Gli UFO esistono, lo dice il Governo americano
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Ma la storia comincia prima del 1947
Prima ancora di parlare di dischi volanti, crash retrieval, Disclosure, entità biologiche non terrestri o civiltà venute da altrove, occorre chiarire una parola.
“UFO” non nasce come parola da baraccone. Non nasce nei fumetti, né nei film di fantascienza, né nelle riviste popolari del dopoguerra. È un termine entrato nel lessico tecnico-militare americano per dare un nome più neutro a una serie di fenomeni che l’espressione “flying saucers”, dischi volanti, non riusciva più a contenere. La sigla fu formalizzata nel contesto dell’USAF e resa celebre dal capitano Edward J. Ruppelt, responsabile del Project Blue Book, che la indicò come formula ufficiale per sostituire la definizione giornalistica di “flying saucers”.
Il nome è del dopoguerra. Il fenomeno, no.
Prima che Kenneth Arnold vedesse i suoi oggetti vicino al Monte Rainier, prima che Roswell entrasse nella mitologia americana, prima che l’opinione pubblica imparasse a parlare di “dischi volanti”, piloti, equipaggi militari e osservatori avevano già riferito presenze anomale nei cieli.
Durante la Seconda guerra mondiale gli aviatori alleati parlarono dei cosiddetti “foo fighters”: luci, globi luminosi, oggetti sfuggenti, capaci di seguire i velivoli e di compiere manovre difficili da ricondurre alle armi conosciute, ai fenomeni atmosferici ordinari o alle illusioni ottiche. 
E non è tutto. La tradizione aeronautica conserva riferimenti ancora precedenti, meno sistematici, più difficili da classificare, ma sufficienti a ricordarci un punto: la sigla UFO viene dopo. La presenza dell’oggetto volante non identificato viene prima. 
Dal 1947 al 1969 l’USAF avrebbe poi raccolto e analizzato 12.618 segnalazioni nell’ambito del Project Blue Book. Di queste, 701 rimasero “unidentified”, cioè non spiegate secondo le categorie allora disponibili. L’Aeronautica concluse ufficialmente che non vi erano prove di minaccia alla sicurezza nazionale né evidenze di sviluppi tecnologici oltre la conoscenza scientifica del tempo. Ma attenzione: “non provato” non significa “inesistente”. Significa che lo Stato americano aveva già trasformato il fenomeno in archivio, in procedura, in fascicolo.
Per decenni chi parlava di UFO è stato ridicolizzato, isolato, liquidato come visionario. Oggi, però, non sono più soltanto gli appassionati, i ricercatori indipendenti o i testimoni civili a parlarne.
Ne parlano il Congresso degli Stati Uniti, il Pentagono, l’intelligence americana, l’FBI, la NASA e uomini provenienti dall’interno dell’apparato militare.
È cambiata anche la parola.
Non più soltanto UFO, ma UAP: Unidentified Anomalous Phenomena. Fenomeni anomali non identificati. Ma la sostanza resta quella che gli ufologi indicavano da anni: oggetti, velivoli, anomalie, presenze tecnologiche o apparentemente tali, non riconducibili con certezza alle categorie conosciute.
Il punto, dunque, non è più stabilire se il fenomeno esista.
Il Governo americano lo ha ammesso nei fatti. Esistono file, video, fotografie, tracciati, testimonianze militari, audizioni pubbliche, richieste congressuali, dossier classificati e documenti ufficiali.
Che cosa siano questi fenomeni è un’altra questione.
Ma che siano entrati nel circuito istituzionale dello Stato americano non è più discutibile.
La domanda, ora, è un’altra.
Da quanto tempo gli Stati sanno?
La risposta non conduce soltanto al 1947.
Non conduce soltanto a Kenneth Arnold.
Non conduce soltanto a Roswell.
Conduce più indietro in Italia a Magenta nel 1933.
Prima di Roswell: Magenta 1933
La storia pubblica dell’ufologia moderna viene fatta cominciare il 24 giugno 1947, quando il pilota Kenneth Arnold riferì di aver osservato, nei pressi del Monte Rainier, nello Stato di Washington, una formazione di oggetti velocissimi. Da quell’episodio nacque l’espressione “flying saucers”, i dischi volanti, e l’America entrò ufficialmente nell’era ufologica.
Ma questa è la nascita pubblica del fenomeno.Non necessariamente la sua origine reale.
