user profile avatar
Franco Meloni

L’oscurità della guerra, la speranza della pace. Come superare la crisi dell'ONU. L'impasse dell'Europa.

DOSSIER CARITAS 2025. L’oscurità della guerra, la speranza della pace. Come superare la crisi delle Nazioni Unite. L’Europa: una nuova Camaldoli per rifondarla

article photo

di Franco Meloni

In diverse occasioni Papa Francesco con la sua straordinaria capacità di leggere “i segni dei tempi” ci ha fatto riflettere sul tempo che stiamo vivendo nel quale «i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza». [Nota 1]
I cambiamenti si presentano come un coacervo di evenienze di valenza positiva e negativa, a seconda degli utilizzi che se ne fa e, evidentemente, del punto di vista degli osservatori. Così l’Intelligenza artificiale, novità dei nostri tempi, può essere utilizzata per fare del bene: es. combattere il cancro (qui dovremo essere universalmente d’accordo) o come strumento per fare del male, es. la sua introduzione nelle micidiali armi da guerra (qui troviamo molti fautori, a partire dai costruttori/commercianti di armi che le vendono a governi e trafficanti, lucrando profitti astronomici, nonostante questi sofisticatissimi ingegni, come i droni dotati di armamenti, seminino morte e distruzione negli scenari di guerra) [Nota 2].

