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Claudio Bonvecchio a Giornalia: «Necessario al Grande Oriente il riconoscimento di Legge». Assenza di fondamentali, sregolatezze e prepotenze fra infinite virtù. Il commento di Gianfranco Murtas

Redazionale

Come Giornalia.com, piattaforma on-line di “giornalismo partecipativo”, abbiamo seguito attentamente le vicende del Grande Oriente d’Italia tanto più nell’ultimo biennio particolarmente “caldo”. Quanto pervenutoci, cioè notizie e documenti, da Roma soprattutto, ma anche da Milano, da Napoli, da Palermo e alcune altre città, oltreché da Cagliari stessa, dove abbiamo la nostra sede redazionale, non abbiamo mai avuto difficoltà a renderlo pubblico, secondo la nostra missione. Ed a ciò è sempre seguito un libero dibattito.

Avendo riguardo soltanto all’ultima decina, o quindicina, di articoli che abbiamo pubblicato in materia, gli accessi sono stati, cumulativamente, oltre trentaseimila. E si è trattato di accessi da tutta Italia (moltissimi dalla Lombardia e dal Lazio), che ci hanno gratificato professionalmente (e civilmente), senza farci guadagnare — sia chiaro — neppure mezzo euro.

Per aprire un’intervista

Sappiamo, Professore, che Lei stesso è venuto diverse volte in Sardegna, anche nei giorni tremendi in cui a Cagliari un Venerabile di Loggia ed il suo vice (oggi egli stesso con i galloni al braccio), chiaramente impazziti ma coperti o protetti da chi non doveva, hanno pubblicamente insultato e dileggiato il presidente Sergio Mattarella, la stessa tradizione storica e rituale della massoneria, Giovanni Bovio e Giuseppe Mazzini, gli italiani colpiti dalla pandemia covid-19, la data altamente simbolica del 25 aprile, i musulmani, i migranti – veduti come “diversi” –, il genere femminile, etc. Quanto esposto è stato tutto ampiamente, e da lungo tempo, documentato.

Di tanto scadimento abbiamo notizia certa che era stato informato il Gran Maestro il quale, però, intervistato dal quotidiano L’Unione Sarda, ha fatto sapere di escludere che qualcosa fosse imputabile proprio a chi davvero aveva combinato tutto. È chiaro che il Grande Oratore, cagliaritano, sapeva questo ed altro, eppure è stato lui, in una riunione regionale del 18 luglio 2020, ad imporre a tutti i Venerabili sardi l’omertà e l’ostracismo. Al centro del malfatto era, come vittima, principalmente il filosofo repubblicano Giovanni Bovio. Davanti a tutto questo: il Gran Maestro ha negato l’evidenza, il Grande Oratore ha imposto il silenzio e il Presidente del Collegio si è allineato e così l’Oratore collegiale, i Giudici circoscrizionali, gli Ispettori, i Consiglieri dell’Ordine, tutti i Venerabili e i quattro Venerabili delle Logge Bovio del continente che, informati, non hanno dato alcuna risposta. Il dibattito si è quindi aperto nei nostri spazi, e vi hanno partecipato decine e decine di massoni e di profani, portando se è possibile altri elementi critici, ma a livello istituzionale nulla è stato raccolto e sanzionato.

Ora, Professor Bonvecchio, sappiamo delle Sue dimissioni dal G.O.I. e sappiamo anche che, in ultimo, è giunta una sentenza interna che la espelle da quella che è la più antica e radicata Comunione massonica d’Italia. Sul punto abbiamo ricevuto insistenti (ma confidenziali, cioè informali) richieste, le ultime – ecco l’elenco – da Torino, Bari, Napoli, Ancona, Genova, Trento, Monza, Brescia, Roma e Varese, di svolgere un’inchiesta: il che però è fuori dalla nostra portata attuale. Al momento ci limitiamo a raccogliere i contributi dialettici e a consegnarli – in tutta libertà – alla pubblica riflessione critica, poiché – come già evidenziato – siamo principalmente una piattaforma di “giornalismo partecipativo”. Una cosa però abbiamo potuto promettere ai nostri interlocutori: di raggiungerLa e chiederLe una testimonianza sulla Sua vicenda di Libero Muratore e Alto Dignitario dell’Obbedienza che anni addietro consegnò la propria guida ad un cagliaritano come Armando Corona. E che ad un altro cagliaritano di radici familiari come Guido Laj – questo sappiamo dalla storia – si affidò negli anni difficili del dopoguerra e della ricostruzione. Il che, come sardi, ci coinvolge, pur non avendo noi giovani redattori di Giornalia.com mai ricevuto l’iniziazione.

Fra i quesiti posti a noi, ma a cui noi non possiamo rispondere e che ben volentieri giriamo a Lei, è intanto quello diremmo naturale, cioè che fa riferimento alla vicenda cagliaritana, ed alle coperture fornite ad essa. Ma allo stesso modo ci è stato chiesto il motivo per il quale nei confronti dell’avv. Salsone, Presidente del Collegio Lombardo, il quale sappiamo essere persona e professionista da tutti tenuto nella massima considerazione, si sia indirizzata invece una sorta di furia punitiva, giudicata un vero e proprio “accanimento”. Soprattutto se confrontata, e ci riferiamo alla “vignetta” da questi postata sulla propria pagina Facebook (che avrebbe dato origine o spunto al più recente fermento), con quelle – sì turpi – provenienti da Cagliari, o da taluno impazzito a Cagliari, salutate di rimando con l’incredibile benevolenza poc’anzi riferita. Insomma, se una pennellata non fa un dipinto, forse molte pennellate iniziano a dare il quadro complessivo...

Parla il Gran Maestro aggiunto (dimissionario)


Giornalia: Quindi Le domandiamo subito: che un Gran Maestro aggiunto sia in conflitto con il Gran Maestro titolare è forse un unicum nella storia della massoneria italiana, forse mondiale. Perché si è arrivati a questo punto?

Bonvecchio: Intanto debbo premettere che prima di essere cacciato – o, se vuole, espulso – ho preso io stesso le distanze dall’associazione non riconosciuta chiamata “Grande Oriente d’Italia”. Fatta questa premessa, vado a rispondere alla sua domanda “da dove è sorto tutto questo?”: la questione è sorta da un post che io stesso ho scritto e pubblicato su Facebook, al quale si è associato l’avv. Salsone, mio amico da lungo tempo. Questo post ritraeva una scacchiera, quella del gioco degli scacchi, con alcune grandi pedine. Nel post era scritto che ringraziavamo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva appena riassunto il suo incarico (cioè la prosecuzione del mandato presidenziale), e criticavamo, nel contempo, il Parlamento, incapace di eleggere un successore a Mattarella stesso, constatando – in sintesi – che – proprio per questo motivo – la classe politica italiana difettava di un corretto funzionamento. In queste considerazioni non vi era nulla che fosse di attacco al Presidente Mattarella – ci sarebbe mancato altro! – e niente che fosse di attacco al Gran Maestro Stefano Bisi. Solo dei giudizi da privati cittadini, che parlavano a nome loro, non certo del G.O.I.!


Il post pubblicato su Facebook in data 30 gennaio 2022

Giornalia: Naturalmente conosciamo questa “vignetta”, essa è stata oggetto di alcuni nostri redazionali suscitati da notizie che ci giungevano da varie parti d’Italia, e da Cagliari stessa. Ci permettiamo di affermare, in questa sede, che il suo contenuto riportava considerazioni analoghe a quelle espresse, in quegli stessi giorni, da insigni costituzionalisti e professori universitari di diritto, oltreché dagli organi di stampa di ogni colore politico. Ricordiamo, a beneficio dei lettori e della nostra stessa comunità web, che il problema sollevato da Lei e dall’avv. Antonino Salsone risiede in un aspetto tecnico-giuridico riguardante le garanzie costituzionali. Il Capo dello Stato, infatti, considerato organo di garanzia, resta in carica dopo lo scioglimento delle Camere che lo hanno espresso (sette anni contro cinque), così da consentirgli una sicura emancipazione dai partiti che lo hanno votato, comunque garantita dal prestigio del suo ruolo e delle sue funzioni. Mentre i Giudici della Corte costituzionale, organo posto a chiusura e garanzia dell’assetto repubblicano, durano in carica nove anni, vale a dure due in più del Presidente della Repubblica. Il mandato presidenziale, come detto settennale, a fronte di quello novennale dei Giudici costituzionali, rende sostanzialmente improbabile che tutti i Giudici di nomina presidenziale siano espressi dallo stesso Presidente, così da garantire una pluralità ed eterogeneità di orientamenti in seno alla Consulta. Ci pareva importante sottolineare tutto questo, perché siamo stati molto attenti al dibattito anche d’ordine costituzionale che si era aperto nei giorni della conferma del Presidente Mattarella. Si parlava delle istituzioni della Repubblica, alle cui prerogative anche noi siamo particolarmente sensibili, e ci fa adesso piacere aver potuto incrociare queste valutazioni con le Sue.

Bonvecchio: Concordo su tutto. E ritornando al post, esso era stato scritto da me, e condiviso dall’amico Salsone con una sua piccola integrazione. Ma se è vero quanto anche Lei ha colto, uno si domanda: come mai tutto questo trambusto? semplice: perché la pubblicazione fu presa a pretesto per colpire l’avv. Salsone, il quale si riteneva potesse essere un candidato al prossimo rinnovo della Gran Maestranza. Volontà, peraltro, mai esplicitata direttamente dall’interessato, che tuttavia io avrei personalmente appoggiato, perché ritengo che Antonino sia non solo un amico, ma anche una persona molto per bene. Dopodiché da lì è iniziata una sorta di persecuzione specifica che ha portato a delle Tavole d’Accusa nei confronti dello stesso Salsone, che è stato infine condannato alla pena dell’estromissione di un anno dai lavori rituali e a tre anni di interdizione dalle cariche associative. Entrambe sanzioni molto gravi. Quanto a me, invece, la cosa non è potuta andare avanti, perché io ho ricusato la Corte – non mi piace l’espressione “Tribunale” – che pretendeva di giudicarmi. Tra l’altro, domando, giudicarmi per cosa? la manifestazione di un mio libero pensiero? compiuta – lo sottolineo – da privato cittadino. Ma attenzione, non solo da tale, ma anche da esperto della materia, quale sono in qualità di filosofo politico. Va da sé, naturalmente, come sia intollerabile che ci sia un’associazione privata che pretenda di impedire a me, come a chiunque altro, di esprimere – sottolineo ancora: da privato cittadino – quello che penso. Il G.O.I. fino a prova contraria è un Ordine esoterico, non un partito politico. Ed è inaccettabile che un Gran Maestro si permetta di contestare a me e all’avv. Salsone idee espresse nell’esercizio della nostra piena libertà di pensiero, peraltro su fatti completamente estranei alla vita del Grande Oriente d’Italia. Il tutto si è aggravato, poi, perché è stata ulteriormente emessa una sorta di fatwa, con l’aggravante di essere approvata dalla Gran Giunta, in cui si afferma che qualsiasi problema interno non possa essere portato di fronte al Giudice esterno (quello civile), in contrasto con l’art. 25 della Costituzione, che recita: «Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge». Detto ciò, Lei capisce bene che se per “problema interno” si intende qualcosa commesso su aspetti specifici riguardanti l’attività ritualistica… allora per carità! Non c’è problema. Ma se questo “qualcosa” concerne atti che, a parere di una persona, di un cittadino, di un associato, vanno contro la libertà di espressione o la libertà di parola, è chiaro che è impensabile che la normativa del Grande Oriente d’Italia possa sostituirsi alle Leggi dello Stato. Perché se si reputasse il contrario sarebbe veramente gravissimo! E però questo è stato approvato, dal Gran Maestro e dalla Gran Giunta.