Negli ultimi anni, nel quadro del Disclosure americano, una data precedente è tornata a imporsi all’attenzione: 1933. Il luogo è Magenta, in Lombardia. Il nome che ha riportato Magenta nel dibattito mondiale è quello di David Charles Grusch, ex ufficiale dell’intelligence statunitense, già rappresentante del National Reconnaissance Office presso la UAP Task Force. Grusch è stato ascoltato il 26 luglio 2023 dalla House Oversight Committee nell’audizione pubblica dedicata agli UAP, insieme a Ryan Graves e David Fravor.

Secondo quanto dichiarato da Grusch in interviste successive, un velivolo di origine non umana sarebbe stato recuperato in Italia nel 1933, durante il regime fascista, e successivamente acquisito dagli Stati Uniti alla fine della Seconda guerra mondiale. La vicenda è stata collegata al caso Magenta, già noto nell’ufologia italiana attraverso le ricerche di Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni. La cronologia abituale, quindi dell’ufologia andrebbe riscritta.
Kenneth Arnold resterebbe l’inizio pubblico. Roswell resterebbe il grande trauma americano. Ma Magenta diventerebbe il prologo segreto.
Il Gabinetto RS/33 e i Velivoli Non Convenzionali
Secondo la ricostruzione italiana resa nota negli anni Novanta da Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni, il regime fascista avrebbe reagito al caso Magenta creando una struttura riservata: il Gabinetto RS/33, dove “RS” indicherebbe “Ricerche Speciali” e “33” l’anno di istituzione.
Il linguaggio dell’epoca è fondamentale.
Non si parlava ancora di UFO. Non esisteva l’immaginario americano dei dischi volanti. Non c’erano Blue Book, Roswell, Area 51, Majestic-12.
Si parlava, secondo quei documenti, di VNC: Velivoli Non Convenzionali.
La definizione è straordinariamente moderna: Velivoli Non convenzionali. (VNC)
Il fenomeno veniva dunque collocato, almeno nella logica del dossier, non nel campo del folklore, ma in quello tecnico-militare. Era un problema aeronautico. Un problema strategico. Forse un problema di sicurezza nazionale.
Ma che cosa significa tutto questo?
Significa che l’Italia dell'epoca avrebbe trattato Magenta non come una curiosità, ma come un affare di Stato. Un oggetto sconosciuto, caduto o recuperato sul territorio nazionale, non veniva consegnato alla stampa. Veniva sottratto allo sguardo pubblico, classificato, studiato.
Ed è qui che Magenta assume la forma dell’ufologia moderna.
Mussolini, Marconi e la paura tecnologica
Nel 1933 l’Italia fascista era ossessionata dall’aeronautica, dalla propaganda tecnica, dalla superiorità militare. L’aereo non era soltanto un mezzo. Era un simbolo: velocità, potenza, dominio del cielo.
Un velivolo sconosciuto precipitato o recuperato sul territorio nazionale non poteva essere trattato come un episodio marginale.
La prima ipotesi, secondo la mentalità dell’epoca, non poteva che essere militare. Tecnologia francese? Britannica? Tedesca? Un prototipo segreto? Un’arma sperimentale? In un’Europa già attraversata da tensioni crescenti, un oggetto volante non convenzionale rappresentava anzitutto una possibile minaccia.
Da qui il segreto. Il regime non poteva ammettere che qualcosa avesse violato lo spazio italiano senza spiegazione, riconoscere una possibile inferiorità tecnologica, permettere che la stampa trasformasse l’episodio in voce incontrollata.
Tra i nomi associati al Gabinetto RS/33 compare quello di Guglielmo Marconi. La sola presenza di questo nome, anche qualora fosse da intendere come riferimento di vertice o consulenza scientifica, sposta il caso su un piano diverso. Non siamo più davanti alla chiacchiera di paese.
Siamo davanti a un possibile dossier tecnico, seguito da personalità scientifiche, militari e istituzionali.
Orbene, perché mobilitare simili figure se l’episodio fosse stato irrilevante?
Il nodo dell’autenticità documentaria resta essenziale. I critici hanno sollevato obiezioni e incongruenze. Gli stessi sostenitori della vicenda sanno bene che il terreno è minato. Ma il ritorno di Magenta nel contesto delle dichiarazioni di Grusch ha impedito che il caso restasse confinato a una curiosità dell’ufologia italiana.
Da episodio laterale, Magenta è diventato un tassello del Disclosure internazionale.
Dal fascismo agli Stati Uniti
La parte più delicata della vicenda è anche la più esplosiva.