La Democrazia in crisi

Un altro esempio di cambiamento in atto, a mio parere estremamente negativo, su cui ci soffermiamo, essendo una questione che ci sta a cuore, la democrazia: un sistema di gestione della cosa pubblica, nella modernità giudicata come l’optimum, risultando vincente nel confronto con i sistemi del socialismo reale, in termini di sviluppo economico, partecipazione dei cittadini al potere pubblico, esercizio delle libertà. Ricordiamo la famosa frase di Winston Churchill: «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora» [Nota 3]. Fino ai nostri giorni si trattava solo di andare avanti. L’Occidente in tempi diversi, soprattutto dopo il secondo dopoguerra, ha impostato i sistemi istituzionali dei singoli Stati che ne fanno parte sulla base di questa convinzione dotandosi di Costituzioni democratiche. A livello planetario è stato costituito l’ONU (1945) e nel tempo i vari organismi collaterali [Nota 4]; è stata varata la ”Dichiarazione universale dei diritti umani” (1948) [Nota 5 ] e tanti altri Documenti, Carte e Convenzioni (tra queste ultime ricordiamo le COP sull’ambiente) [Nota 6] Non possiamo inoltre tralasciare l’Unione Europea, giustamente considerata “un esperimento unico al mondo e nella storia. Nata come progetto di pace con l’obiettivo di costruire uno spazio comune di riconciliazione, cooperazione e sviluppo tra i popoli del continente dopo secoli di conflitti e la tragedia delle due guerre mondiali” [Nota 7]. Queste e altre iniziative di democrazia e ricerca della pace e del benessere universali si sono sviluppate nel tempo in un crescendo, irto di difficoltà, che tuttavia mirava a sempre migliori traguardi per l’umanità intera. E così era generalmente percepito.
Certo il mondo continuava ad essere diviso in due blocchi (semplificando): da una parte l’Occidente, dall’altra l’Oriente, con l’Impero sovietico comunista, con alcune varianti dello stesso segno, come la Cina e, in altre dimensioni, la Jugoslavia e diversi paesi del cd terzo mondo. Lo spartiacque, lo ribadiamo, era il sistema economico sociale e la concezione delle libertà individuali e collettive. Tutto si teneva in equilibrio, definito del “terrore” o della “guerra fredda”, basato principalmente sulla deterrenza nucleare. Scriveva Giovanni XXIII nella sua memorabile ultima enciclica “Pacem in terris” (1963) [Nota 8]: “Si diffonde sempre più tra gli esseri umani la persuasione che le eventuali controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il ricorso alle armi; ma invece attraverso il negoziato. (…) E che “quella persuasione è piuttosto in rapporto con la forza terribilmente distruttiva delle armi moderne; ed è alimentata dall’orrore che suscita nell’animo anche solo il pensiero delle distruzioni immani e dei dolori immensi che l’uso di quelle armi apporterebbe alla famiglia umana; per cui riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia”.
Da qui la previsione di un successo delle politiche di Disarmo, soprattutto della auspicata “non proliferazione nucleare”, con la diminuzione dei relativi arsenali. Impegni che vanno disattendendosi! [8 bis].
Il disfacimento dell’Unione Sovietica, con il forte impatto simbolico della caduta del muro di Berlino (1989), faceva ben sperare che alla dissoluzione dei blocchi seguisse un’accelerazione del cammino dell’Umanità verso una società “fondata sul dialogo tra gli Stati e su una diplomazia multilaterale, in un contesto sempre più globale. Superare le diseguaglianze, sradicare la povertà, creare le basi di un nuovo diritto internazionale e aiutare l’umanità a intraprendere un cammino di pace e benessere apparivano obiettivi raggiungibili.” [9]
Purtroppo non è andata così, la storia si è rivelata ben più complessa.
“Dopo la fine della Guerra Fredda, le Nazioni Unite hanno cercato di promuovere processi capaci di umanizzare la globalizzazione, mettendo al centro i diritti e la dignità della persona. Tuttavia, l’assenza di garanzie efficaci nel loro assetto istituzionale ha reso questi intenti, di fatto, semplici petizioni di principio. Le diseguaglianze non si sono ridotte; anzi, sono aumentate. Il dominio del capitale è diventato asfissiante, la politica si è piegata all’economia, mentre il ritorno di nazionalismi e fondamentalismi religiosi ha spaccato il mondo, alimentato circa 60 conflitti armati e prodotto guerre e massacri spaventosi. Il diritto internazionale è stato messo in discussione, i tribunali internazionali delegittimati, e anche negli Stati occidentali lo Stato di diritto e la democrazia sono oggi erosi dalla crescente affermazione delle autocrazie — a cominciare proprio dagli Stati Uniti” [10].