Giornalia: Lei si riferisce alla Circolare diramata, durante l’estate, dal nuovo Gran Segretario Emanuele Melani?

Bonvecchio: Sì proprio a quella, che prima è stata emessa dal Gran Segretario, poi, a seguito di una mia richiesta – per l’esattezza una Tavola d’Accusa – è stata ribadita su decisione della Gran Giunta, e quindi del Gran Maestro. Ma questi si arrogano un diritto che in Italia compete solo al Parlamento, ovvero il diritto di fare le leggi ad uso del potere giudicante, che tramite esse può sanzionare – a nome della collettività – chi le infrange. Ma tutto questo con il G.O.I., Ordine esoterico-iniziatico, non c’entra nulla. Ripeto: nulla! Pensare il contrario pone in essere un atteggiamento mentale gravissimo.

Giornalia: Avevamo pubblicato anche noi quella Circolare, ci era pervenuta da Roma. Su questo punto, tuttavia, il Grande Oratore… diciamo che l’ha accusata di aver cambiato idea. Lo spunto, come sa, è venuto dalla sua postfazione del 2013 al Libro Massoneria e Giustizia di Morris Ghezzi e Delfo Del Bino. Cosa ritiene di rispondere?

Bonvecchio: Certo, ma vede, il Grande Oratore – che è anche un vostro conterraneo – è medico giusto? e medico stimato… ne conviene?

Giornalia: Sì, assolutamente: un anziano medico di grande perizia negli anni di esercizio professionale in ospedale.

Bonvecchio: Ebbene, riconosciutogli questo, debbo dire che egli non ha molte conoscenze, a mio parere, su quella che è la Tradizione, sia essa politica, giuridica ed esoterica. Io ho sempre detto: i problemi che riguardano le questioni interne vanno trattati all’interno. Ma per problematiche interne non si devono considerare le questioni che hanno a che fare con la libertà di espressione su tematiche che nulla hanno a che spartire con il Grande Oriente d’Italia. Perché è ovvio che se io, membro del Grande Oriente, esternassi pubblicamente la mia volontà di cambiare il rituale, questo non lo potrei fare. Se lo facessi, giustamente sarei passibile di sanzione disciplinare per violazione delle norme interne. Questo è ciò che io ho sostenuto in passato, ed è ciò che sostengo tuttora! Ma qua la questione è radicalmente diversa: io e l’avv. Salsone, infatti, non abbiamo attuato comportamenti contro il Grande Oriente d’Italia e le sue norme interne, e nulla di riprovevole abbiamo compiuto neppure contro le Leggi dello Stato o i suoi Organi, ci mancherebbe! Abbiamo entrambi, semplicemente, espresso un’opinione in merito ad una vicenda, nella contingenza politica, che – lo ripeto, e lo replico anche con una certa insistenza – niente ha a che fare con l’associazione privata “Grande Oriente d’Italia”. Evidentemente il Grande Oratore non ha ben chiara questa distinzione, che non è però di poco conto; mi spiego meglio: non è un sofismo giuridico, ma una chiara precisazione di limiti. Perché fosse il contrario vorrebbe dire che da appartenenti al G.O.I. si sarebbe sottoposti ad una giurisdizione interna vincolante ogni comportamento individuale. Le sembra possibile una cosa simile? non scherziamo.

Giornalia: In effetti, riteniamo anche noi, come Giornalia.com, che una simile impostazione sia del tutto fuori luogo, se non addirittura pericolosa…

Bonvecchio: Ma a parte questo, cioè prima ancora del post di cui abbiamo parlato, era già iniziata una sorta di persecuzione da parte del sig. Bisi e del sig. Seminario, rispettivamente Gran Maestro pro tempore e Gran Maestro aggiunto, nei confronti della Lombardia. Rilevo le ispezioni al Consiglio dei Maestri Venerabili di Milano che… mi lasci dire, sono campate per aria. Fino al commissariamento del Collegio. Il Collegio della Lombardia, infatti, è oggi commissariato, e questa cosa non esiste, e non può esistere perché il provvedimento si basa su una norma non prevista; tant’è vero che c’è stata una sentenza del 2013, per un caso analogo, che ha contestato al Gran Maestro di allora di avere un simile potere, cioè il potere di commissariare Organi collegiali.

Giornalia: Siamo informati anche su questo, e ne abbiamo scritto. Crediamo Lei si riferisca alla sentenza civile n. 3042/2013 emessa dal Tribunale di Roma, III Sezione Civile, il 12 febbraio 2013, che abbiamo or ora sotto gli occhi. Passata in giudicato e facente stato tra le parti. Una vicenda che allora oppose il Grande Oriente d’Italia, ovvero il Gran Maestro in carica Gustavo Raffi, al Consiglio dei Maestri Venerabili all’Oriente di Roma. Vorremmo sottolineare, a questo proposito, appunto poiché abbiamo letto la sentenza, che essa chiarisce in modo molto netto che non esiste alcuna norma, nella Costituzione e nel Regolamento del G.O.I., tale da consentire al Gran Maestro o alla Giunta del Grande Oriente d’Italia di dichiarare decaduti i membri eletti e nominati che formano Organi amministrativi di gestione e di rappresentanza di un Collegio circoscrizionale. Scusi per questa intromissione, forse indebita, che peraltro conferma il Suo assunto e fa riferimento a carte dello Stato.

Bonvecchio: Perfetto. Perché vede, in Lombardia sono state annullate le elezioni del Collegio circoscrizionale. Ma domando: uno avrà il diritto all’interno di una associazione di esprimere quello che pensa rispetto ad una classe dirigente, sia essa passata sia attuale? o ne deve per forza condividere tutte le proposte? In Lombardia oggi esiste, all’interno della Comunione, un’atmosfera di profondo turbamento…

Giornalia: Ancora senza volontà di allargarci troppo in un campo che ci è estraneo: abbiamo avuto diverse interlocuzioni con massoni lombardi in queste ultime settimane. Sappiamo di questa perturbazione.

Bonvecchio: Voglio dire: veniamo da una situazione in cui un Ordine esoterico dovrebbe lavorare effettivamente per il progresso interiore dell’umanità, domando: può sembrare corretto concentrarsi sulle guerre intestine? Vede, viviamo un momento in cui la Libera Muratoria viene alle cronache per situazioni molto sconvenienti, mi riferisco alle notizie di questi giorni, quelle che vengono dalla Calabria. Poi ci sono le relazioni della Commissione antimafia… Insomma, domando ancora – e mi domando – non sarà forse il caso di aprire una discussione, finalmente seria e concreta, con lo Stato? magari chiedendo il riconoscimento, diventando quindi una associazione riconosciuta, e dando tutti i nostri nominativi al Procuratore Generale della Repubblica di Roma o alle singole Procure nelle diverse sedi periferiche. Concetto che ho rimarcato anche nel corso di una mia recente video-intervista. Ma non solo: rendendo pubblici anche tutti i nostri rituali, perché non vi è nulla di segreto in essi! Tra l’altro si possono rintracciare presso tutte le librerie, questo voglio ricordarlo, a scanso di equivoci. Ed anche rendendo pubbliche tutte le nostre delibere, o perlomeno quelle che hanno un effetto associativo. Altrimenti corriamo il rischio, che poi diviene qualcosa di più di un semplice rischio, di essere considerati – a torto – una società segreta. Vede, se poi ci sono situazioni come quelle che si sono presentate, tali appunto da configurare una sorta di “regime interno” – creda, lo dico con molto rammarico –, questo non va bene. Le cito un esempio: pochi giorni fa durante una riunione avvenuta a Perugia, all’ex sindaco Mario Valentini, personaggio storico e di grande caratura per quella realtà territoriale – oggi ottantenne – è stata tolta la parola in malo modo dal Gran Maestro, solo perché, in tutta coscienza, stava avanzando delle riserve su alcuni comportamenti. Capisce che non va bene?

Giornalia: Negli anziani, si dice, sta la saggezza, e comunque essi meritano il rispetto dovuto alla loro età, ed anche al fatto di averci preceduto nelle fatiche della vita. Dovrà dirsi, fra pochi anni, la stessa cosa di quelli che oggi zittiscono coloro che si mostrano critici, naturalmente con argomenti.

Bonvecchio: Guardi, la Libera Muratoria è sempre stata un modello storico di libertà, con tutti i limiti contingenti che ha potuto avere. Ma se noi ci mettiamo su questa strada, quella dell’autoritarismo… a me non sembra proprio la strada giusta, e certo non può essere la strada di un Ordine esoterico… e sinceramente non so davvero di che cosa possa essere la strada, forse bisognerebbe chiederlo al Sig. Seminario o al Sig. Bisi. Per me, lo ripeto, non è la via di un Ordine esoterico, né tantomeno iniziatico.

Giornalia: Ecco, a questo proposito vorremmo chiederLe, invece, quale possa essere la vera “via” per un aderente al G.O.I., perché Lei, citando le memorie del veneziano Casanova – che fu avventuriero ma anche esoterista –, ha riferito recentemente che nessun problema dovrebbe esserci a far cadere quella “segretezza” dell’appartenenza (del resto – ci pare di poter dire – molto “italiana”) di cui si è parlato prima, poiché l’unico “segreto” è appunto quello iniziatico, quello che ogni iniziato porta nel proprio cuore, quell’imperscrutabile percorso di maturazione personale che gli aderenti dovrebbero perseguire e custodire nel proprio animo. Ci può confortare in questa interpretazione?

Bonvecchio: Sicuramente sì, ma voglio dire anche ben altro.

Giornalia: Magari da filosofo, oltreché da Alto Dignitario della Libera Muratoria...

Bonvecchio: La ringrazio. Dunque, intanto ritengo che come aderenti ad un Ordine iniziatico – non avendo nulla di cui “vergognarci” – in realtà avremmo molto da dare proprio lavorando dentro noi stessi. Questa è la Tradizione, quella con la “T” maiuscola, la quale va ben oltre la massoneria, affondando le sue radici nel mondo antico e riproponendosi rinnovata attraverso i secoli. È un lavoro individuale, e sicuramente la massoneria ne ha interpretato una parte importante, ma il problema che oggi vedo profilarsi è che facendo come si sta facendo, creando quest’atmosfera piena di attriti, si esce dal solco della Tradizione, si è fuori da essa. Ma non solo, perché le persone che bene o male creano o sottostanno a questa situazione sono fuori anch’esse dalla Tradizione. Poi, certo, potranno chiamarsi come credono, ma cadranno oltre un confine che non è materiale, non è visibile, non è limitato dal filo spinato, ma lo stesso esiste, ed è un confine di ordine spirituale. E qua mi permetto un piccolo inciso: perché non è neppure nel solco della Tradizione, almeno per come la conosco io, favorire o addirittura incoraggiare forme di spionaggio… tipo l’accendere un microfono per avviare una registrazione mentre l’altro Fratello – ignaro di tutto – parla… Ecco, io non appartengo a questo genere di umanità. Può sembrare una battuta, ma mi creda se Le dico che tanti Fratelli del G.O.I. d’oggi si rivolgono a me, vittime di queste “operazioni”, per chiedermi – sgomenti – cosa stia succedendo, o che cosa si deve fare… e cosa bisogna fare? E poi su cosa sta succedendo… succede che bisogna fare in modo che le cose cambino, che cambino all’interno della Comunione, nei rapporti tra Fratelli, e anche e soprattutto nelle coscienze di tutti.

