bianchi o leggermente colorati agli ingressi privati […] , lancio di manifestini (forse) da velivoli che potrebbero alzarsi in volo durante le processioni… L’inaugurazione del monumento avverrà la sera di domenica 3 ottobre, il solenne pontificale verrà cantato nella chiesa di Sant’Anna – attesa l’indisponibilità del duomo a causa dei lavori alla facciata – la mattina del 4, che inizierà giusto all’aurora con le musiche delle diverse bande già pronte ad esibirsi nelle vie del centro in contemporanea al rombo delle sirene delle navi ed allo scampanio di tutte le campane della città, l’oratorio “Cantico di Frate Sole” il 5 sempre a Sant’Anna, ecc.

I sindacati fascisti, fedeli alla consegna politica, convocano i loro iscritti (prescritta la camicia nera) per domenica 22, in piazza del Carmine. Da lì essi muovono in corteo fino allo spiazzo davanti alla sede dei Salesiani, nel viale fra Ignazio, per celebrare in tutta… maschia intimità le virtù di « umiltà, carità, amore » – di mansuetudine, insomma – dello Stigmatizzato.

Dopo una novena di preparazione, lunedì 30 agosto, infine, partenza dei pellegrini alla volta delle sante terre d’Umbria e Marche e, ovviamente, nella capitale […] verrà anche un’udienza pontificia, in Vaticano. Sono circa 350 coloro che sfilano davanti a Pio XI per il bacio dell’anello piscatorio. Ricevuta la benedizione apostolica, essi poi risalgono sul loro treno ed a Civitavecchia riprendono la nave che li riporta a casa.


Settembre: l’attentato al duce, le date e le delibere

Un’edizione straordinaria dell’Unione Sarda annuncia, la sera dell’11 settembre il « nuovo attentato al primo ministro ». Con un titolo a caratteri di scatola su quattro righe, il giornale tranquillizza però l’opinione pubblica: « Il Duce è immortale: non v’è forza che possa colpirlo ». « Rendiamo grazie a Dio che protegge l’Italia ». L’ammonizione è in chiave di… necessaria vacanza francescana: « Perisca di piombo chi di piombo ferisce ».

Puntuale, per obbligo di calendario, viene anche nell’anno di grazia 1926 il 20 settembre. Ma certo la “questione romana”, nel contesto del regime che rappresenta la contraddizione più evidente del risorgimento patrio, unitario e liberale, assume connotazioni nuove e diverse […].

E quasi a celebrare gli auspici di nuove relazioni fra Stato e Chiesa, in perfetta linea con quanto anticipato e profetizzato dall’on. Cao di San Marco ora sono giusto cinquanta giorni, il rag. Tredici firma la doppia, speculare delibera già autorizzata dalla Federazione: placet al Comitato francescano per la sua parte, ordine di “ripulitura” del «ginocchio » antecastellano , che è in competenza dell’Amministrazione.



San Giordano: rimozione non sostituzione

Appunto l’atto commissariale che mette fine alla storia (almeno sembra). San Francesco avrà la sua brava statua – ma alla plazuela di Castello e non in piazza Mazzini –; San Giordano dovrà comunque smobilitare alla volta di un certo magazzino comunale, in attesa del risveglio in tempi migliori.

A due settimane dal tanto atteso evento religioso-profano, il commissario prefettizio succeduto […], ora sono già mille giorni, all’ultimo sindaco democraticamente eletto – l’avv. Gavino Dessì-Deliperi cioè […] – delibera, fra l’altro, «d i autorizzare il Comitato costituitosi per i festeggiamenti in onore di S. Francesco d’Assisi, nel settimo centenario della sua morte, a collocare nella piazza Carlo Alberto un monumento dedicato a San Francesco d’Assisi, secondo il progetto presentato ed in conformità alle direttive che saranno date dall’Ufficio tecnico Comunale;

« di disporre, a cura dello stesso Ufficio Tecnico, la parziale o totale rimozione delle piante che possono ostacolare la posa del monumento, ed occorrendo, lo spostamento dell’aiuola ora esistente nella piazza predetta.

« Delibera di provvedere alla rimozione del monumento eretto a Giordano Bruno sulla sommità della via Mazzini; di provvedere all’impianto di aiuola fiorita nel sito medesimo, incaricandone l’appaltatore dei servizi di manutenzione dei giardini » .


Il «bene» e la «ribellione», e i monumenti

Fra il 3 ed il 4 ottobre Cagliari in cor unum festeggia il «Serafico San Francesco», come è chiamato sul basamento di calcare che viene sistemato nella plazuela. Tutti presenti, attorno al clero ed alle autorità politiche, agli esponenti delle amministrazioni civili e militari, per la gran benedizione impartita dall’arcivescovo Piovella e i discorsi di monsignor vicario e decano capitolare Giuseppe Miglior, del delegato del commissario prefettizio, del professor Di Tucci, che non parla – e ci mancherebbe – di San Giordano l’abbrustolito, ma nelle cui parole è forse possibile intravedere come in filigrana un profilo francescano stilato proprio in contrapposizione a quello del Nolano. Soprattutto quando esalta la «volontà del bene, stimolo e passione di tutta una vita», com’è ora simboleggiato nel monumento all’Assisiate, contro «la passione partigiana, l’apostasia e la ribellione» (che è come dire la colpa di Giordano Bruno, che meritò il fuoco purificatore).

Tutto ciò mentre l’Italia – questo è il sottostante motivo del discorso – celebra l’incontro fecondo di… fede e dittatura. Infatti: «La graduazione e l’inquadramento dei valori sociali e nazionali, il rispetto al principio di autorità nell’ordine religioso e politico, l’intangibilità del focolare domestico e la disciplina dei costumi, i rapporti fra capitale e lavoro delineati e regolati dalla corporazione, il ritorno delle scuole allo studio della grandezza di Roma imperiale, parallelo con quello della grandezza di Roma cristiana, la proclamazione di fatto del culto cattolico come manifestazione di vita e di tradizione nella stirpe, sono giuste rivendicazioni che l’Italia attribuisce al governo fascista, come una realtà di comprensione cristiana».

Fonte: Gianfranco Murtas
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