Sembra paradossale ma i principali sistemi di governo dei singoli Stati sembrano tendere a uniformandosi verso un modello autocratico in cui un singolo individuo detiene un potere assoluto e incontrastabile, senza condividerlo con altri organi o classi dirigenti diversi dal suo clan. Il “sovrano autocrate”, che oggi si chiama presidente, sia che venga nominato dall’Assemblea del popolo o sia eletto attraverso elezioni più o meno libere, comunque fortemente condizionate dagli strumenti persuasivi dei media in mano ai più ricchi, si sente investito da una sorta di diritto divino e può (o comunque tende a) esercitare un potere illimitato e privo di vincoli. Nell’“Occidente dei diritti scanditi dalle Costituzioni democratiche” il percorso, per nostra fortuna, è “accidentato”, complicato com’è dai principi democratici: la separazione e l’equilibrio dei poteri, l’autonomia delle magistrature, il sistema dei controlli… e ultimo ma non certo per importanza, il voto popolare, sempre più svalutato dall’astensionismo. Insomma la democrazia è in crisi in tutto il mondo in cui era sistema di governo indiscusso. L’Italia è investita in pieno da questo fenomeno involutivo, nel momento in cui si tende a ridimensionare la Costituzione o, nella prassi, non applicarla. Ce ne siamo accorti (perfino!) noi cattolici, purtroppo negli ultimi decenni troppo disattenti alla partecipazione politica. Assistiamo oggi a un sussulto di consapevolezza. Ne è prova la tematica della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia (Trieste, dal 3 al 7 luglio 2024), evento, significativamente intitolato “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”, che ha riunito circa 1200 delegati da tutta Italia per confrontarsi su temi come la partecipazione civica, il welfare e la sanità, e che ha visto la partecipazione di esperti e autorità tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente dei Vescovi italiani Matteo Zuppi, il nostro Arcivescovo nonché segretario generale della CEI, Giuseppe Baturi, Papa Francesco [11]. Mi scuseranno gli illustri intervenuti se cito solo il discorso del Papa, che nella sua sinteticità trovo esemplare. Gli esiti sono stati buoni e cominciano a dare frutti (la documentazione è disponibile in rete e su pubblicazioni), [Nota 12]
Vale la pena riportare i punti salienti, in una stringata sintesi.
“1. La Democrazia Malata e la Cultura dello Scarto:
Ricordando la definizione di democrazia del fondatore delle Settimane sociali il Beato Giuseppe Toniolo, (che deve rifluire a prevalente vantaggio delle classi inferiori), il Papa ha affermato che la democrazia “non gode di buona salute” nel mondo di oggi, pur riconoscendo il contributo determinante dei cattolici alla sua maturazione in Italia.
Ha usato l’immagine del “cuore ferito” per descrivere la crisi democratica, sottolineando che ogni forma di esclusione sociale (la “cultura dello scarto” verso poveri, fragili, malati, ecc.) è un danno per l’intero corpo sociale.
Ha richiamato la necessità che la democrazia crei le condizioni affinché tutti possano esprimersi e partecipare, e ha espresso preoccupazione per il basso numero di votanti.
Ha messo in guardia dalle ideologie e dal populismo, che sono “seduttrici”, e ha ribadito l’importanza dei principi di solidarietà e sussidiarietà e della necessità di passare dal “parteggiare” al “partecipare“.
Ha definito l’indifferenza come un “cancro della democrazia” e le forme di assistenzialismo che non riconoscono la dignità delle persone come “ipocrisia sociale“.
2. Partecipare per un Cuore Risanato:
Il Papa ha incoraggiato a “risanare i cuori” della vita sociale attraverso l’esercizio della creatività (il “cuore risanato”).
Ha citato esempi concreti di partecipazione e cura del bene comune (comunità energetiche rinnovabili, integrazione di migranti, iniziative per la natalità e il lavoro). Ha affermato che “Il cuore della politica è fare partecipe” e che la fraternità è ciò che fa fiorire i rapporti sociali.
Ha sottolineato l’importanza di pensarsi come “popolo” e non come clan, distinguendo nettamente il concetto di popolo dal populismo. Una democrazia sana deve coltivare sogni per il futuro.
3. L’Impegno dei Cattolici e il “Tempo è Superiore allo Spazio”:
Ha esortato i cattolici a non accontentarsi di una fede marginale, ma ad avere il coraggio di formulare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Questo è “l’amore politico”, che affronta le cause e non solo gli effetti, uscendo dalle polarizzazioni.
Ha esortato a riprendere la passione civile e a “organizzare la speranza” e la pace dal basso.
Ha concluso invitando a ricordare che “il tempo è superiore allo spazio”: il lavoro politico saggio consiste nell’avviare processi (come un genitore accompagna un figlio), non nell’occupare spazi.
Il ruolo della Chiesa è coinvolgere nella speranza, per essere “profeti e costruttori del futuro” e non solo “amministratori del presente“.
Le esortazioni di Papa Francesco sono evidenti: salvate la Democrazia fondamentalmente attraverso la partecipazione del popolo “Il cuore della politica è fare partecipe“.
Riprendiamo più avanti questo ultimo concetto, così come lo rilancia nell’approfondimento teologico e nelle indicazioni pastorali Papa Leone XIV. Al riguardo scegliendo di riferirci a due documenti: l’“Esortazione apostolica Dilexit te“ e il “Discorso all’udienza dei partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, Roma, 23 ottobre 2025“. [Nota 13]