Giornalia: Su questo discorso, Professore, ci trova, oserei dire, dalla Sua parte. Sono le conseguenze e, insieme, le premesse, di una società disvaloriale, e per quanto ne sappiamo, per come abbiamo visto trattate questioni ideali importanti qui nell’Isola, temiamo proprio che il Grande Oriente d’Italia e la sua dirigenza siano finiti a nuotare nella palude… Sappiamo che nel G.O.I. alla posizione, chiamiamola virtuosa, da Lei ora espressa, se ne contrappone un’altra, a dirla senza insulti… più “pragmatica”. Si sostiene, infatti, che oramai il Grande Oriente d’Italia sia divenuto una sorta di “società per azioni”, nel senso che sono vincolati ad esso un gran numero di interessi economici, talvolta di notevole rilevanza talaltra di minore importanza, che giocoforza debbono trovare una sistemazione. I fautori di questa visione giustificano l’inferenza secondo la quale appare naturale che il Gran Maestro e la sua Giunta vogliano avere le loro mani su tutto. Il problema, però, è quando dall’inferenza si passa all’interferenza – ci passi questo gioco di parole e di significati – e dal legittimo desiderio di aver contezza della situazione amministrativa di ogni Oriente si passa all’intromissione di Roma in vicende che sono invece locali. Fonti diverse ci hanno inviato notizie, e anche qualche carta, su questioni brucianti: si parla criticamente della Fondazione costituitasi, al centro, in parallelo al G.O.I., con un patrimonio immobiliare diremmo… immenso, si parla anche però, al contrario, di centri amministrativi periferici sui quali, dal centro stesso, si interviene con modalità autoritarie, che si sostiene essere improprie e abusive. Noi naturalmente non abbiamo né contezza né competenza né diritto di entrare nel merito di tutto questo, e lo richiamiamo soltanto per riagganciarlo a quanto sosteneva Lei prima. Eppure, le vicende della Olona S.r.l. e della gestione della sede massonica milanese di via Pirelli sono salite alla ribalta della polemica pubblica, ne hanno scritto i giornali. Cosa si sente di commentare in proposito? Ci sono davvero questi interessi incontrollati?

Bonvecchio: Allora, io penso innanzitutto che quanto da Lei affermato possa essere una probabilità. Vede, quando si verificano situazioni di destabilizzazione come quelle che ho descritto, i motivi possono essere grossomodo almeno due: il primo è l’interesse, ma se questo interesse fosse stato palese io, che facevo parte della Giunta, sarei andato immediatamente dal Procuratore della Repubblica; non sono andato, allora vuol dire che – personalmente – non posso dire di avere alcuna prova per affermare che le cose stiano così: certo, uno lo può ipotizzare, ma non lo può affermare; il secondo è il desiderio di potere, anche questo è possibile, però questo motivo riguarda o lo psicologo o lo psichiatra, ed io non sono né uno psicologo né uno psichiatra, mi limito a vedere le cose come stanno: azioni e reazioni che sono contrarie allo spirito della Libera Muratoria, contrarie allo spirito di fratellanza, contrarie al corpus dell’ordinamento dello Stato italiano… I motivi? non li conosco, ciascuno può tirare le proprie conclusioni, e d’altra parte nella mente degli uomini è difficile penetrare. Come dice il Manzoni: “ai posteri l’ardua sentenza”, chioso: ai posteri o ai Tribunali.

Giornalia: Ecco, proprio su quest’ultimo punto… al di là del possibile ricorso alla giurisdizione ordinaria, quindi esterna al G.O.I., che ci pare di capire non viene in alcun modo escluso, Le chiediamo: ma è possibile che tra le sue posizioni e quelle del Gran Maestro non si sia trovata una interposizione autorevole ed arbitrale all’interno dello stesso Grande Oriente d’Italia?

Bonvecchio: Ma, guardi, io per vie traverse – ed anche appena si era profilata la prima avvisaglia di scontro – ho cercato sia il Gran Maestro sia il sig. Seminario, perché in tutta sincerità non capivo il senso di una guerra di questo tipo. All’inizio ho detto: “troviamoci e vediamo come sistemare le cose”, ma non è che il giorno stesso in cui – ripeto – il problema si è profilato in Giunta – cioè se ne è discusso – io ricevo notizie dalla Calabria che ugualmente sarebbe stata fatta una Tavola d’Accusa; perché vede, io non sono l’ultimo arrivato e nemmeno uno stupido. Se mi arrivano informazioni circostanziate che si vuole procedere a priori in un certo modo… vuol dire allora che non servono le parole, e soprattutto – il che è ancora peggio – che queste si vogliono semmai piegare al “tirar lungo”. Dopodiché, comunque, se anche successivamente ci fosse stato qualcuno che avesse detto: “troviamo un giusto accordo”… sarei stai io il primo ad affermare: “va bene, perché no?” però i fatti non sono andati in quella direzione, ma sono andati nel senso di un atteggiamento persecutorio, che peraltro era già partito da prima, e che probabilmente aveva a che fare con il voler colpire un certo modo di far massoneria, molto più “aperto” – diciamo così – al mondo profano. Insomma, nel tirar le somme, tutti si è sempre disponibili ma… accà nisciuno è fesso!

Giornalia: Non pensa che qualcuno possa aver immaginato una Sua velleità elettorale?

Bonvecchio: No guardi, mi sento proprio di escluderlo! Non ho mai avuto nessuna aspirazione a fare il Gran Maestro ed anzi ho sempre aiutato il sig. Bisi, sia durante il precedente mandato sia in questo ultimo. Inoltre l’ho sempre difeso, anche… sì, ritenendo che fosse un amico… ho sbagliato. Così come per altri personaggi della Giunta, va be’ nella vita si sbaglia, Le assicuro che non soffro per questo. Mi dispiace semplicemente che in nome di questo atteggiamento, che non considero un atteggiamento corretto, molti Fratelli siano stati scacciati, gli sia stato impedito di parlare, siano stati maltrattati, siano stati espulsi. Vero è che alcuni stanno ricorrendo alla Giustizia ordinaria… bisogna ammettere che non è proprio quel che si dice… senta, la Chiesa al suo interno ha l’Arcivescovo Monsignor Viganò, il quale al Santo Padre gliene dice di ogni – mi conceda questa espressione – ma è rimasto Arcivescovo, non l’ha toccato nessuno, forse noi massoni dovremmo imparare, dopo averne detto corna e peste, proprio dalla Chiesa certi comportamenti… realmente universalistici.

Giornalia: Ci sta dicendo che nel G.O.I. manca l’abitudine alla pluralità delle posizioni interne?

Bonvecchio: Sì, manca. Lei capisce bene che in un Ordine esoterico iniziatico… Le faccio però un esempio: c’è stato un Fratello che ha recentemente avanzato una proposta legittima, da portare – secondo il percorso delle nostre regole interne – all’approvazione della Gran Loggia, ebbene questo Fratello in sede di Consiglio dell’Ordine è stato giudicato, colpevolizzato, con toni oltremodo accesi…

Giornalia: Si sta riferendo per caso ad Antonio Virdia, neopresidente del Collegio del Trentino Alto-Adige? Abbiamo postato recentemente un documento che ci è pervenuto anch’esso da Roma e che riguarda la sua iniziativa.

Bonvecchio: Sì esatto, proprio a lui. Il Gran Maestro avrebbe potuto dire che non condivideva quella proposta, che sarebbe stato meglio riformularla in un altro modo, ma non si può dire che una proposta è “divisiva”, che vuol dire? Una proposta si presenta, si mette ai voti, poi se piace raccoglierà consensi e passerà, se non piace sarà respinta. Ed è così che dovrebbero andare le cose, perché non siamo né nei regimi fascisti, né tantomeno in quelli comunisti; siamo un Ordine esoterico, e se si verificano simili gogne allora qualche preoccupazione mi viene…

Giornalia: Ecco, Lei ha citato il caso di questo Fratello (e noi per convenzione facciamo nostro questo titolo) che si è recentemente esposto, e presumiamo che altri casi possano essere citati; tuttavia, ciò che riverbera all’esterno parla comunque di un insieme di aderenti molto timoroso… Insomma, lo diciamo fino a prova di smentita: coloro che si oppongono a quanto da Lei rappresentato sono mosche bianche, perché la comunità massonica del G.O.I., fatta da oltre ventitremila aderenti, su tutte queste questioni è in verità molto silente. Noi conosciamo meglio la situazione sarda, da esterni piuttosto informati e, in questi ultimi anni fatti spettatori quotidiani (non per nostra iniziativa) perfino, proprio questo ci parrebbe di dover confermare. La dirigenza regionale sarda, che ci è stato riferito essere appena uscita sconfitta al rinnovo elettorale, è sembrata prona, talvolta perfino complice di situazioni molto molto sconvenienti… Ne riparleremo. In buona sostanza, non può essere, secondo Lei, proprio questo il problema di fondo? Un problema generale che coinvolge Nord e Sud? Ci spieghiamo meglio: essere massa, un po’ informe ma pronta a mutare secondo convenienza, sempre a metà strada tra acquiescenza e trasformismo, paura di esporsi e voglia di stare con il vincitore… insomma: un brutto conformismo.

Bonvecchio: Probabilmente è così. Lei tenga conto che quando un Ordine esoterico aumenta di numero questo porta grandi vantaggi, vantaggi pratici… non Le sembra? Nel senso che si possono fare tante attività, si possono avere a disposizione anche più soldi per poterle svolgere, ed anche acquistare le sedi dove svolgerle. Però, evidentemente, la selezione è molto diversa, non solo perché in qualche modo più “elastica”, ma anche perché risulteranno differenti gli strati sociali da cui provengono coloro che si iscrivono, a seconda anche delle varie zone del nostro Paese. Quindi, molto spesso questi “associati” vivono lo stesso disagio della gran parte dei cittadini italiani. Questa difficoltà sarebbe riduttivo interpretarla sulla base di un “classismo sociale”, poiché va estesa. Vediamola per un attimo sotto il profilo della partecipazione elettorale: Lei avrà certamente osservato che quando si va ad elezioni i vincitori prevalgono con il 20/30%, però sul 50/60% dei votanti, il 40/50% sono gli astenuti, in realtà la maggioranza silenziosa. Ma perché sono silenziosi? Un po’ perché sono stufi, un po’ perché non si vogliono esporre. Ecco che lo stesso avviene da noi; io, per esempio, ma anche l’avv. Salsone e sicuramente altri che in questo momento, come noi, richiamano l’attenzione sul fatto che qualcosa non sta girando come dovrebbe girare, siamo ogni giorno sommersi di contatti, ed i nostri cellulari e le nostre e-mail sono bollenti, di Fratelli che ci chiedono cosa fare e che ci parlano del loro disagio. Altri, invece, si ritirano magari nella loro attività lavorativa, non vogliono avere grane, oppure sono acquiescenti rispetto al potere dominante, altri ancora – come ha detto giustamente Lei – sono dei trasformisti. Purtroppo, in questi casi… cosa Le debbo dire? Tenga conto che queste sono tutte persone che hanno promesso solennemente di obbedire ai dettami della loro coscienza, e questo vuol dire che un Ordine esoterico – sotto questo aspetto – è fallimentare.

