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Franco Meloni

L'impegno civile di Umberto Allegretti

Umberto Allegretti (12 marzo 1934 – 12 giugno 2026), intellettuale, giurista, politico, cattolico militante... una grande persona. Sarà ricordato sabato 31 ottobre a La Casa del quartiere Is Mirrionis

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Sabato  31 ottobre 2026. Convegno ‘’Fede, politica e partecipazione. L’impegno civile di Umberto Allegretti’’ a cura di Carlo Porcella Crespellani e Dandy Massa, organizzato nell'ambito del Festival Anemos di Gianluca Medas.

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DOCUMENTI/APPUNTI PER UN INTERVENTO NEL DIBATTITO
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acd2b997-d604-4b7c-8846-31c8c58cc2ea[Franco Meloni] Mi è stato chiesto dai curatori del Convegno di parlare dell'impegno politico-sociale di Umberto Allegretti, in relazione alla mia conoscenza e frequentazione di Umberto. Scrivo allora alcuni appunti. Non la faccio breve, utilizzo lo spazio che ritengo sufficiente a dare un'idea di tale esperienza di vita, tuttavia, per come la espongo, ritengo non sia difficile trarre narrazioni parziali da porgere ai partecipanti a questo evento.
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Parto da un’esperienza personale su come, insieme a tanti altri della mia generazione (io sono nato nel 1950) e di altre contigue, vivemmo,
il Concilio Vaticano II – seppure con qualche ritardo rispetto alla sua celebrazione ( 11 ottobre 1962 - 8 dicembre 1965 ) – come tempo del rinnovamento e della speranza e, al contrario, il post Concilio con grande delusione, per le attese frustrate dalla sua incompleta attuazione.
Allora io ero molto giovane e nonostante militante della Gioventù di azione cattolica ( associazione Giuseppe Toniolo della parrocchia S.Anna di Cagliari ), poco avvertii la portata del Concilio, se non per gli aspetti di innovazione nella liturgia. Certo, insieme con gli amici della mia e vicine generazioni avvertimmo il vento del cambiamento, ma senza capirne il profondo significato, ignorando quanto il Concilio aveva sancito nelle sue costituzioni e negli altri documenti. Solo alcuni anni più tardi cominciammo a prenderne consapevolezza, quando con la presidenza diocesana della Giac organizzammo momenti di riflessione e confronto in ambito studentesco (di frequente a La Madonnina di Cuglieri).
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Una disgressione
Su come insieme ad alcuni amici arrivammo alla Presidenza diocesana della Giac, vale la pena soffermarci.
Pensate, nel 1967 (avevo 17 anni) io con Gianni Loy e Peppino Ledda fummo cacciati dall'associazione cattolica della Parrocchia di Sant'Anna perchè pubblicammo un giornaletto in onore dello stesso parroco (Mons. Giovanni Axedu) in occasione dei 25 anni della sua ordinazione sacerdotale. Il giornaletto (di cui riproduco la copertina e due pagine) conteneva alcune vignette bonariamente ironiche nei confronti del medesimo sacerdote, sulla sua possibile ambizione di diventare Vescovo. L'uomo non la prese bene e su due piedi ci cacciò. Peppino Ledda prese la palla al balzo e ci invitò a un colloquio con il presidente diocesano della Gioventù di Azione cattolica (GIAC) Giampiero Lecis, il quale seduta stante ci arruolò nella dirigenza della stesso organizzazione. La Chiesa toglie, la Chiesa dà: dimenticammo presto il parroco e la parrocchia per immergerci in un'impresa ben più avvincente! Ma questa è un'altra storia.
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Su quell’onda cominciammo a collegarci con le esperienze di comunità ecumeniche ( S.Rocco , S.Elia a Cagliari, Bindua, Isolotto a Firenze, S.Paolo fuori le mura a Roma, Taizè ). E a frequentare appuntamenti sulle grandi tematiche di rilievo della fase storica, come i Convegni giovani annuali promossi dalla Pro Civitate Christiana di Assisi (vedasi la foto della cittadella PCC di Assisi). Furono per noi le premesse culturali dell’impegno nel sociale, soprattutto nei quartieri urbani, contemporaneamente coinvolti nei Movimenti contestativi del ‘68. Circostanze che segnarono un accentuarsi delle difficoltà di rapporti con la Chiesa istituzionale da cui gradualmente in molti ci staccammo. Poteva andare diversamente, ma di sicuro non sentimmo il sostegno della Chiesa nelle nostre scelte esistenziali e vivemmo progressivamente il post Concilio come un tradimento della sua impostazione innovativa, quand'anche non rivoluzionaria.
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Oggi, col senno di poi, riconosco che fummo eccessivamente impazienti e anche un tantino ingenerosi perché, come disse all’epoca il teologo Yves Congar, creato poi cardinale (1) “i Concili non sviluppano la loro azione che con il tempo. Ci vorranno cinquant’anni per poter cominciare ad apprezzare bene il Vaticano II”. E aggiungeva (riporto anche per nostra giustificazione): “E’ troppo tardi per gli uomini incalzati come siamo noi, ma è la misura della storia (…). Il Concilio non può essere un termine finale: è una tappa decisiva, ma che deve conoscere uno sviluppo e un avvenire” (2).




