Così fan tutte (e tutti) nell'allestimento di Mario Martone al Lirico di Cagliari
di Giuseppe Speranza

Così fan tutte, dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte e musica di Wolfgang Amadeus Mozart, la cui ultima esecuzione a Cagliari risale a 13 anni fa, viene proposta in un allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli che risale alla stagione 1998-1999 e che, all’epoca, segna il debutto nella regia lirica di Mario Martone, noto regista cinematografico e teatrale, nel suo debutto questa volta a Cagliari.La regia e le scene di Sergio Tramonti sono riprese da Raffaele Di Florio, i costumi di Vera Marzot sono ripresi da Rossana Gea Cavallo, mentre le luci di Pasquale Mari sono riprese da Gianni Bertoli.
L’allestimento muove da un’idea teatrale del regista Mario Martone, diventata poi connotante, ossia quella di sbalzare l’azione dal palcoscenico verso la platea, avvicinando i protagonisti al pubblico, così da rendere meglio percepibili gesti ed espressioni. Due praticabili laterali lignei messi ad abbracciare la buca e affacciati sull’orchestra, servono a cancellare in parte la distanza fisica ed emotiva tra lo spettatore e la scena. L’allestimento è caratterizzato inoltre da due letti singoli, separati e disfatti, uno di ferro, l’altro di legno, materiali che rispecchiano la personalità delle due protagoniste, l’uno conduttore (Dorabella), l’altro isolante (Fiordiligi), posti su un'ampia pedana lignea leggermente aggettante che occupa il centro del palcoscenico. Cornice del dramma giocoso, con la sua luce, è il golfo di Napoli, città dove è ambientata l’intera azione scenica. Il palcoscenico infatti si arricchisce sullo sfondo di una finestra che si affaccia sul mare, sul golfo di Napoli, per rimarcare un certo calore mediterraneo.
Alessandro De Marchi, noto direttore d’Orchestra e clavicembalista, specialista nel repertorio barocco e classico, debutta sul podio cagliaritano e dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico di Cagliari. Il maestro del coro è Giovanni Andreoli. L’accompagnamento al cembalo è di Clorinda Perfetto.
Si alternano nel ruolo di Fiordiligi Ana Maria Labin e Valentina Mastrangelo; Mara Gaudenzi e Francesca Sassu sono Dorabella; mentre Mauro Borgioni e Davide Peroni sono Guglielmo; Antonio Mandrillo e Pietro Adaini sono invece Ferrando; Cristin Arsenova è Despina; mentre Paolo Bordogna è Don Alfonso.
In quest'opera, definita da Massimo Mila "una grandiosa commedia della menzogna”, la sceneggiatura segue una trama simmetrica e decettiva, mentre la musica esprime il trionfo della dissimulazione. Due ufficiali, Ferrando e Guglielmo, scommettono con il cinico anziano e filosofo Don Alfonso sulla fedeltà delle loro fidanzate, le sorelle Dorabella e Fiordiligi. I due fingono di partire per la guerra e ritornano travestiti da "albanesi" per sedurre l’uno la fidanzata dell'altro, aiutati dalla cameriera Despina.
Dopo iniziali resistenze le due sorelle sembra reagiscano secondo le convenzioni sociali (“Ragazzaccia tracotante, / che fai lì con simil gente? / Falli uscire immantinente, / o ti fo pentir con lor”). Dorabella: (“Smanie implacabili che m’agitate”) e Fiordiligi: (“Temerari! Sortite./Fuori di questo loco… Come scoglio immoto resta”), per poi cedere alle lusinghe dei due nuovi ammiratori mascherati. L'opera si conclude con un doppio matrimonio simulato e la scoperta dell'inganno, chiudendosi con una morale sull'accettazione delle debolezze umane e sulla necessità di lasciarsi guidare dalla ragione (“Fortunato l'uom che prende / Ogni cosa pel buon verso, / e tra i casi e le vicende / Da ragion guidar si fa. / Quel che suole altrui far piangere/ Ta per lui cagion di riso, / E del mondo in mezzo ai turbini / Bella calma proverà”). Non v’è tuttavia una vera soluzione del dramma giocoso, è un finale aperto, tutto da scrivere, e in ciò risiede l’attualità dell’opera.