Giornalia: Professore, una conclusione, la sua, tanto onesta quanto disarmante…

Bonvecchio: Eh certo, è fallimentare. Per carità, non siamo i primi e non saremo gli unici nella storia ad aver affrontato simili difficoltà, e di sicuro altri hanno fallito o falliranno, magari ben più autorevoli di noi. Questo però non lo dico per scoraggiare, anzi, deve essere di sprone, perché sono fermamente convinto che a questa triste situazione… insomma, bisognerebbe metterci mano in qualche modo, e cambiarla.

Giornalia: Bene, a questo punto, allora, vorremmo scendere nello specifico di questo ipotetico mutamento, poiché esso, per essere efficace, ci sembra dovrebbe necessariamente partire dall’interno della vostra associazione, e segnare il passo, innanzitutto, di un cambio di mentalità. In questo senso vorremmo discutere con Lei di una vicenda, tutta sarda, che negli ultimi due anni e mezzo ha impegnato la Redazione di Giornalia.com in una battaglia giornalistica serrata, sempre aperta ai contributi di tutti anche dei detrattori (che non sono mancati!), a difesa del buon gusto, dell’educazione e di un certo “stile” che dovrebbe – ed usiamo il condizionale scientemente – appartenere alla Libera Muratoria, ma che così non è stato. La vicenda è quella di cui abbiamo riferito in apertura di intervista, la quale si è poi allacciata, per forza sua propria, a quella continentale della Lombardia, e dell’avv. Salsone in particolare. Parliamo delle offese prima di tutto gratuite, cioè immotivate, e poi stupide all’inverosimile portate ai busti del filosofo repubblicano e già Grande Oratore del G.O.I. Giovanni Bovio (persino accostato – a mo’ di sfida – al dittatore Augusto Pinochet, responsabile della morte, l’11 settembre 1973, del presidente democraticamente eletto e massone Salvador Allende, durante il golpe militare cileno) e del Profeta dell’unità Giuseppe Mazzini (nei giorni più tristi della pandemia in Italia, mentre da Bergamo partivano i convogli militari carichi di salme), proiettate in Facebook, in Instagram e su WhatsApp direttamente dalla sede cagliaritana del Grande Oriente d’Italia (dove sono custoditi), in molti casi con la foto del Gran Maestro Stefano Bisi sullo sfondo (per somma, e tacita, benedizione). Primo autore del tutto, ma poi con un seguito di tre o quattro colleghi, è stato un Alto Dignitario isolano, all’epoca dei fatti nientemeno che Maestro Venerabile in carica della locale Loggia Kilwinning, nonché Presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Cagliari, in stretta sintonia – ci è stato documentato – con il suo “vice”, oggi anch’egli svolgente funzioni di “Venerabile”, direttore dei lavori proprio in questa compagine. Lei, Professore, avrà avuto modo di scorrere a riguardo alcuni articoli che abbiamo postato, che ci erano giunti da collaboratori ed anche da terzi non conosciuti: si denunciava, oltre a questo, anche il volgare vilipendio portato al Capo dello Stato Sergio Mattarella, all’allora Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, alle Istituzioni repubblicane e alla data rappresentativa per tutti gli italiani del 25 aprile (sacra anche alla massoneria di quell’alta Italia, che pagò un prezzo di sangue altissimo e con il confino la barbarie del regime fascista e di Salò), svilita con un umiliante “#venticinqueaprilestopardecojoni”.


Bonvecchio: Sì, ho visto…

Giornalia: Furono anche poste in essere pubblicazioni che prendevano di mira il genere femminile, i musulmani, i migranti quali “diversi”, e si arrivò persino a gioire con un folle “Buongiornissimo” dell’esplosione verificatasi nell’area portuale della città libanese di Beirut il 4 agosto 2020, costata la vita a 220 persone.

Per non parlare – ma qua non è campo nostro – del dileggio della stessa ritualità del vostro Grado importante della maestria – vede, ci siamo fatti una cultura massonica anche noi – quando si volle scambiare il sepolcro del mitico Architetto Capo del Tempio di Salomone con una canna da pesca! “Causa inutilizzo”, disse l’Alto Dignitario protagonista, al quale nessuno mosse un rimprovero o una domanda sulla sua reale… dignità, e anche lucidità mentale. Il tutto fu “condito” – si fa per dire – da insulti rivolti qua e là ad altri aderenti al Grande Oriente d’Italia (chi perché di statura bassa, chi perché non particolarmente aitante, chi perché canuto, etc.) colpevoli soltanto di non appoggiare la strabordante deriva, invece allegramente sponsorizzata dalle più alte cariche dall’organismo di vertice della massoneria sarda. A ciò, sappiamo, si aggiunse il furto di una Torah dal grandissimo valore affettivo per una certa Loggia, che ci è noto aver tacitamente sofferto tanto scempio. Vennero poi altri “colpi” per noi del tutto inimmaginabili e paradossali, soprattutto in un ambiente che sapevamo austero e rigoroso:

furono vandalizzati un Labaro di Loggia ed un altro del Gran Capitolo dell’Arco Reale d’Italia nella Sala dei passi perduti – ce n’è stata trasmessa la fotografia – e scassinato un armadietto adibito alla custodia degli arredi, senza che nessuno avesse nulla da ridire. Creda Professore, nessuno tra noi redattori di Giornalia.com avrebbe voluto bruciare sul rogo i responsabili di simili comportamenti, però ci saremmo aspettati che, in seguito alle nostre circostanziate denunce, dalla comunità massonica isolana e da quella nazionale (informata) qualcuno battesse un colpo, segnando una distanza civile; invece non solo non fu preso alcun provvedimento, ma fummo indicati noi, esterni ma documentati e scandalizzati, come “problema”.

Bonvecchio: Me n’era giunta notizia…


Giornalia: Il risultato finale è stato che qualche mese fa il capofila di tanta demenza all’opera è stato promosso quale referente di cultura del G.O.I. cittadino per la manifestazione “Monumenti Aperti 2022”, organizzata dalla associazione “Imago Mundi”, la quale informata di tutto ha chiuso gli occhi e si è tappata il naso. Idem il Sindaco ed una Presidente di Commissione comunale, per i quali l’insulto fotografico e fumettistico all’opera scultorea Il cainita del massone nuorese Francesco Ciusa, come custodita in riproduzione bronzea presso il Palazzo Civico, è stato preso come un originale regalo della massoneria locale alla città… Tutti prigionieri del “non è mia la competenza”. Un pasticcio, insomma, che citiamo soltanto per dire che se non c’è rimedio è perché non lo si vuole trovare, e che il silenzio diffuso non è di discrezione ma di complicità… diffusa complicità. A scarico di coscienza, taluno si dice mortificato, ma tutto finisce lì, in una dichiarazione di impotenza che copre l’ignavia, e il Gran Maestro e il Grande Oratore sono stati loro in prima linea su questo: il primo negando anomalie, nella già citata intervista a L’Unione Sarda, il secondo imponendo un “serrate le file” davanti a chi attacca, o attaccava, invece che indagare e sanzionare. Quel è il suo pensiero su questa vicenda?

L'articolo de L'Unione Sarda di domenica 23 agosto 2020

Bonvecchio: Allora, rispetto a questi fatti il mio parere è il seguente: all’origine di tutto sta senza dubbio il carattere della goliardata. Ma attenzione… su questo voglio essere preciso: le goliardate si fanno quando si è goliardi, quando si è studenti, quando si è giovani; cosa voglio dire con questo? Che se non si appartiene a queste categorie… eh be’, allora vuol dire che non ci si rende conto di quello che si sta facendo. Perciò, dividerei due aspetti: il primo è che una qualsiasi offesa o mancanza di rispetto verso il Presidente della Repubblica costituisce una specifica fattispecie di reato, che ricade all’interno del Codice penale, che la norma all’art. 278; tutte le altre sono questioni che hanno rilievo civico e sociale, e naturalmente hanno rilievo all’interno della Libera Muratoria. Non si può in alcun modo offendere Giovanni Bovio, non si può prendere in giro Giuseppe Mazzini, non si possono pasticciare i Labari, perché essi rappresentano qualcosa di serio, come non si possono oltraggiare i morti. Non siamo di fronte, capisce, al giovane studente un po’ birbante che va in giro e fa – che so io – il disegno di una donna nuda sulla vetrina di un negozio. Dunque, in questi casi valgono le regole interne; secondo me avrebbe dovuto esserci un Tribunale – ma ripeto che il vocabolo “tribunale” in massoneria mi fa orrore, perché i Tribunali devono essere solo quelli dello Stato – meglio ancora un Giurì, o qualcosa del genere, che avrebbe dovuto prendere in esame tutto l’accaduto e trarne le debite conclusioni. Se questo non è avvenuto vuol dire che le cose non funzionano, semplice. Mi dispiace dover dire questo, ma d’altronde non è pensabile che possano verificarsi episodi simili. Vede, se uno andasse al Monumento dei Caduti di Cagliari e lo imbrattasse, cosa succederebbe? Ci sarebbe una generale levata di scudi, no? Non è che la persona che lo imbratta e che offende coloro che hanno dato la vita per la patria… la fa così! Questa persona verrebbe presa, portata davanti al Tribunale dello Stato e… lo stesso allora deve valere per Giuseppe Mazzini, per Armando Corona, per Giovanni Bovio e per i Labari, i quali tutti costituiscono patrimonio morale del nostro Ordine iniziatico. Con questo non dico affatto che il Fratello responsabile avrebbe dovuto essere perseguitato, come invece è stato fatto nei confronti miei e dell’avv. Salsone, ma comunque… diciamo che una messa in riga doverosa – con tutto il rispetto per l’incolpato ed il suo diritto di difesa – si sarebbe dovuta dare. Soprattutto in una Regione ed in un Collegio dove c’è il Grande Oratore, custode delle leggi all’interno della Libera Muratoria. Se questo non è avvenuto… eh be’, bisogna tirare delle conclusioni, che sono poi quelle che ha tirato Lei.

Giornalia: Certamente Professore, e le abbiamo tirate, ma poiché ha nominato il Grande Oratore, Le esponiamo subito un’altra considerazione, che poi costituisce il trait d’union tra questa vicenda, tutta isolana, e quella lombarda, dallo spessore nazionale. Una considerazione che sembra prendere atto di un notevole scadimento etico oggi in atto nel Grande Oriente d’Italia, di una diffusa arrendevolezza ad arbitrii ed episodi che non sarebbero perdonati in qualsiasi altro contesto associativo. Figurarsi in un ambiente che ha tre secoli di storia ed un concorso di eccellenze intellettuali e civili straordinario, nonché una missione dichiarata di servizio al bene pubblico e all’interesse dell’umanità, possibili soltanto dopo aver impegnato se stessi in processi ricognitivi ed emendativi. Perché vedute e valutate sia le vignette “cagliaritane”, sia la vignetta della quale siete stati autori Lei, in primis, e l’avv. Salsone, non si capisce proprio come sia possibile che quelle immagini cariche di insulti, offese ed indebiti accostamenti, “sparati” a destra e a manca, siano state salutate con occhio benevolo e divertito – probabilmente per quel sentimento di malintesa goliardia del quale Lei ci ha riferito prima – mentre la vostra presa di posizione nell’ambito del diritto costituzionale abbia portato alla vostra persecuzione. Anche perché il Grande Oratore quello era e quello è, la Costituzione ed il Regolamento della vostra organizzazione quelli erano e quelli sono…


Insomma, è come se ci fosse un remake dello “strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde”! Di giorno i sorrisi protettivi, al calare delle tenebre la trasformazione di tutti in puritani Torquemada, inflessibili fustigatori di vignette Facebook e severi paladini del “senso civico” (riprendiamo – con un po’ di ironia – le parole espresse nella Tavola d’Accusa contro l’avv. Salsone e contro di Lei). La domanda che vogliamo rivolgerLe è questa: facendo finta che tutte le vignette, la vostra e quelle sarde, stiano sullo stesso piano – diciamo quindi che esse sono tutte “cattive” – Lei come si spiega una tale ed abnorme differenza di trattamento?