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Umberto.
La mia conoscenza di Umberto Allegretti risale agli anni precedenti e iniziali degli anni '70, quando lui, già professore di diritto pubblico presso il nostro Ateneo, era abbastanza conosciuto per il suo impegno di cattolico militante, in posizione critica rispetto alla gerarchia cattolica, per la Diocesi di Cagliari rappresentata dall'Arcivescovo Paolo Botto (1949-1969) grande conservatore con riconosciute capacità manageriali (è da ascriversi alle sue decisioni la costruzione del Seminario di Cagliari). In sostanza la sua fama proprio di cattolico militante per quanto mi riguarda  precedette la conoscenza personale. Si materializzò come persona precisamente in uno dei primi esami del Corso di Economia e Commercio, quando presidente di Commissione il prof. Edoardo Vitta (preside di Facoltà) e Umberto Allegretti suo assistente, fui esaminato per Istituzioni di diritto pubblico, conquistando un ottimo 26/30. Ah, dissi, ecco il prof. Allegretti! Meno male che all'epoca non mi conosceva! Sarei stato davvero in imbarazzo.
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Al finire degli anni 60, nel mondo scoppiava la rivolta giovanile (il mitico ‘68), della quale i cattolici ebbero un ruolo decisivo..

Anche a Cagliari. 

Per i giovani cattolici primo obiettivo fu riformare la Chiesa, ritornare al Vangelo. Si trattava di attuare le indicazioni del Concilio Vaticano II

Ciò significò uscire dallo specifico religioso per impegnarsi socialmente.

Niente di nuovo, si dirà, la Chiesa attraverso le Parrocchie e le sue diramazioni laicali da sempre era impegnata in attività di Carità. 

Di nuovo c’era la consapevolezza che occorresse cambiare lo stato delle cose esistenti attraverso la Politica. Giocoforza l’incontro con le altre componenti laiche che nel mondo si battevano per l’emancipazione delle classi subalterne, pertanto in primis con quanti professavano ideologie marxiste. 

Concretamente dall’impegno conciliare ai movimenti di lotta.

Ecco il convergere di tanti giovani intellettuali cattolici provenienti in grande parte dall’Azione Cattolica e dalla Congregazione mariana nelle lotte sociali.

Qui l’incontro, stavolta consapevole, con Umberto Allegretti, Franco Oliverio, Mariano Girau nell’impegno nei quartieri popolari della città 




Alcuni di noi provenivano dall’Azione Cattolica (il sottoscritto, Gianni Loy, Lulli Castaldi, Peppino Ledda). Con Gianni Loy e Peppino Ledda fondammo un periodico dal titolo buffo: Gulp. Importante perché costituì un media di Controinformazione, che nonostante la piccola dimensione, con efficacia contrastava il monopolio de L’Unione Sarda, da una parte, e dall’altra la narrazione settaria che ne faceva spesso la stampa comunista (l’Unità, edizione sarda e Rinascita), quest’ultima soprattutto a partire dallo scioglimento del Comitato di quartiere di Sant’Elia, travolto dalla pratica periferica del compromesso storico.