Secondo la ricostruzione ripresa da Grusch, il materiale collegato al caso Magenta sarebbe passato agli Stati Uniti tra il 1944 e il 1945, nella fase finale della guerra. In questo passaggio comparirebbe anche un ruolo informativo del Vaticano, che avrebbe contribuito a indirizzare gli americani verso il recupero o l’acquisizione del materiale. Vorrebbe dire che il programma americano di recupero non nasce con Roswell.
La militarizzazione dello spazio: da Space Command alla Space Force
C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato. Donald Trump non ha soltanto favorito, negli ultimi anni, una nuova fase di declassificazione sugli UAP. Già nel 2019 aveva riportato lo spazio al centro della strategia militare americana con due passaggi distinti ma collegati.
Il 29 agosto 2019, alla Casa Bianca, Trump annunciò l’istituzione dello U.S. Space Command, definendolo il nuovo comando combattente incaricato di difendere gli interessi vitali americani nello spazio, indicato esplicitamente come dominio bellico. 
Pochi mesi dopo, il 20 dicembre 2019, firmò la legge che istituiva la U.S. Space Force, la prima nuova forza armata americana dal 1947.
Non una semplice task force provvisoria, dunque, ma un vero ramo militare dedicato all’organizzazione, all’addestramento e all’equipaggiamento delle capacità spaziali statunitensi.
È un dettaglio marginale?
Direi di no.
Perché nello stesso arco storico in cui lo spazio torna a essere ufficialmente un dominio militare, il tema UAP smette di essere folklore e rientra nella sfera della sicurezza nazionale. Non si tratta di sostenere che Space Force e Disclosure siano la stessa cosa. Sarebbe una semplificazione. Ma il parallelismo è evidente: lo spazio non è più soltanto esplorazione, scienza, satelliti e telecomunicazioni. È comando, difesa, sorveglianza, superiorità strategica.
E in questo scenario gli UAP non sono più il racconto laterale dell’ufologo, ma un problema operativo.
Il Congresso e la nuova fase del Disclosure
Il passaggio decisivo degli ultimi anni non riguarda soltanto il Pentagono. Riguarda il Congresso.
Nel settembre 2025 la Task Force on the Declassification of Federal Secrets, guidata da Anna Paulina Luna, ha annunciato l’audizione “Restoring Public Trust Through UAP Transparency and Whistleblower Protection”. L’obiettivo dichiarato era ascoltare testimoni, esaminare informazioni UAP detenute dalle agenzie federali e valutare le questioni di trasparenza legate al Dipartimento della Difesa, alla comunità dell’intelligence e ad AARO.

Qui il tema entra in una fase nuova.
Non si discute più soltanto di avvistamenti. Si parla di documenti, classificazioni, video, sensori, whistleblower. Di informazioni detenute da agenzie federali.
Il 31 marzo 2026 Luna invia poi una richiesta formale al Segretario Pete Hegseth per ottenere file video relativi a UAP. Nella lettera si afferma che whistleblower avevano informato la Task Force del fatto che AARO possedeva ulteriori video di potenziali avvistamenti UAP; si parla inoltre della presenza di UAP in prossimità di spazi aerei militari sensibili come di un tema di sicurezza nazionale.

Il problema, ormai, non è più: “Che cosa ha visto il testimone?”
Il problema è: “Che cosa possiede lo Stato?”
Questa è la differenza tra ufologia privata e Disclosure istituzionale. La prima raccoglie casi. Il secondo interroga archivi.
Maggio 2026: il Governo americano pubblica i dossier UFO
L’8 maggio 2026 arriva il passaggio più visibile.
Il Dipartimento di Guerra annuncia la prima pubblicazione di nuovi file UAP nell’ambito del sistema PURSUE, Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters. Non si tratta di un blog, né di una raccolta amatoriale, né di un archivio parallelo. È una piattaforma governativa dedicata agli UFO/UAP.
Il comunicato ufficiale afferma che lo sforzo coinvolge la Casa Bianca, l’ODNI, il Department of Energy, AARO, NASA, FBI e altri componenti dell’intelligence statunitense. La raccolta viene ospitata su WAR.GOV/UFO, con ulteriori file destinati a essere pubblicati progressivamente.Il 22 maggio 2026 arriva anche una seconda release. Il Dipartimento di Guerra annuncia la pubblicazione di nuovi file declassificati e storici sugli UAP, confermando che altri documenti verranno rilasciati su base continuativa.