Guido Barbieri, storico della musica e drammaturgo italiano, durante la presentazione dell’opera al Teatro Carmen Melis del Lirico di Cagliari, ha sottolineato come nel Così fan tutte “sotto l'involucro degli stereotipi e delle maschere, corre una riflessione filosofica sul tema della vacuità e della impermanenza dei sentimenti e dei valori umani, ben più profonda rispetto alla superficiale e stereotipata visione dell'opera che la vuole invece centrata solo sul tema dell’infedeltà”. Per Barbieri questo aspetto emerge dal confronto delle due coppie di amanti, perfettamente speculari, quasi indistinguibili, e di pari rango sociale: Guglielmo/Fiordiligi e Ferrando/Dorabella. "Dai caratteri di questi personaggi si evince come queste coppie non abbiano alcuna affinità (elettiva). Attraverso il travestimento e l'inganno ordito da Don Alfonso - prosegue Barbieri - si scopre invece che le “unioni vere e autentiche” sono paradossalmente quelle nate attraverso l’espediente della “maschera”. Tuttavia, nel finale, i protagonisti ritornano con i loro rispettivi amanti, come le regole della buona società impongono”. "Ciò che resta allo spettatore - conclude Barbieri - alla fine è un profondo senso di struggente malinconia. Quel ritorno all'ordine rappresenta un po’ la rinuncia alla vita, alla vitalità, alla realtà. Ci rimettiamo in ordine, ci adeguiamo a un reticolo di convenzioni che non sono quelle della vita reale, ma della vita sociale, delle convenzioni del tempo. L'emblema musicale dell'opera - ha concluso - è il meraviglioso terzetto "Soave sia il vento", di profondissima e infinita nostalgia. Al termine di questa “scuola degli amanti", i quattro giovani protagonisti non sono più gli stessi: hanno abbandonato la giovinezza per entrare nell'età adulta attraverso l'esperienza della perdita, della mancanza, del distacco, della disillusione”.
Così fan tutte si distingue per un libretto che non è l’adattamento di una fonte letteraria o teatrale preesistente. C’è un elemento particolare nella trama dell’opera - spiega Vincenzo Borghetti - che non trova riscontro nella letteratura e che invece rivela un legame significativo con il teatro di parola francese del tempo: la disposizione simmetrica dei personaggi che vede contrapposte due coppie di amanti di pari rango sociale e l’asse Don Alfonso-Despina. Quest’ultima coppia, seppure di diversa estrazione sociale (lui un aristocratico, lei una cameriera), funge da motore dell’azione, e in scena sono i protagonisti veri dell’opera per tutto il tempo scenico.
Gli amori ottocenteschi - prosegue Borghetti -, quelli della grande letteratura e delle grandi opere, sono trattati con la massima serietà, sono tristi e facili al pianto perché finiscono male e lo fanno in modo eroico o in modo altrettanto eroico mettono in scena la fedeltà incrollabile - pensiamo a Tristano e Isotta, o alla Traviata, al Fidelio o al Don Carlos -. In Così fan tutte - puntualizza Borghetti - l’approccio è diverso, l’opera è un dramma giocoso in cui non sono solo Ferrando e Guglielmo, istigati da Don Alfonso, a tirare uno scherzo alle loro fidanzate, ma anche Fiordiligi e Dorabella mostrano intenzioni simili. Come quando Fiordiligi riferisce alla sorella Dorabella: (“Mi par che stamattina volentieri / Farei la pazzarella: ho un certo foco, / Un certo pizzicor entro le vene… / Quando Guglielmo viene... se sapessi / Che burla gli vo' far!”(atto primo scena II).
Nessuna eroina romantica - conclude Borghetti - nemmeno quelle delle opere comiche, si sarebbe mai sognata di dichiarare i propri “bollenti spiriti” come fa Fiordiligi all’inizio dell’opera, né di darsi da fare per dar loro sfogo come accade nel proseguo dell’opera. Isabella ne L’Italiana in Algeri, Adina ne L’elisir d’amore, Norina nel Don Pasquale, sono tutte donne che non rivelano il minimo accenno di desiderio erotico.
Ana Maria Labin e Valentina Mastrangelo ci restituiscono una Fiordiligi dal carattere molto complesso. Dall'impegnativa aria “Come scoglio” le protagoniste fanno emergere con bravura il suo carattere spigoloso e rigido, la sua superiorità morale rispetto a quella della spensierata sorella, Dorabella, interpretata da Mara Gaudenzi e Francesca Sassu, anche quando cede con toni disperati alla corte del travestito Ferrando, interpretato da Antonio Mandrillo e Pietro Adaini. Nel duetto “Ah guarda, sorella” (Atto I scena II) - spiega Lidia Bramani, docente e musicologa - siamo nella fase dell’amore felice e totalizzante che Mozart e Da Ponte vogliono farci conoscere proprio per la bellezza che esprime. Delle due ragazze, Fiordiligi - prosegue Bramani - è quella inoltre che fa più fatica ad accettare un coinvolgimento così repentino, che cerca di ribellarsi a questo nuovo sentimento che è sbocciato in lei per Ferrando. Ferrando e Fiordiligi hanno fioriture vocali simili, un carattere che li fa attrarre irresistibilmente dal punto di vista musicale per tutta l’opera. Per comprendere fino in fondo la complessità del personaggio, l’aria “Come scoglio immoto resta”, ci dice che Fiordiligi resterà ferma come uno scoglio dagli attacchi dei venti, perché lei è convinta che ce la farà a non cedere.