Tra quegli impegni Sant’Elia fu sicuramente il più eclatante.
Umberto lo spiega molto bene, in estrema sintesi nel suo libro “Diario di una famiglia cagliaritana (1966-2021)”, specificamente nel capitoletto intitolato “Borgo S.Elia. Le lotte urbane. La salvezza dei quartieri storici"

"IL PASSAGGIO DAL NUOVO ATTEGGIAMENTO cristiano all'impegno nelle lotte urbane cagliaritane fu del tutto naturale. (...) La battaglia del Borgo S.Elia, destinato dal Comune al trasferimento degli abitanti e alla distruzione delle loro case, ne fu l'innesco e il momento più rilevante. Si trattava di bloccare il progetto di costruzione di un centro di lusso marinaro che avrebbe dovuto includere la demolizione del quartiere di case minime edificate, all'epoca fuori città, nei primi anni cinquanta, per
sistemarvi abitanti dei ceti più disagiati, tra cui non pochi vittime dei bombardamenti, disperdendone gli abitanti, che costituivano una sorta di comunità di emarginati, in case su cui nulla si prevedeva circa la loro collocazione. Forse il Borgo avrebbe lo stesso fatto resistenza. E' però certo che l'impegno di molti membri del gruppo Nuova Comunità e di altri elementi cittadini (va ricordata l'inauguratrice opera del giovane medico nostro amico, Franco Oliverio, dedito all'assistenza soprattutto dei ragazzi e in particolare dei giovani drogati o comunque versanti in situazione di disagio, e in epoca non molto posteriore destinato purtroppo a morte prematura) non fu puramente accessorio. Esso tolse dall'isolamento i sottoproletari del quartiere e fornì loro alcuni strumenti tecnici per il confronto col Comune, impersonato da un Comitato di quartiere in cui confluivano i comunisti con la loro sezione, La parrocchia, gestita da un religioso molto attivo (l'ex carmelitano d'origine marchigiana don Vasco Paradisi), svolgeva a sua volta un'opera vivace, che da un lato era volta alla formazione della personalità del quartiere ma dall'altro ne frenava l'impulso e mirava a controllarlo, entrando in larvato dissidio col Comitato. L'amministrazione comunale, dominata dal partito della Democrazia Cristiana, con una presenza vivace ma minoritaria della sinistra comunista e socialista, rifletteva la composizione prevalente di borghesia commerciale e delle sue attinenze propria della città. (...)
Salvo un periodo caratterizzato da un sindaco socialista (Salvatore Ferrara) che mostrò di avere maggiore vicinanza




Tratto da “Diario di una famiglia cagliaritana (1966-2021)”pagg. 115-119.
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La foto ritrae uno spezzone di una manifestazione a Cagliari nel 1976. organizzata dal Coordinamento dei Comitati e Circoli di quartiere di Cagliari. Sotto lo striscione esattamente all'altezza della scritta I Comitati si scorgono il sottoscritto e Umberto Allegretti.
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Di tutta la vicenda di Sant’Elia, Umberto parla in modo esemplare nel saggio “I quartieri tra decentramento comunale e autonomia di base”, contenuto nella Rivista trimestrale di Diritto Pubblico, Anno XXVII, n. 1, 1977. Riporta il testo riveduto e ampliato della relazione introduttiva presentata al Convegno promosso a Cagliari in data 23-24 ottobre 1976 dal “Coordinamento cittadino dei Comitati e Circolo di quartiere” su Comitati di quartiere e decentramento comunale. L’evento nella serata del 23 ottobre si tenne nell’auditorium della Clinica medica in via San Giorgio, concesso dal Rettore Duilio Casula.