Bonvecchio: Guardi, io di questa assurdità ho chiesto conto, mi hanno risposto che la mia domanda era irricevibile. Ho fatto una Tavola d’Accusa… cos’altro potevo fare? Tenga presente che il Grande Oratore io l’ho sempre ritenuto un amico personale, sono stato a casa sua… ebbene, non mi ha mai telefonato una volta, anche solo per dirmi “non condivido quello che stai facendo”. Per dire, no? Ugualmente avremmo avuto uno scambio, un rapporto… oppure per dirmi “io farei così”, mai. Ne deduco che non era un amico, perché vede… “fratelli” in massoneria lo si diventa in modo automatico, ma amici lo si è sempre per scelta. E allora, Le domando io… cosa c’è da meravigliarsi? Lei mi chiede in pratica “perché lo fa?”, non lo so, saranno problemi suoi, se la vedrà con la sua coscienza, non con la mia. Ovviamente io gli ho contestato questo atteggiamento, perché… lasci perdere un “fratello”, ma un amico lo chiamo e gli dico “parliamone”, non gli faccio una Tavola d’Accusa!

Giornalia: Crediamo, Professore, che – al di là di ogni ragione “istituzionale” che La impegna in questa Sua battaglia – quello che ci ha appena raccontato sia un vissuto personale piuttosto amaro, forse molto amaro, che merita rispetto. Anche considerando il fatto che, scorrendo il suo curriculum, non è certo poco quello che Lei ha dato al G.O.I. e all’ambiente accademico, con i suoi studi e le sue pubblicazioni nelle materie iniziatiche ed esoteriche. Abbiamo letto che Lei aderisce al Grande Oriente d’Italia da più di trent’anni, ed è quindi immaginabile che abbia ricevuto molto in termini di gratificazioni, ma è proprio per questo motivo – questo intenso interscambio – che ci saremmo aspettati di sentirLa parlare in maniera diversa dei personaggi ai quali oggi si contrappone. Con loro, infatti, ha pur sempre condiviso una gran parte – in termini di tempo e partecipazione emotiva – del suo impegno associativo. Insomma, avremmo ritenuto più naturale un resoconto che ci parlasse di litigi furiosi e pugni sul tavolo, come qualche volta avviene tra chi ha condiviso tante passioni, invece…

Bonvecchio: Invece tutto questo è completamente mancato. Senta, il giorno stesso in cui contestai all’interno della Giunta la volontà di procedere contro l’avv. Salsone, ed in cui si tentò in ogni modo di distinguere la mia responsabilità dalla sua, per colpire lui e non me (volendomi convincere che il post l’aveva scritto lui), io dissi chiaramente “no”, affermando esplicitamente che il pensiero espresso era il mio, al di là della questione – ininfluente – del minutaggio di pubblicazione. Ma vede, io non so come sono loro ma so come sono io, e so che sono una persona d’onore, perché è la mia famiglia ad avermi dato questa impronta educativa; perciò, sono abituato che se faccio qualcosa mi assumo fino in fondo le mie responsabilità, nel bene come nel male. Così gli ho risposto: se decidete di fare una Tavola d’Accusa a lui la dovete fare anche a me. Così – prendendo tempo – mi si disse che ne avremmo riparlato tutti insieme il 23 di febbraio, nel corso di una nuova riunione. Peccato che il giorno stesso, di sera, proprio un paio d’ore dopo, mi giunsero diverse voci dalla Calabria che mi avvertivano, con sicurezza, che avrebbero fatto la Tavola d’Accusa anche a me. Ecco allora… io non mi faccio prendere in giro, perché sono una persona stimata, stimabile, e all’esterno ho tutte le soddisfazioni che si possono avere, e le massime onorificenze che uno può ricevere dai più importanti Ordini cavallereschi. Senta, in tutta onestà Le pare che mi faccia prendere in giro dal sig. Bisi, dal sig. Seminario e combriccola cantante? Il 23 febbraio non ci sono nemmeno andato. Anche perché, mi permetta, a me i processi stile Vyšinskij in Russia non vanno, e allora? Così, reputando di essere parte lesa, ha rotto con loro qualsiasi comunicazione diretta, lasciando però aperta la porta agli eventuali “pontieri” ed ai contatti “in entrata”. Anzi, ho fatto ben di più: indirettamente gli ho fatto arrivare notizia della mia disponibilità a ricercare una soluzione condivisa… e aggiungo: volendo l’avrebbero trovata.

Giornalia: Questa “soluzione condivisa”… avreste trattato una tregua per arrivare alle prossime elezioni per la Gran Maestranza?

Bonvecchio: Allora guardi, Salsone è un avvocato stimato, un grande avvocato, suo padre è stato assassinato dalla ‘ndrangeta quando aveva quindici anni, perché non voleva sottostare alle consuetudini mafiose che gli volevano imporre all’interno del carcere di Poggioreale, ma cos’ha che non va? È una persona degnissima, molto stimata… ma stiamo scherzando? Cioè, voglio dire, bisogna anche rispettarle le persone… soprattutto quando non c’è materia. Dopodiché, deve sapere che negli anni passati il Gran Maestro era un amico di Salsone, era sempre in Lombardia… poi improvvisamente è cambiato, quando si è percepito che lui voleva presentarsi…

Giornalia: – Legittimamente –

Bonvecchio: Sì, legittimamente candidarsi alla Gran Maestranza. Ed io l’ho sempre detto a loro, e l’ho anche detto a qualcuno amico del Gran Maestro, ma… cioè… troviamo la pace, poi si va alle elezioni e vinca il migliore, io non concorro. Tra l’altro non ho concorso nel passato quando mi era stato proposto, non ho concorso neppure quando il sig. Bisi si è candidato al secondo mandato… perché il mio ragionamento fu questo: per quale motivo dovrei fare un torto ad un mio amico, mettendomi contro, quando sono stato con lui? A me non interessa fare il Gran Maestro, non è proprio nei miei desideri. Oggi devo ammettere di essermi sbagliato, e mi sono sbagliato anche quando ho appoggiato il sig. Bisi quando era indagato – potevo non farlo ma l’ho fatto –, perché era un amico e l’ho difeso, e in coscienza ritenevo di farlo. Oggi mi pento, certo, però l’ho fatto. Vede, cosa voglio dire con questo? Io sono una persona, torno a dire, di rispetto e di onore, ma voglio che altrettanto lo siano gli altri nei miei confronti. E non solo miei, ma anche nei confronti dell’avv. Salsone, che è persona per bene, persona degna, che non ha mai fatto niente contro nessuno, tantomeno contro la Lombardia. Vede, noi – e per noi intendo la circoscrizione lombarda – durante la pandemia causata dal covid-19 abbiamo donato 160.000 €, abbiamo regalato un’autoambulanza, abbiamo sostenuto in ogni modo la ricerca… creda, abbiamo fatto di tutto di più. Da Roma non ci è mai stato riconosciuto questo, eh! Poi succedono le cose che sono successe… Lei capisce bene che uno, cioè, diciamo… be’… insomma… Ovviamente le cose che abbiamo fatto le abbiamo fatte perché era giusto farle, questo non si discute, le rifaremmo ancora, ma non ci vengano poi a commissariare, ad ispezionare… ma dove siamo? Dico: ispezionate altri posti.

Giornalia: Senta Professore, ci sembra che Lei ci stia riferendo – come anche da noi evidenziato prima – di doppiopesismi e difformità di trattamento, nel Grande Oriente d’Italia, tra coloro si “allineano” e quanti, invece, sono portatori non tanto di comportamenti ostativi verso l’attuale dirigenza, ma di una visione alternativa e meno condizionabile. Allora, la domanda che vogliamo rivolgerLe è questa: a fronte di tale realtà, non è che oggi mancano nel Grande Oriente d’Italia i giusti anticorpi?

Bonvecchio: Ehhh… questo è vero. Manca quello che abbiamo detto prima. Qualcuno si nasconde perché timoroso, qualcun altro perché ne ha le tasche piene, altri perché sono già impegnati nelle grane di tutti i giorni, familiari e lavorative. Poi ci sono anche quelli che, per loro natura, sono ubbidienti verso i potenti, o perché sperano di aver riconosciuta qualche piccola distinzione. Perché vede, purtroppo nella vita della Muratoria per un grembiule, per un collare… uno si fa ammazzare! Cioè… ammazzare metaforicamente intendo. Quelli che pongono in essere simili ragionamenti sono persone piccole… piccole perché non hanno capito dove sono, che hanno problemi di compensazione rispetto al mondo esterno, e che – da ultimo – non hanno niente a che vedere con un Ordine iniziatico tradizionale. Questo a qualsiasi strato sociale essi appartengano e qualsiasi livello culturale essi abbiano. Per cui… cosa vuoLe, c’è solo da sperare che queste persone, tanto in Sardegna – per quanto riguarda voi – quanto in tutto il territorio nazionale – perché il fenomeno è globale – vengano allontanate, o si allontanino autonomamente. Oppure, se ci fossero delle regole corrette dal punto di vista della Tradizione, fare in modo che non si possano comportare nei modi che abbiamo detto e che sono stati denunciati, dal momento che sono tutte condotte che vanno contro lo spirito stesso dell’Ordine cui loro appartengono (o meglio: ritengono di appartenere, non appartenendone affatto!).

Giornalia: Andiamo avanti Professore. Ci può dire com’è la situazione in Lombardia? Qual è l’umore nel Nord? Questa precisazione scaturisce dalle notizie che noi abbiamo dal Trentino Alto-Adige… dove probabilmente il già nominato Antonio Virdia, neopresidente del Collegio regionale, si dovrà sacrificare – crediamo si sia detto, forse ufficializzato, di una sua “messa in sonno” – per salvaguardare…

Bonvecchio: Sì confermo, si è messo in sonno.

Giornalia: Ecco, appunto, per proteggere il proprio Collegio da atti di imperio del Gran Maestro, come il commissariamento. Vede, allora, che sembra quasi come se si stesse producendo, nel Grande Oriente d’Italia, una sorta di spaccatura “geografica”. Con una parte molto numerosa di aderenti al Sud, legati a consuetudini proprie – non vogliamo in questa sede dire buone o cattive –, un’altrettanto importante massa di iscritti al Nord, con un loro “stile” peculiare, in mezzo un Centro – e qua la Toscana, per prima, ma poi anche la Sardegna, che ha espresso importanti Gran Maestranze – in cui a Regioni numericamente forti – tra le quali proprio quelle appena nominate – se ne contrappongono altre in cui storicamente la massoneria ha attecchito di meno. Questo fatto potrebbe rendere più difficile un’eventuale ricomposizione? Perché sa, se la spaccatura fosse trasversale la superfice sulla quale agire per tentare una risistemazione sarebbe più ampia, ma quando la frattura – e noi saremmo tentati di pensarla così – diventa “culturale”, ossia radicata in mentalità che è ben difficile rettificare… Forse davvero il G.O.I. si trova oggi, in questa società completamente secolarizzata, senza metodo e soprattutto con obiettivi etici confusi, che pare voler prescindere dalla Tradizione e da ogni memoria saggiata dal tempo, di fronte ad uno spartiacque storico. Quindi, Le domandiamo, avendo profondo riguardo per il tanto di buono che la vostra organizzazione ha espresso in passato, a livello di idealità, di uomini e di comportamenti virtuosi, sociali e patriottici, quale possa essere il futuro. Perché… vede, abbiamo raccolto in questi ultimi anni tanti resoconti di iscritti al Grande Oriente d’Italia di ritorno dalla Gran Loggia, quella organizzata una volta all’anno a Rimini, e l’umore che abbiamo colto è stato sempre quello di chi ha percepito un grande utilizzo di retorica, molto sterile, e – diciamola tutta – la sensazione di aver partecipato più ad una grande “fiera” che ad un congresso di uomini illuminati, dove molta di quella forza costruttiva che animava i “padri” è stata persa. 