Parliamo ora dell’ONU e della sua crisi

A proposito dell’attuale situazione di crisi dell’ONU: proprio tra fine settembre e l’inizio di ottobre dell’anno in corso, si è tenuta a New York l’Assemblea generale celebrativa degli 80 anni dalla sua costituzione, con un titolo carico di speranza: «Meglio insieme: ottant’anni e oltre per la pace, lo sviluppo e i diritti umani».
La circostanza ha messo in luce, seppur non ce ne fosse bisogno, la crisi di questa fondamentale Istituzione. C’è stata una presenza di quasi tutti i leader mondiali (citiamo i capi di governo europei e dell’Unione Europea, il presidente cinese Xi Jinping, quello del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, quello dell’Autorità palestinese Abū Māzen – in collegamento video perché stupidamente privato del visto d’ingresso dall’amministrazione Usa – etc., l’elenco sarebbe lungo), con interventi anche di notevole spessore culturale. Non lo è stato certo quello del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, che ha parlato per circa un’ora, a braccio, esponendo posizioni contraddittorie e ripetuti attacchi all’ONU, all’Europa e negando addirittura l’emergenza ecologica e climatica mondiale.
Trump ha messo in discussione lo scopo delle Nazioni Unite, definendone le determinazioni come “parole vuote che non risolvono la guerra”. Ha anche criticato duramente il Segretario Generale António Guterres (dopo che quest’ultimo aveva messo in guardia sui danni dei tagli ai finanziamenti all’ONU da parte degli Stati Uniti), pur assicurandogli il “sostegno al 100%” all’organizzazione (!). Ha rivendicato il merito di aver “posto fine a sette guerre” (?), lamentando di non aver mai ricevuto alcuna offerta di aiuto da parte dell’ONU per concludere gli accordi. La posizione critica di Trump è in linea con i precedenti ritiri della sua amministrazione da diversi organismi ONU, tra cui UNESCO, OMS e il Consiglio dei Diritti Umani, minando l’influenza degli Stati Uniti su importanti politiche globali, inclusa l’intelligenza artificiale, la cooperazione scientifica, il contrasto al disastro climatico del Pianeta [14].
In sostanza, il presidente statunitense, ha sfiduciato il sistema mondiale che lo stesso suo Paese ha contribuito in modo determinante a creare.
In contrapposizione, é importante rilevare come altri interventi, come quelli dei Presidenti del Brasile e dell’Indonesia, abbiano espresso messaggi positivamente molto diversi, difendendo: il multilateralismo, la responsabilità collettiva, il sostegno concreto alle Nazioni Unite.
Sempre nella medesima occasione, uno degli interventi più completo e apprezzabile è stato quello di Mons. Paul Richard Gallangher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, del quale si consiglia la lettura integrale [vedi Nota 15]. Vi si ritrovano tutti i riferimenti agli insegnamenti sulla ricerca ostinata della pace da parte della Chiesa e particolarmente degli ultimi Papi, a partire da Giovanni XXIII, rapportandosi soprattutto al pensiero di Francesco e Leone XIV, alle Costituzioni del Vaticano II, alla Dottrina sociale della Chiesa. Vi sono elencate tutte le situazioni di guerra del Pianeta con le raccomandazioni della Santa Sede per affrontarle nella prospettiva di soluzioni concrete.

In conclusione si evidenzia che, per affrontare le potenze economiche, finanziarie e tecnologiche dominanti e contenere gli Stati più forti e armati che rivendicano un potere assoluto e pertanto per salvare l’ONU è necessario un approccio diverso da quello espresso dal presidente statunitense e da altri, nella sua scia, come il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