Questa è la svolta.
Dove consultare i documenti ufficiali
I materiali rilasciati dal Dipartimento di Guerra/Pentagono sugli UAP possono essere consultati nel portale ufficiale PURSUE ospitato su WAR.GOV/UFO.
La prima release dell’8 maggio 2026 è descritta nel comunicato ufficiale “Department of War Releases Unidentified Anomalous Phenomena Files in Historic Transparency Effort”, che indica il carattere interagenzia dell’operazione e la presenza di materiali provenienti da strutture come FBI, NASA, ODNI, AARO e intelligence americana.
La seconda release del 22 maggio 2026 è riportata nel comunicato “Department of War Publishes Second Release of Unidentified Anomalous Phenomena Files on WAR.GOV/UFO”, che conferma la prosecuzione del rilascio su base progressiva.
Questi non sono più materiali dispersi in un sottobosco di fotocopie, FOIA incomplete, testimonianze anonime e documenti controversi.
Sono il segno che il fenomeno è entrato nella macchina amministrativa dello Stato.
Le fotografie, i video, gli archivi
La parte più impressionante delle release non è composta soltanto da documenti scritti.
Nel portale compaiono fotografie, still frame, immagini infrarosse, materiali visuali provenienti da contesti militari e spaziali. Secondo Reuters, la seconda pubblicazione del 22 maggio 2026 ha incluso centinaia di file, con rapporti su fenomeni descritti come sfere verdi, dischi e palle di fuoco; secondo The Guardian, il rilascio ha compreso anche nuovi video e testimonianze dirette, militari e civili.
https://www.theguardian.com/world/2026/may/22/pentagon-ufo-videos-testimony-documents
Sono materiali pubblicati in un programma ufficiale, dentro un portale governativo, accanto a documenti declassificati.
FBI, NASA, Pentagono: lo stesso contenitore
La presenza dell’FBI e della NASA nella release è particolarmente significativa.
Per anni l’FBI è stato associato agli archivi storici sui “flying discs”, ai memorandum del dopoguerra, alle carte declassificate e ai fascicoli che gli studiosi cercavano pazientemente tra archivi fisici e richieste FOIA.
Ora, però, il Bureau non compare più soltanto come custode del passato. Entra in una piattaforma interagenzia che riunisce il Disclosure moderno e la memoria storica del fenomeno.
Nello stesso contenitore troviamo FBI, NASA, AARO, intelligence, Dipartimento di Guerra, video, fotografie, documenti, materiali spaziali e rapporti operativi.
È un cambio di paradigma con release numerate e aggiornamenti progressivi.
È così che un tema marginalizzato diventa materia di Stato.
L’Extraterrestrialismo
Resta allora la domanda finale.
Quanto tempo ci vorrà prima che si parli con la stessa chiarezza di entità biologiche non terrestri?
Quanto tempo passerà prima che il tema venga spostato dal piano dei velivoli a quello degli occupanti, dal metallo al vivente, dal recupero tecnologico alla presenza biologica?
E ancora: quando si collegherà la nascita dell’uomo a un esointervento da parte di una o più civiltà che avrebbero visitato la Terra in tempi remoti?
Quanto tempo sarà necessario perché l’esoterismo, la mitologia, la spiritualità e le antiche dottrine iniziatiche vengano aggiornate come eredità extraterrestre?
Non lo sappiamo.
Ma una cosa sembra ormai evidente: il Disclosure ha avviato una lenta preparazione psicologica, politica e culturale. I governi non stanno più negando il fenomeno. Lo stanno nominando, archiviando, rilasciando, normalizzando.
La formula “non-human biologics” è già stata pronunciata in sede congressuale da David Grusch, quando, interrogato sui piloti dei presunti velivoli recuperati, ha parlato di biologici non umani associati ad alcuni siti di crash retrieval.
Il passaggio è enorme. Per decenni ci è stato detto che il problema non esisteva poi ci è stato detto che esisteva, ma non era importante.
Ora scopriamo che esiste, che è stato registrato, classificato, discusso dal Congresso, studiato da più agenzie federali e pubblicato in forma ufficiale dal Governo americano.
Ora quella strada sembra arrivata al punto di svolta. E le reglioni cosa ne pensano? Lo sanno da sempre e non hanno problemi ad ammettere l'esitenza e la creazione della nostra umanità da parte degli DEI.
Ma questa Signori è un altra storia.
Giuliano Enrico Bertelli
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