Bonvecchio: Sì, questa ricostruzione è reale… e non giova affatto all’immagine del Grande Oriente d’Italia. Verissimo: tanto passato, il presente – lo dice Lei – segnala una crisi profonda… il futuro mi sembra sia lasciato agli dèi…

Giornalia: Ecco, Le chiediamo allora, ed ancora più specificamente: per uomini come Lei, come Antonino Salsone, come Antonio Virdia, come altri con le vostre idealità, il futuro sarà ancora dentro il Grande Oriente d’Italia, con la ricomposizione di questa frattura che abbiamo definito “culturale”, oppure per forza bisognerà che ve ne facciate una ragione andando avanti in un altro modo?

Bonvecchio: Allora, intanto voglio correggerLa su una cosa che ha ripetuto adesso e detto prima, perché tenga conto che io sono lombardo, Virdia risiede in Trentino e l’avv. Salsone è calabrese, quindi la spaccatura non è geografica, non è culturale, la spaccatura è morale! Capisce… c’è una certa differenza! Se fosse geografica, io reputo – al contrario Suo – sarebbe più facilmente componibile, non il contrario. E invece è morale, tra persone che ritengono che un Ordine esoterico debba formare una comunità propulsiva, che abbia tra le sue priorità quella di pensare al presente per costruire un futuro, e non solo quella di commemorare il passato. Bisogna puntare ad un Ordine esoterico che sia vicino alle Leggi dello Stato, che chieda allo Stato un riconoscimento come associazione, a certi patti e a certe condizioni – condizioni che si devono anche saper creare – ed è questo che noi vogliamo. Questo è ciò che immaginiamo. Io personalmente, e credo di interpretare anche il pensiero dell’avv. Salsone e di molti altri, voglio fare – insieme a chi ci starà – una battaglia all’interno del G.O.I.; certo, ora la farò da esterno – perché dal G.O.I. sono uscito – ma da “esterno” corresponsabile, perché non è pensabile che in un giorno possano cancellarsi trentadue anni di appartenenza. Ne conviene? Soprattutto per uno come me, che all’interno della Comunione ha ricoperto tutte le cariche. Forse mi manca solo quella da Gran Maestro… Farò la mia battaglia dall’esterno, offrendo collaborazione, in una posizione più facile – o meglio – che più facilmente mi permette di dire le cose come stanno, senza rischiare il giorno dopo di avere Tavole d’Accusa, etc., etc., etc.

Giornalia: Per Roma... provvedimenti che sarebbero a norma di Regolamento.

Bonvecchio: Certo, certo… infatti l’aiuto esterno serve affinché possa avviarsi un processo di rinnovamento interno… poi sa, come ho detto prima, il futuro appartiene agli dèi, ma anche agli uomini. Fino a che si può è doveroso ricorrere ai Giudici interni, cercando di far leva su una dimensione morale… perché ci sono dei Fratelli straordinari in Calabria, in Sicilia, in Sardegna, nelle Marche, in Toscana, così come ci sono quelli che sono degli agnelli… ci sono anche i corvi – lo dico con un sorriso – va be’, lasciamo perdere… Comunque, è sui migliori che si fonda la speranza di poter cambiare, poi se non si potrà cambiare… perché chi vuol cambiare viene “soppresso”… ce ne faremo una ragione. Vedremo di fare diversamente.

Giornalia: Ci sta dicendo che può quindi essere nell’ordine delle cose il ricorso alla Giustizia civile?

Bonvecchio: Ma certo! E questo costituirebbe un grosso problema per il Grande Oratore. Forse – io credo – di questo non si sono ancora resi conto…

Giornalia: Questo per via della già citata Circolare del Gran Segretario Melani?

Bonvecchio: Veda Lei… guardi che la Circolare del Melani è contro le leggi dello Stato eh! Il giorno che un Procuratore della Repubblica si sveglia e va a vedere… dice “ma questi qui cosa fanno?”. Lei immagini un caso, quello di un poliziotto iscritto al G.O.I…. cosa fa? Disconosce i ranghi dello Stato? Ma stiamo scherzando? Temo, purtroppo, che non si siano neppure posti una problematica come questa…

Giornalia: Lo stesso tema fu posto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2, della quale fu Presidente l’On.le Tina Anselmi. A fronte del giuramento prestato da un grand commis al “Venerabile” Licio Gelli, in caso di interessi confliggenti quale “fedeltà” avrebbe avuto la meglio nella coscienza del funzionario statale interessato, magari appartenente alle Forze militari della Repubblica? Quella allo Stato o quella alla Loggia P2? Appare chiaro che ogni tentativo di sovra ordinare la giurisdizione interna massonica a quella statale corre su un crinale molto pericoloso…

Bonvecchio: Più che un “crinale”, direi un reato! Mi spiego? Consideri soltanto questo, che la P2 non ha mai scritto niente di simile alla Circolare che Lei ha nominato. E tolto il fatto che poi la P2, a parte Gelli, è stata assolta e quant’altro, nessuno aveva mai scritto una Circolare di questo tipo, approvata esplicitamente dalla Giunta, tanto per essere chiari eh! Quindi, io non lo so… prima o poi salterà fuori il problema anche da quel punto di vista lì. Perché scrivere quello che è stato scritto configura una associazione “particolare”… Non c’è scritto negli statuti della Lega Calcio, del Touring Club che le leggi interne… ed esistono i Collegi dei probiviri, che hanno funzioni consultive ed arbitrali, mica “giudiziarie”! Danno opinioni, ma non è che sono prevalenti sulle Leggi dello Stato o che non ci si può rivolgere al Giudice civile… ma stiamo scherzando? Non mi rivolgo al Giudice ordinario se un Fratello scarabocchia i baffi a Bovio o Mazzini, perché lo sanziono all’interno, ma se un Fratello mi fa le corna al Presidente della Repubblica io ricorro al Giudice esterno, è stato fatto, più di una volta, perché il Fratello è un cittadino, come gli altri. Quando Umberto Bossi parlò male del Tricolore, un Procuratore della Repubblica avviò un procedimento contro di lui eh! Cioè, non è che perché era di un partito politico allora tutto è finito in niente, anzi! Chi ha delle responsabilità ne porta il peso anche maggiore! Comunque, al di là di questo… l’importante è che si capisca che i diritti e i doveri di un cittadino sono tali sia che egli appartenga sia che non appartenga al G.O.I., e noi questa linea siamo intenzionati a difendere. Aggiungo: tutti aspetti che il Grande Oratore, che è il custode delle leggi, dovrebbe conoscere ma, a quanto pare, non conosce.

Giornalia: Questo non ci è dato sapere con certezza, magari proveremo a contattarlo per offrirgli la possibilità di ragguagliarci in merito. Senta Professore, per concludere un’ultima domanda, che sposta la questione sul piano “internazionale”: può riferirci come viene vista la frattura oggi prodottasi nel Grande Oriente d’Italia dalle Obbedienze estere? Intanto, essa è conosciuta? E se sì, suscita preoccupazione?

Bonvecchio: Che io sappia, ma contatti espliciti e diretti personalmente non ne ho avuto, le Obbedienze estere sono al corrente di tutto quello che accade in Italia. Poi, sa, esattamente come vale per gli Stati difficilmente entrano nel merito di questioni che trascendono l’orizzonte nazionale. Sono comunque convinto che dovendosi ricorrere, più o meno massivamente, al Giudice esterno, e ci dovessero essere problemi sotto questo aspetto… ovvero – lo dico più chiaramente – in caso di conflitto tra la normativa interna al G.O.I., o sue particolari interpretazioni, e le Leggi dello Stato italiano, allora potrebbero esserci delle conseguenze. Però, non lo posso affermare con certezza, in quanto – e lo ripeto ad ulteriore puntualizzazione – non ho mai parlato direttamente con Gran Maestri esteri. Posso invece dichiarare di essere a conoscenza del fatto che molte Obbedienze estere sono in possesso della documentazione relativa a questa vicenda; d’altronde mi pare che voi stessi abbiate pubblicato articoli in lingua inglese… perciò… Lei sa che il web è uno spazio universale, come la massoneria. Ad ogni modo, anche per il rispetto che sento di avere verso tutti i Fratelli del G.O.I., non mi sono permesso si parlare direttamente con nessuno, né nessuno mi ha contattato.

Giornalia: Bene, Professore, per noi l’intervista è finita. Vuole aggiungere ancora qualcosa?

Bonvecchio: Mi sembra che ci siamo detti tutto.

Giornalia: Allora La ringraziamo per la Sua disponibilità, per la Sua cordialità, e per la franchezza con la quale ha voluto rispondere alle nostre domande.

Bonvecchio: Grazie a Voi per la gentilezza.

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Il Dispositivo di espulsione del Professor Claudio Bonvecchio dal Grande Oriente d'Italia

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Chi è Claudio Bonvecchio


Già Professore ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali presso il Corso di laurea in Scienze della comunicazione della Università degli studi dell’Insubria (Verese). Nasce il 20 gennaio 1947 a Pavia.

Onorificenze

Ha ricevuto il Premio “Pax Dantis 2009” del Centro Lunigianese di Studi Danteschi; il Premio Internazionale alla Carriera “Juan Montalvo 2015” dell’Equador; la Legion of Honor dell’International Order of De Molay. È Membro Onorario del Supremo Consiglio internazionale dell’Order of de Molay. È Presidente Onorario dell’Associazione Culturale e Filantropica “Va pensiero libero” di Milano, nonché della Fondazione “LUX LUCIS” sempre di Milano. È Socio onorario della “Società Alchemica Italiana”. È Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; Cavaliere Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro; Cavaliere del Circolo di Cultura e Scienza Piri Piri; Commendatore di Merito dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Hierusalem, nonché Nobile di Firenze e Consigliere Nazionale dell’Antico consiglio mediceo dei Dugento.