Si segnala per quanto riguarda la vicenda di Sant’Elia la nota n.29. [pagg. 227-228]. Eccola di seguito.
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Ecco io avrei molte altre cose da dire. Non lo faccio. Solo chiudo con una sintesi di quello che ritengo sia stato Umberto Allegretti per il movimento di lotta dei quartieri di Cagliari.
Umberto è stato un intellettuale organico al servizio delle masse popolari. Ha scritto lui come principale estensore, anche in collaborazione con altri,  il ricorso per contrastare la deportazione degli abitanti di Sant'Elia. Ha tenuto le relazioni esperte ai Convegni organizzati dal Coordinamento dei Comitati e Circoli di quartiere negli anni '70. Ha partecipato attivamente alle numerose riunioni dei Comitati di quartiere, a partire da quello di Sant'Elia, assemblee, cortei, manifestazioni di piazza. Insieme alla moglie, Teresa Crespellani, anch'essa nostra carissima amica, è sempre stato "a disposizione" degli ultimi. Teresa, in quanto ingegnere e docente universitario "strutturista" veniva spesso chiamata ad effettuare sopralluoghi nelle case (sempre vecchie) occupate dai senzatetto per verificarne la sicurezza. In questi casi immancabile era la presenza collaborativa dell'ing. Antonello Sanna, allora non ancora docente universitario.
Un ultimo ricordo, per me doveroso.
Furono molti i giovani che a partire da Sant'Elia e da altri quartieri diventarono autorevoli protagonisti delle lotte sociali e dell'associazionismo democratico in città anche nei tempi successivi . Mi piace ricordarne uno, Paolo Deidda, un attivista incrollabile, diventato poi sindacalista della CGIL e dirigente di Democrazia Proletaria Sarda. Morì improvvisamente, troppo giovane per un infarto fulminante, lasciando affranti la moglie, due piccole figlie e tutti noi suoi compagni di lotta e di vita comunitaria..
Paolo Deidda (Cagliari 21 novembre 1952. Morto a Monserrato 23 aprile 2009).jpeg
Paolo Deidda (Cagliari 21 novembre 1952. Morto a Monserrato 23 aprile 2009)
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Ho narrato l’Umberto di Sant’Elia collegando il suo impegno sociale alla sua Fede e scelte conseguenti. Io ho conosciuto poi l’Umberto esimio giurista, uno dei massimi esperti di livello nazionale e oltre in materia di Democrazia partecipativa. Staffetta lasciata al primogenito Giovanni, seppure con diverso approccio rispetto allo specifico giuridico.
Mi piace al termine di questo lavoro riportare un’intervista che feci a Umberto a margine di un convegno accademico presso l'Università di Cagliari 

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NOTE

(1) Yves Marie-Joseph Congar (Sedan, 13 aprile 1904[1] – Parigi, 22 giugno 1995) è stato un cardinale e teologo francese. Insieme a Jean Daniélou e Henri de Lubac fu uno dei precursori della nuova teologia, che, soprattutto fra gli anni 1940 e 1950, considerò nello studio della dogmatica gli sviluppi della filosofia contemporanea. In particolare tali studiosi posero al centro della loro attenzione il problema dell’immutabilità e della storicità della Verità, il rapporto tra Natura e Grazia e i temi delle religioni non-cristiane e del marxismo. Furono così posti alcuni dei temi che avrebbero occupato la discussione teologica del Concilio Vaticano II e del Postconcilio.
Nel dopoguerra si impegnò nel movimento dei preti operai, il Vaticano gli proibì pertanto dal 1954 al 1956 di insegnare e di pubblicare libri. Egli fu successivamente riabilitato, tanto da essere chiamato quale consulente della commissione preparatoria del Concilio Vaticano II, al quale partecipò poi, come esperto, per l’intera sua durata dal 1962 al 1965
Fu creato cardinale diacono con il titolo di San Sebastiano al Palatino da Giovanni Paolo II nel concistoro del 26 novembre 1994. Egli venne tuttavia dispensato – per il precario stato di salute e per l’età avanzata – dall’ordinazione episcopale prevista per tutti i cardinali da Giovanni XXIII.
Morì pochi mesi dopo, il 22 giugno 1995.

(2) Fonte: http://www.clerus.org/clerus/dati/1999-01/28-2/CONCILio.rtf.html

(3) «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».
Georg Sporschill SJ, Federica Radice Fossati Confalonieri
[1 settembre 2012 Su Corriere della Sera online: https://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml .
Concetto ripreso, sia pure come interrogativo, anche da Papa Francesco.
CITTÀ DEL VATICANO, 22 dicembre 2019. La Chiesa deve aprire e aprirsi ai cambiamenti. Riconoscendo che «non siamo più in un regime di cristianità». Altrimenti, come affermò il cardinale Martini, resta «indietro di 200 anni». Papa Francesco lo dice nel tradizionale incontro con la Curia romana per gli auguri natalizi, durante il quale esprime la sua visione programmatica per l’anno nuovo. [https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/12/22/news/papa-bergoglio-la-chiesa-cambi-mentalita-cosi-rischia-di-rimanere-indietro-di-200-anni-1.38245254/amp/]



Fonte: Aladinpensiero online, Pubblicazioni di Umberto Allegretti
Autore: Franco Meloni ARTICOLO GRATUITO
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