A questo punto ci verrebbe da dire “Fermate il Mondo. Vogliamo scendere!”, ma è meglio chiederci: esiste un’alternativa alla situazione descritta? La risposta non è univoca. Ad esempio un giovane giornalista esperto in geopolitica in particolare di organizzazioni internazionali, Matteo Meloni, ha scritto in un suo recente libro [Nota 16]]: “La triste e sconsolante sensazione è che solo attraverso un nuovo conflitto generalizzato [una terza guerra mondiale], che ponga la comunità degli Stati di fronte a un’urgenza ineludibile, potrà emergere l’esigenza di ricostruire – o rifondare – un’organizzazione super partes capace di affrontare le problematiche globali con strumenti più forti, più rapidi, più equi”. Un esito pessimista quanto realistico, che evidentemente lui paventa senza ovviamente auspicarlo.
Nelle conclusioni del suo libro sembrerebbe lasciare uno spiraglio di speranza. Vale la pena riportarle: “Come disse Dag Hammarskjold, secondo Segretario Generale ONU e tra i più lungimiranti statisti dell’epoca, le Nazioni Unite non furono create per portare l’umanità in paradiso, ma per salvarla dall’inferno. E forse oggi, proprio nel solco di questa consapevolezza, risiede l’ultima possibilità di rendere l’utopia multilaterale qualcosa di reale. Qualcosa che, pur nei suoi limiti, continui a offrire un terreno comune su cui costruire, pretendere, correggere, immaginare. Perché rinunciare alle Nazioni Unite significherebbe rinunciare a quell’idea – tanto fragile quanto vitale – di un mondo condiviso, l’unico che ci rimane”. [Nota 17]

Una risposta che discende dalla medesima analisi della situazione, per me convincente, ce la da il prof. Luigi Ferrajoli, presidente dell’Associazione Costituente Terra [Nota 18]: anche lui parla di utopia ma per negare che di questa si tratti! Ecco il suo pensiero.

“Il fallimento dell’Onu ha mostrato i limiti della carta del 1945 e dalle tante carte internazionali dei diritti umani. Quelle Carte sono fallite – e non potevano non fallire – per due ragioni. La prima è stata la loro mancanza della forza vincolante che è propria delle odierne costituzioni avanzate, cioè di una loro rigida sopraordinazione alle fonti statali, e la conseguente impunità delle loro violazioni sistematiche. La seconda è stata la mancata previsione di adeguate garanzie e istituzioni di garanzia dei diritti di libertà e dei diritti sociali in esse proclamati. I principi della pace e dell’uguaglianza e i diritti fondamentali stipulati in tante carte internazionali sono perciò rimasti, letteralmente, sulla carta.
L’ALTERNATIVA consiste chiaramente nel superamento di questi due limiti. È un’alternativa radicale: il pericolo nucleare, l’inabitabilità della Terra tra crescenti e atroci sofferenze e il caos globale, oppure la rifondazione della carta dell’Onu e delle altre carte internazionali che introduca, come nel nostro progetto di una Costituzione della Terra, rigide garanzie dei principi in esse stabiliti.
Queste GARANZIE sono tutte vitali: la previsione come crimini contro l’umanità della produzione e del commercio di tutte le armi, non solo di quelle nucleari ma di tutte le armi da fuoco, a tutela della pace e della sicurezza; un demanio planetario che sottragga al mercato e alla dissipazione i beni vitali della natura, come l’acqua potabile, le grandi foreste e i grandi ghiacciai; la trasformazione dell’Oms, dell’Unesco e della Fao in istituzioni in grado di garantire a tutti salute, istruzione e alimentazione di base; la garanzia del diritto di tutti gli esseri umani di circolare liberamente sulla terra; un fisco globale progressivo in grado di finanziare le istituzioni globali di garanzia e di impedire le odierne accumulazioni sterminate di ricchezze.
Non si tratta di un’ipotesi utopistica. Si tratta della sola risposta razionale e realistica allo stesso dilemma che fu affrontato quasi quattro secoli fa da Thomas Hobbes, quando l’umanità non era dotata delle capacità di autodistruzione odierne. Neppure si tratterebbe di un ordinamento nuovo. Sarebbe l’attuazione di principi e diritti già scritti nelle carte internazionali vigenti: un’attuazione non solo giuridicamente dovuta, ma anche necessaria ed urgente, dato che da essa dipende, per la prima volta nella storia, la sopravvivenza dell’umanità”.
[19]