Curriculum universitario

Laureatosi in Filosofia Teoretica presso l’Università di Pavia, diventa Borsista, Contrattista e Ricercatore (in Filosofia Teoretica) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa Università di Pavia. Nel 1987 diventa Professore Associato di Filosofia della Politica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo e nel 1990 si trasferisce alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Trieste, come Professore Associato di Storia delle Dottrine Politiche. A partire dal 1994 è Professore prima Straordinario e poi Ordinario di Filosofia della Politica ancora presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Trieste (nella sezione staccata di Gorizia - Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche - in seguito nel Corso di Laurea in Scienze Politiche a Trieste) dove conserva l’insegnamento di Storia delle Dottrine Politiche sino all’a.a. 2000-2001. Ha insegnato nell’Universidad Nacional de México e tenuto conferenze alla Fondazione “Vocation Humana” di Buenos Aires. È stato Docente e Responsabile di un modulo d’insegnamento nel Master Europeo in “Medical Humanities 2002-2004”. A partire da 1° ottobre 2001 è Professore Ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali nel Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione della Facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell’Università degli Studi dell’Insubria, tenendo per supplenza anche l’incarico di Comunicazione Politica e di Linguaggi politici. Dall’a.a. 2006-2007 insegna Simbologia Politica nel Corso di Laurea Specialistica di Teorie della comunicazione e Antropologia Culturale. In congedo dal 1° novembre 2017.


Incarichi universitari ricoperti

È stato membro della Giunta del “Centro Servizi dell'Università di Trieste”, sede di Gorizia; membro (di nomina ministeriale) dell’IRRSAE del Friuli-Venezia Giulia; Direttore letterario della rivista “Letteratura e Tradizione”; Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e poi membro del Senato Accademico dell’Università di Trieste, rispettivamente dal 1995 al 2001 e dal 2000-2003. Dal 1° novembre 2002 è stato per undici anni Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione nell’Università dell’Insubria e qui, dal 2003 e per otto anni Vicedirettore del Dipartimento di Informatica e Comunicazione dell’Università. Dall’a.a. 2003-2004 sino al 2015-2016 è stato Coordinatore del Dottorato in Filosofia delle Scienze Sociali e Comunicazione Simbolica. Dal 2004 è stato per nove anni membro del Comitato Scientifico dell’“Insubria University Press” e dal 2005 membro e Direttore del Consiglio Scientifico del Centro Speciale sulla Simbolica Politica e delle Forme Culturali dell’Università dell’Insubria.


Incarichi scientifici e pubblici

Dalla 1986 al 2016 è stato Rettore del Collegio Universitario “C. Golgi II” dell’Università e dell’I.S.U. di Pavia; e nel tempo Presidente dell’Associazione per gli Studi Simbolici Politico-Giuridici; Direttore e responsabile del Progetto “Tecnico Superiore di Comunicazione e Pubblicità” della Regione Lombardia in collaborazione con l’ENAIP (Varese); socio dell’Institut International d’Etudes Européenne “Antonio Rosmini” di Bolzano; socio fondatore dell’Istituto Superiore di Studi “Girolamo Cardano” di cui è stato Direttore Scientifico, nonché dell’Istituto Mitteleuropeo-Mediterraneo di Studi Politici Superiori di cui è membro del Consiglio di Direzione. È altresì membro del Comitato Scientifico della Collana “Il Limnisco” della Franco Angeli Editore, e di quelli dei “Quaderni di Simbolica” e del “Centro di Studi Internazionali sul Simbolico” dell’Università degli Studi di Messina. È ancora membro del Comitato di Lettura della Rivista “Oltrecorrente”, dei Comitati Scientifici delle riviste “Atrium”, “Secretum”, “Symposium” e “Metabasis.it”, e del Centro Europeo di Studi su Mito e Simbolo. È Direttore (insieme con Elio Jucci) della collana “Abraxas” di Studi Gnostici per la Casa Editrice Mimesis di Milano e Direttore (insieme con Pierre Dalla Vigna) della collana “Il Caffé dei Filosofi” sempre per la Casa Editrice Mimesis di Milano. È Presidente Onorario del Comitato Scientifico del Centro Studi “Daimon” di Jamiano - Doberdò del Lago. Sue partecipazioni sono altresì segnalate in Redazioni, Case editrici e Centri studi recanti un’altra cinquantina di denominazioni in varie regioni d’Italia.


Incarichi professionali e pubblici ricoperti

È stato negli anni giovanili uno dei Responsabili Nazionali della Branca Esploratori e della Formazione Capi dell’Associazione Scout Cattolici Italiani; Segretario cittadino e membro dell’esecutivo regionale lombardo del Partito Socialista Italiano (da cui è uscito negli anni Ottanta per non più iscriversi ad alcun partito); presidente del C.d.A. del Civico Istituto Musicale “F. Vittadini” di Pavia; Docente di “Problemi Socio-Politici dell’Area Mediterranea” nella Libera Università Italo-Araba di Palermo che ha contribuito a fondare, nonché docente alla Libera scuola di terapia analitica di Milano; Coordinatore nazionale del Settore Filosofico-Politico della Società Italiana di Filosofia del Diritto e della Politica; Consulente scientifico della Fondazione ERANOS di Ascona; Consulente dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia; Consigliere della Fondazione Umanitaria di Milano e della Fondazione Einaudi di Roma; Presidente della Giuria del Premio Nazionale intitolato a Bent Parodi di Belsito e membro di numerose commissioni ministeriali ed accademiche.


Le sue pubblicazioni (fra saggi, articoli, monografie) sono oltre trecento ed innumerevoli gli interventi su giornali e periodici (nazionali ed esteri) e le prefazioni a libri di vari autori.

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Il nostro ringraziamento

Ci pare doveroso ringraziare, come Redazione, il Professor Claudio Bonvecchio per la conversazione, tanto ricca ed articolata, che egli ci ha accordato. Essa contiene numerosi stimoli alla riflessione anche civile, non soltanto massonica, di quanti, al di là delle appartenenze, nutrono il sentimento della patria politica (quella nazionale) e della patria umanitaria (quella universale).

Abbiamo creduto, data la lunga e qualificata collaborazione con Giornalia.com, di chiedere a Gianfranco Murtas, autore di molti libri e, da quasi mezzo secolo, di una infinità di articoli sulla storia tanto della democrazia repubblicana quanto della Libera Muratoria, sarda in particolare, una opinione. Segue il breve testo che ci ha inviato.


Una riflessione di Gianfranco Murtas

Sono frastornato e più ancora addolorato (ed ammalato) per quanto avvenuto di recente in campo GOI e fatico ad intervenire ancora, dandomi oggi soltanto perché sollecitato ed a chiudere idealmente i cinquanta libri sulla storia massonica sarda, integrati dai quattro sulla “vicenda Bovio” (e poi anche Mattarella) che ha segnato l’ultimo triennio mestamente polemico. La mia radicata opinione è che non possa la nostra piccolezza diminuire il prestigio del meglio, non possa la piccolezza degli uomini offuscare realtà ed apparenza del Grande Oriente d’Italia, costituendo esso una componente rilevantissima del patrimonio morale della nostra nazione ed una formula umanistica necessaria ai tempi. Mi riferisco al passato e al presente, credo anche al futuro, ai tempi che la Libera Muratoria attraversa associandoli in intima combinazione ai luoghi geografici che ha l’arte di saper affratellare, tutto relativizzando, cioè storicizzando criticamente, e tutto richiamando ad unità.

Cento anni fa, a ridosso della marcia su Roma, il GOI fu travagliato, a livello centrale ed a livello periferico, dal dibattito fra chi ebbe tempestiva cognizione, o percezione, degli sviluppi che si sarebbero generati da tanta animosa e sfrontata premessa, e chi considerò il fenomeno o passeggero, utile a riequilibrare, anzi assorbire le pulsioni sindacali socialiste e sanare la diffusa nevrastenia conseguente alla smobilitazione, o addirittura da carezzare perché inteso come prodotto della nuova Italia postbellica, quella combattentistica, che reclamava riconoscimento in superamento dell’Italietta notabilare degli ultimi trenta-quarant’anni. Ne seppero qualcosa, o molto, le logge, anche in Sardegna, e in Sardegna soprattutto quelle di Cagliari, di Iglesias e di Oristano che patirono salassi gravi dei loro piedilista a pro dei nuovi padroni del campo.

Cento anni dopo, ridotte al nulla le categorie del pensiero politico che per secoli avevano guidato i processi democratici, costituzionali e nazionali del continente e di tanta parte del mondo, elaboriamo anche noi sardi la mestizia del risultato: i fasciomori nella maggioranza consiliare alla Regione e nel capoluogo, così come registriamo la destra – sciovinista ed antipatriottica per definizione, fanfarona e pagana – alla guida del governo nazionale.

La massoneria, per la sua trasversalità, poteva essere il campo privilegiato di una impegnativa lettura critica del presente e di una fattiva dedizione repubblicana, a sostegno della trasparenza ed efficacia delle istituzioni cioè, perché l’attuale società liquida, figlia perfetta del pensiero debole che fu teorizzato da Vattimo or quasi mezzo secolo fa, non poteva aver cancellato la memoria delle radici e delle identità: la massoneria italiana, che pur ha vissuto e vive della universalità derivante dalla carta degli “Antichi doveri” e vive della sua esperienza ideale tre volte secolare (a pensarla dalle prime sperimentazioni fiorentine del Tommaso Crudeli e dalle speculari persecuzioni della tarda inquisizione romana), non poteva e non può, a mio avviso, dimenticare quanta universalità sia esistita nelle stesse fatiche dei suoi uomini impegnati nel risorgimento nazionale: quanta universalità c’era nella liberazione di Roma dalla teocrazia, quanta universalità, cioè virtuosa cattolicità, c’era nello sforzo unitario del 1859 e del 1866 e nel famoso 20 settembre, nello stesso compimento territoriale scaturito dalla grande guerra e contro l’autocrazia oppressiva delle nazionalità e della democrazia liberale.

Quella massoneria pensata da Cavour come longa manus del liberalismo monarchico, in chiave dialettica dunque rispetto a Garibaldi ed ai garibaldini dell’impresa dei mille, conobbe presto un suo riequilibrio ideale ed operativo nel contributo fornitole dalla componente detta scozzese che, dai tempi di Firenze capitale fino al 1919-1920, fornì sempre gran maestranze democratiche, comprensive di un mazzinianesimo fertile in ogni stagione. Così da De Luca a Ferrari passando per Frapolli, Mazzoni, Petroni, Lemmi e Nathan. E così riprese con Laj e poi anche con Cipollone, che era stato anche lui, come Laj e come Francesco Cocco Ortu e Nello Rosselli, come Mario Berlinguer ed Ezio Mereu, tra i firmatari nel 1924 del famoso manifesto di Giovanni Amendola.

In parallelo a quella nazionale, la massoneria sarda visse di queste compresenze che già parlavano, e dal fronte moderato liberale e da quello progressista radical-repubblicano e poi socialista, di ecumenismo laico, di trasversalità associativa che coinvolgeva le minoranze religiose almeno protestantiche, gli uomini dell’esercito e quelli della scuola formativa, delle cattedre universitarie e della scienza, dell’arte e delle professioni, dell’amministrazione pubblica e dell’impresa. Quell’anima laica che riportava ai grandi del risorgimento nella originalità degli apporti e s’irrobustiva della riflessione autonomistica del primo sardismo di matrice repubblicana ha resistito fino a tempi non lontani. L’aver perduto, in questi decenni più prossimi, un tale riferimento ideale alto, che per centocinquant’anni l’aveva portata a compiere la sua missione, infine modesta forse ma sempre generosa, molto generosa, e la perdita di una generazione che comunque aveva saputo tesaurizzare quanto derivatole dalle precedenti hanno condotto, a mio parere, ad uno smarrimento progressivo che mi pare quasi totale, sicché si è arrivati all’incredibile. Dico precisamente e vedendola da un osservatorio che pur parrà soltanto provinciale, eccentrico e dunque limitato: al punto che da parte di alcuni graduati senza cervello si è perfino giocato all’insulto gratuito e volgare, e davvero paradossale, alla stessa Libera Muratoria, alla sua ritualità ed alle sue figure magistrali storiche, e insieme agli uomini della Repubblica d’oggi, a partire dai presidenti emerito ed in carica. Ma di più ancora: ha condotto ad uno smarrimento che ha implicato, soffocandola nell’abulia, la pressoché totalità della militanza, silenziosi gli artieri davanti al misfatto, incapaci d’intervenire a rimedio, incapaci anche di pretendere dai vertici obbedienziali una autorevole e responsabile presa di posizione correttiva, come poté fare – moralizzando a Napoli – Giovanni Bovio, già grande oratore di statura immensa, incaricato dai gran maestri Lemmi e Nathan.