Il Terzettino “Soave sia il vento” - prosegue Bramani - è uno dei momenti più alti e meravigliosi dell’opera, quando le ragazze, insieme a Don Alfonso, interpretato da Paolo Bordogna, augurano un buon viaggio ai loro amanti. Le due dame sono sinceramente affrante perché convinte di non rivedere mai più i loro fidanzati. In “Soave sia il vento”, Don Alfonso, vero protagonista in scena con Despina, interpretata da Cristin Arsenova, è invece totalmente preso dalla situazione, perché è vero che il viaggio è fittizio e che gli ufficiali non stanno andando via, ma - spiega Bramani - è vero anche che questo viaggio è un viaggio “simbolico” il cui approdo per i protagonisti è profondo e lacerante.
Con l’aria “Un'aura amorosa” di Ferrando, interpretato da Antonio Mandrillo e Pietro Adaini, siamo di fronte a una delle più belle arie per tenore mai scritte da Mozart con una melodia dolcissima, vera espressione di un cuore straripante d’amore, che "mette in risalto tutta la nobiltà d'animo di Ferrando e dà adeguata veste musicale all'elevatezza dei suoi sentimenti (Heartz)”.
Giungiamo nel momento finale dell’opera - prosegue Lidia Bramani - ossia al “brindisi”, nel momento in cui i protagonisti stanno sposando le due ragazze sbagliate, e loro si fanno sposare. Hanno già chiamato il Notaio, che anche questa volta è Despina travestita da Notaio Beccavivi (nel senso che la legge, la giustizia “becca” e si fa “gioco” solo dei vivi!). “E nel tuo, nel mio bicchiero”, momento musicalmente sacrale, c’è un contrappunto a tre - spiega Bramani - che coinvolge Dorabella, Fiordiligi e Ferrando. Guglielmo, interpretato da Mauro Borgioni e Davide Peroni, all’inizio sta in disparte e dice “Ah, bevessero del tossico” perché ovviamente sta commentando il fatto che le due ragazze stanno brindando ad un matrimonio che non è quello che lui aveva sperato che fosse.
E arriviamo all’ultimissimo finale - conclude Lidia Bramani - in cui Alfonso tira le somme e ricompone le coppie che ha “ingannato ma per disingannare” e che adesso sono pronte ad affrontare una vita insieme. E il finale è affidato a tutti e sei i personaggi stesi sui due letti singoli che si fanno uno solo che inneggiano alla capacità dell’uomo di ridere e quindi di affrontare con levità i problemi dell’esistenza. Non è il riso beffardo di chi si fa gioco, è il riso pacificante frutto di una filosofia di vita, chiosa Lidia Bramani.
Mario Martone nel suo allestimento teatrale andato in scena al Lirico di Cagliari ci conduce con maestria dentro questo giuoco delle coppie, solo in parte innocente. Così fan tutti è un dramma giocoso, un gioco fitto di travestimenti che sostiene l’intero dramma. Intervistato da Stefano Valanzuolo, Martone riferisce che la componente ludica in Così fan tutte è fondamentale. Tutta la storia è resa - spiega Martone - con mano leggera, portata in scena con vitalità e allegria. Sul travestimento, come nella migliore tradizione shakespeariana, si impernia tutta la trilogia Da Ponte. è un espediente narrativo imprescindibile - prosegue Martone - attraverso il quale si sperimenta il meccanismo del teatro nel teatro. Alla fine il travestimento è uno stratagemma psicologico, utile a svelare più che a nascondere le vere intenzioni, a scandagliare gli stati d’animo e i sentimenti dei protagonisti dell’opera, oltre ad ampliare le possibilità registiche e drammaturgiche. Ma l’opera è fondamentalmente e intimamente un dramma, seppure giocoso. Quello che vive Fiordiligi, per esempio, è un dramma, quasi un lutto. Lei, convinta di amare Guglielmo, si rende conto di come l’evolversi dei fatti la stia portando, invece, lontano dal suo amato, e ne prova intimo e profondo dolore.
Ma tutto alla fine si risolve con i due letti visti separati all’inizio diventare uno solo. Su quell’unico letto - spiega Martone - si accomodano tutti e quattro i giovani amanti. Siamo in una specie di finale aperto - conclude Martone - in cui al pubblico è lasciata la possibilità di immaginare chi stia con chi.
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