Insomma, va non dobbiamo demordere nonostante tutto, esercitando insieme al Pessimismo dell’intelligenza, l’Ottimismo della volontà, secondo il motto reso celebre da Antonio Gramsci [Nota 20], con la determinazione ben espressa nel motto di San Paolo, «spes contra spem» (Rm. 4,18): «la speranza contro ogni speranza, essere speranza per dare speranza».
Tutto ciò ci appare perfettamente coerente con le considerazioni e le proposte di Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo 2025, non a caso intitolato «Spes non confundit»,«la speranza non delude» (Rm 5,5) [7]: “8. Il primo segno di speranza si traduca in pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra. Immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza. (…) Il Giubileo ricordi che quanti si fanno «operatori di pace saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). L’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti. Non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura” [Nota 21].

In perfetta sintonia con il predecessore, Papa Leone XIV ha fatto della pace la priorità assoluta. Non appena eletto, le sue prime parole al mondo sono state: «La pace sia con tutti voi! [...] una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante» [Nota 22]

Della già cospicua produzione di riflessioni e indicazioni pastorali di Papa Leone, come già detto, ci riferiamo esclusivamente a una lettura parziale ma pregnante della sua prima Esortazione apostolica Dilexit te, che, come lui scrive: si pone “in continuità con l’Enciclica Dilexit nos [che] Papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te, immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: Hai poca forza, poco potere, ma «io ti ho amato» (Ap 3,9). Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato” [23]
Dell’Esortazione voglio soffermarmi solo sul Capitolo III, Movimenti popolari, punti 80 e 81.
“80. Dobbiamo riconoscere pure che, lungo i secoli di storia cristiana, l’aiuto ai poveri e la lotta per i loro diritti non hanno riguardato soltanto i singoli, alcune famiglie, le istituzioni o le comunità religiose. Ci sono stati, e ci sono, diversi movimenti popolari, costituiti da laici e guidati da leader popolari, tante volte sospettati e addirittura perseguitati. Mi riferisco a un «insieme di persone che non camminano come individui ma come il tessuto di una comunità di tutti e per tutti, che non può permettere che i più poveri e i più deboli rimangano indietro. [...] I leader popolari, quindi, sono coloro che hanno la capacità di coinvolgere tutti. [...] Non provano disagio né sono spaventati dai giovani piagati e crocifissi».
81. Questi leader popolari sanno che la solidarietà «è anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’impero del denaro [...]. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è questo che fanno i movimenti popolari». Per tale ragione, quando le diverse istituzioni pensano ai bisogni dei poveri è necessario «che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune». I movimenti popolari, infatti, invitano a superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli». Se i politici e i professionisti non li ascoltano, «la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino». Lo stesso si deve dire delle istituzioni della Chiesa”
.
Attenzione, Papa Leone non esprime solo concetti validi in astratto, indica modalità di impegno perché si modifichi radicalmente lo status quo, che tradotto in cifre ci svela che l’1 per cento della popolazione più ricca nel mondo acquisisce fino all’82 per cento della ricchezza prodotta in un anno, mentre fornisce solo 4 centesimi per ogni dollaro di gettito fiscale. Mentre le povertà sono in vertiginoso aumento. Una situazione scandalosa, non sostenibile oltre!