La sofferenza del professor Bonvecchio credo di capirla, anche se immagino non nasca dalle stesse mie premesse. Egli ha vissuto nell’accademia e nelle relazioni culturali continentali, non saprei di più di lui e delle sue cose, oltre a quanto ne ha riferito egli stesso o ne dica un curriculum vitae di prim’ordine e di legittimo orgoglio. So che a Cagliari vanta molti amici ed estimatori, ma che al dunque sono rimasti sottotraccia… Egli ha patito manifestazioni di arroganza e l’arroganza dei rovesciamenti di scale valoriali: la cosa pare indubbia, ma io non posso e non voglio entrare nelle vicende interne al GOI d’oggi, siano esse gestionali o regolamentari. Circa quanto fu all’origine dei recenti stordimenti – la riflessione critica sulla rielezione dell’ottimo presidente Mattarella a fronte del nulla creativo del sistema dei partiti parlamentari – mi allineo interamente, da repubblicano ed azionista, a lui e a Salsone: è evidente che sia accaduto a Montecitorio ciò che in quella proiezione dell’web si era rappresentato, sì mi pare ipocrita che non lo si riconosca e ipocrita chi non lo riconosca. E credo avessero tutto il diritto di dirlo e di scriverlo, a Milano, Bonvecchio e Salsone; lo status di cittadinanza consente ed esige sempre libertà di pensiero e confronto dialettico.

Fra la Sardegna massonica e la Lombardia massonica i rapporti storici sono stati importanti: ricorderei la figura dell’ambasciatore Salvatore Pes di Villamarina – dei Villamarina tempiesi – il luogotenente generale Savoia e prefetto postunitario di Milano, ricorderei almeno una ventina di sardi iniziati nel passaggio di secolo, fra Otto e Novecento, nelle logge di Milano e Sondrio, di Lodi e Brescia, di Pavia anche, la Pavia che anche negli ultimi decenni del Novecento fu vicina alla Fratellanza sarda nel nome di Giorgio Asproni celebrato dal magnifico circolo dei sardi, apostoli il mazzinianissimo professor Arturo Colombo, di quella università, e il sardista repubblicano professor Tito Orrù, premiato con il collare GOI della Galileo Galilei a palazzo Sanjust, mi pare nel 2006…

Ma davvero quanti furono i sardi iniziati in Lombardia! professionisti soprattutto (fra avvocati ed ingegneri), ma anche pubblicisti, artisti come Bovi Campeggi e Carlo Cantoni (celebrato scultore iglesiente) e impiegati, perfino un pretore, lui alla sondriese Maurizio Quadrio – era Aurelio Zonchello di Sedilo, proveniente da una famiglia che aveva dato anche altri artieri alle logge sarde, giusto come i Massenti di Sardara pure essi iniziati in Lombardia –, ufficiali dell’esercito e studenti promessi alla medicina… Nel novero ricorderei anche Rinaldo Caddeo, prolifico scrittore e biografo di Carlo Cattaneo, e menzionerei anche Armando Sechi, ingegnere di altissima professionalità, che purtroppo poi scivolò negli allettamenti del regime ma fu da tutti sempre riconosciuto di specchiata rettitudine… Ci ripenso: in maggioranza si trattava di sassaresi, nell’anno di iniziazione erano in prevalenza trentenni, giovani insomma e promesse… Furono accolti nella Giosuè Carducci di Milano, nella Cisalpina-Carlo Cattaneo pure del capoluogo, nella pavese Gerolamo Cardano…

E dai tempi recenti, recentissimi anzi, mi risale alla mente e al sentimento il nome di Alessandro Mancini, meraviglioso artiere della milanese Dante Alighieri, lui di massone figlio e lui di massone nipote da bisnonno materno Villafranca, oggi congiunto con il padre in una nicchia del nostro cimitero di San Michele segnalata dalla sagoma d’una foglia di acacia… Per diversi anni, fino alle restrizioni imposte dal covid, ho avuto la personale soddisfazione di guidare ai nostri due camposanti – il monumentale ed il civico – le logge cagliaritane (e anche nuoresi) nei percorsi lotomistici definiti là dalla storia e definiti qua dalla cronaca delle nostre umane consuetudini. Capitolo chiuso.

Naturalmente, numerosi sono stati i lombardi iniziati nelle logge isolane, tanto più nel primo Novecento: da Mantova (il sarto Arbuzzi trasferitosi a Carloforte, in carico alla Fede e Lavoro cagliaritana, la loggia stessa di Efisio Marini il pietrificatore e di Francesco Barrago il darwinista), da Crema, naturalmente da Milano e anche da Pavia (come Umberto Rossi, di Bankitalia, artiere della storica Sigismondo Arquer cagliaritana) o da Voghera (come Francesco Nascimbene, ricevitore del Dazio ad Iglesias ed artiere dell’iglesiente Ugolino, e altresì da centri minori o minimi forse, come Treviglio (vedi Gino Bernabò Silorata, così impegnato nella Corda Fratres universitaria e poi nella società nazionale Dante Alighieri) ed Ottobiano (in Lomellina)… Erano funzionari di banca, artigiani e industriali, militari di carriera chi capitano di fanteria, chi tenente di vascello, ecc.

Vien da dire che le derive cominciano a materializzarsi dalle scortesie dell’uno all’altro e dalle parole grosse e di troppo che possono pronunciarsi all’interno di quegli aggregati che invece dovrebbero alimentare in sé sani confronti per progettare i virtuosi contributi al bene generale. E so che il segno si era passato proprio su questo fronte premonitore e d’avviso (fino alle mani alzate e alle spintonate), a Cagliari, in parallelo ad un inquinamento qualunquistico che fu sempre la paura grande di Alberto Silicani galantuomo, che il fascismo lo aveva patito dalla sua prima disoccupazione lavorativa e per vent’anni.

Le grandi correnti del pensiero politico continentale – liberalismo, democrazia, radicalismo, riformismo, socialismo – non potevano e non possono mai dirsi estranee ad una società “di tradizione” come la massoneria che pure è estranea del tutto ad ogni gara partitica. Ma la politica è figlia della cultura, è pensiero tradotto in azione, e la massoneria di Garibaldi e di Nathan o di Ferrari, anche del cagliaritano Guido Laj, come mai potrebbe dirsi lontana da una sensibilità etico-civile di impegno pubblico? E dimenticando o saltando i fondamentali si è arrivati a imbrattare con male parole i labari, addirittura i labari che sono la santa rappresentazione di una collettiva soggettività in opera. Si è arrivati a rubare una torah! la torah donata da Virginio Condello, meraviglioso artiere che seppe associare Caritas diocesana e loggia… Si è arrivati ad assaltare clandestinamente i forzieri delle segreterie, insieme lasciando tracce non commendevoli proprio nei luoghi deputati all’incontro di pensiero e sentimento. Di tutto questo abbiamo letto la testimonianza avvilita ma pur impotente di molti.

Sulla vicenda Bovio e Mazzini e 25 aprile e Mattarella-Napolitano-Fico ecc. io stesso inviai a suo tempo, era l’agosto 2020, una lettera all’attuale gran maestro. Successivamente egli, intervistato dall’Unione Sarda escluse tassativamente che autore di qualche abuso, dei maggiori abusi, potesse essere chi invece lo era per davvero, il quale continuò ad iniziare i cosiddetti profani ed a brindare ritualmente la sera al signor presidente già insultato la mattina. È chiaro che non si volle tener conto di quanto riferito, né io mi sono sentito di insistere nelle obiezioni (o di contrastare altre diserzioni, come quella del presidente nazionale dell’AMI): mi interessava soprattutto, testimoniandolo, che il nome solenne di Giuseppe Mazzini e di Giovanni Bovio fosse rispettato ed il prestigio delle istituzioni repubblicane e del presidente Mattarella fosse protetto.

Quasi mezzo secolo fa m’incontrai a Palazzo Giustiniani con il gran maestro Lino Salvini, con Pasquale Bandiera, presidente nazionale della LIDU e poi anche deputato e uomo di governo, e con Marisa Bettoja, massima dignitaria di quell’Ordine della Stella d’Oriente che a Cagliari aveva avuto una forte presenza e l’agibilità di palazzo Chapelle dal 1971 con il suo capitolo Sandalyon U.D. Fu, quello, un incontro interregionale assai costruttivo e, per me allora giovane delegato del Collegio circoscrizionale sardo e inviato in missione dal presidente Mario Giglio, amico mio e maestro caro e indimenticato, anche formativo. Ho avuto contatti di varia natura ed intensità con i gran maestri Gamberini, Battelli e, naturalmente, Corona, fino a Gaito. Ne ho ammirato la civiltà dialogica che nella mia Sardegna ho trovato in uomini di forte carattere ed intima bontà come Paolo Carleo e appunto Mario Giglio ed innumerevoli altri – da Vincenzo Delitala a Tancredi Pilato, da Vittorio Sallemi a Virgilio Lai a Leopoldo Biggio – la cui memoria porto in me, in questo residuale tempo che mi tocca vivere.

Non so più se vi sia relazione fra quel mondo e questo d’oggi chiamato a conquistare il futuro. E questa incertezza e questo disincanto li ho somatizzati come un lutto personale, anche perché avverto l’inadeguatezza dell’oggi non pudicamente nascosta ma invece illogicamente ostentata come nuova tavola valoriale: e così m’è sembrato essersi cementata la confusione morale di tanti o troppi che pur avevano giurato di volersi identificare, per vocazione o per conquista, nella quotidianità dell’esistenza del più marginale degli uomini da sollevare – come fanno i fantastici operatori della Casa della Fraterna Solidarietà di Sassari –, e di voler faticare nel concreto per il progresso, civile e materiale, della umanità, certo oltre ogni sovranismo d’accatto.

Ho ritrovato i testi delle celebrazioni di Giovanni Bovio tenute a Cagliari ed a Sassari all’indomani del suo passaggio all’Oriente Eterno, della sua scomparsa sopraggiunta nell’aprile 1903. E spererei che nella prossima primavera il rinnovato Collegio regionale sardo volesse onorare il 120° anniversario di quella morte con un convegno proprio su Bovio e la Sardegna… Così per dire del tutto superato l’inciampo grave di questi ultimi anni del quale è esemplare e rivelatrice sintesi il verso di una lettera che il 28 agosto 2021 mi indirizzò il Venerabile (!) d’una loggia locale, difendendo chi aveva dileggiato tanto gigante spupazzandone il busto, quello stesso che nel 2008 io avevo portato nella casa massonica (la quale l’aveva perso, per sequestro di polizia, nella perquisizione fascista del 1925): «…invece Giovanni Bovio non lo abbiamo mai conosciuto e né teniamo a conoscerlo».

Tutto qui.



Fonte: Redazione
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