Papa Leone 19 giorni dopo la promulgazione della sua Esortazione apostolica (4/10/2025) riceve, il 23/10/2025, in udienza in Vaticano i partecipanti al V Incontro mondiale dei Movimenti Popolari che si svolge a Roma dal 21 al 24 ottobre 2025, nel centro di aggregazione sociale Spin Time Labs (situato in un palazzo di nove piani nel centro di Roma, occupato da 400 persone di 26 nazionalità diverse. E che offre alloggio, arte, servizi e cultura, che il Comune ha promesso di acquistare per riportarlo nella legalità formale). E rivolge loro un discorso che, a mio parere, ha del rivoluzionario, perché ribadisce, confermandolo, il sostegno del suo predecessore: si dichiara ammirato dei poveri, che lottano per le “cose nuove” che non sono le meravigliose nuove tecnologie ma sono la terra, la casa e il lavoro, che ai poveri sono negati, e dice di voler lottare con loro: “Ci sto!”, “sono con voi”. Commenta Raniero La Valle “quasi per scusarsi con quanti pensano che questo non è il mestiere della Chiesa dice che “sono diritti sacri”: in realtà sono diritti umani universali, e proprio per questo sono sacri, cioè nel cuore di Dio. E qui sta il rovesciamento, perché vuol dire guardare a questi “diritti negati” non dal trono di Dio, né dal trono di tutti i potenti, ma dalla periferia, magari dalle favelas, dove non si era abituati a pensare che Dio fosse di casa” [Nota 24]. Ed è giusto che i poveri non subiscano la situazione di tremenda ingiustizia, ma che è giusto che lottino, citando l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco: «finché i problemi dei poveri non saranno risolti in modo radicale, rifiutando l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e affrontando le cause strutturali della disuguaglianza, non si troverà alcuna soluzione ai problemi del mondo o, per meglio dire, a nessun problema. La disuguaglianza è la radice dei mali sociali». [Nota 25] Conclude il suo discorso con queste frasi: “Nell’Esortazione apostolica ‘Dilexi te’ ho voluto ricordare che «vari movimenti popolari, composti da laici e guidati da leader popolari, [...] sono stati spesso guardati con sospetto e persino perseguitati». Eppure le vostre lotte sotto la bandiera della terra, della casa e del lavoro per un mondo migliore meritano incoraggiamento. E come la Chiesa ha accompagnato la formazione dei sindacati in passato, oggi dobbiamo accompagnare i movimenti popolari. Questo significa accompagnare l’umanità, camminare insieme nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desiderio comune di giustizia, amore e pace.
La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape (cfr Mt 13,31-32, Mc 4,30-32, Lc 13,18-19) potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le «cose nuove». La Chiesa e io vogliamo esservi vicini in questo cammino”
.
Potremmo azzardare che l’invito di Papa Leone corrisponda a un’antica suggestione: “Proletari di tutto il mondo unitevi”, che evoca grandi conquiste di emancipazione delle masse popolari e anche storici fallimenti, ma anche di questi occorre tener conto [Nota 26]. Evidentemente il contesto è diverso e la democrazia così come la intendiamo come sistema di partecipazione fornisce strumenti per una lotta risoluta quanto pacifica (ricordiamo la scelta irreversibile del “pacifismo attivo” e della nonviolenza), partendo dall’amore per l’umanità. Spetta pertanto alle donne e agli uomini di buona volontà, oggi oppressi, mettere in piedi organizzazioni e rafforzare, anche riposizionandole, le tanti esistenti, che riescano a perseguire con efficacia gli obiettivi di un mondo di uguaglianza e pace. Ricordiamo il motto della Populorum progressio di Paolo VI: “Lo sviluppo è il nuovo nome della Pace”. [Nota 27]

Urge intervenire, per quanto poco possiamo fare, è necessario farlo e, insieme, possiamo fare cose mirabili. Per fortuna non iniziamo da zero. Abbiamo tra l’altro grandi maestri che ci indicano concretamente la strada da percorrere. Tra i molti ricordiamo Giorgio La Pira, Gino Strada, Aldo Capitini [Nota 28]. E, come sempre, ci soccorre il nostro amico e guida Papa Francesco, con il suo straordinario e profetico lascito ereditario che il successore Leone XIV abbraccia convinto, con il suo stile personale e con capacità di lettura dei “segni dei tempi” per i cambiamenti che Papa Francesco aveva capito o solo intuito e che Papa Leone interpreta con saggezza e lungimiranza e già indica alla Chiesa e al Mondo in modo umile e coraggioso.

Infine una considerazione di Antonio Spadaro sj, contenuta nel suo recente libro “Da Francesco a Leone” che potrebbe avere questo titolo:
La politica ha un disperato bisogno di leadership …

“In un contesto di relazioni internazionali sempre più polarizzate, dove le diplomazie tradizionali mostrano i loro limiti, Leone XIV, come pure il suo predecessore Francesco, appare l’unico leader morale di impatto globale. Un impatto che nasce dall’inquietitudine di chi non si rassegna ad un ordine fondato sulla paura, ma cerca, con umiltà e pazienza, una pace fondata sulla giustizia e sulla dignità di ogni persona” [Nota 29]

Aspettiamo che anche nel mondo della Politica si palesino nuovi leader, che sappiano coinvolgere le comunità senza sostituirsi ad esse, capaci insieme di affrontare i problemi del Pianeta e dell’Umanità.

————————-----------------------------------------——-


ADDENDUM SU L’EUROPA
Come sta l’Europa? Le proposte della Camaldoli Europea.
Il Cardinale Matteo Zuppi, presidente dei Vescovi italiani, ha lanciato la proposta di una “nuova Camaldoli per l’Europa”, un’iniziativa per creare un nuovo quadro di principi per il futuro del continente. Questa idea, nata in occasione dell’80° anniversario del Codice di Camaldoli del 1943 [Nota 30], mira a coinvolgere cittadini, accademici ed esperti in una riflessione condivisa su democrazia, giustizia sociale, pace e integrazione europea. Il progetto “Un Codice per una Nuova Europa” è stato promosso dall’Associazione Nuova Camaldoli e raccoglie l’eredità del Codice originale, cercando di costruire un’Europa più giusta, solidale e unita, con un’enfasi particolare su una difesa comune e il primato della persona. Al termine dei lavori, il 13 settembre 2024, presso il monastero di Camaldoli è stato presentato ufficialmente il Nuovo codice di Camaldoli. Si tratta di un documento in cui oltre un centinaio di universitari ed esperti di area cattolica e laica presentano un modello per lo sviluppo economico dell’Unione Europea. Eccone una stringata sintesi.
Principi e obiettivi
Unità europea: L’obiettivo è accelerare il processo di integrazione europea, superando l’unione puramente economica per arrivare a un’unione politica.
Difesa comune: Si auspica una difesa comune europea, non limitata al solo riarmo, ma concepita in modo da garantire la pace.
Partecipazione civica: Si vuole riaffermare il valore della partecipazione dei cittadini e costruire un’Europa che parta dal basso.
Valori cristiani e laici: Il progetto coinvolge una vasta rete di realtà ecclesiali e laiche, riflettendo sulla necessità di una risposta condivisa alle sfide attuali.
Riferimenti storici: Il lavoro si ispira ai Padri fondatori dell’Europa e al Codice di Camaldoli, un testo fondamentale per l’impegno politico e sociale dei cattolici nel dopoguerra. [31]
Su tutta questa tematica, a partire dal contributo davvero innovativo degli intellettuali riuniti a Camaldoli, il MEIC ed altre Organizzazioni cattoliche e laiche sono impegnate a sviluppare un grande dibattito che coinvolga quanti più cittadini sia possibile.

—————————–
NOTE
[1] Discorso alla Curia Romana il 21 dicembre 2019: https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/december/documents/papa-francesco_20191221_curia-romana.html .

[2] Papa Francesco ha in più occasioni trattato il tema dell’Intelligenza Artificiale. Ne parliamo sul Dossier Caritas 2024, Articolo di Franco Meloni, Nota 7 bis. Fonte Aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=158086

[3] Questa frase è stata pronunciata da Churchill in un discorso alla Camera dei Comuni nel 1947. Il senso della frase è che, nonostante i difetti, la democrazia risulta essere superiore a qualsiasi altro sistema politico esistente.

[4] L’ONU si articola principalmente in sei organi principali (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza, Consiglio Economico e Sociale, Consiglio di Tutela, Corte Internazionale di Giustizia e Segretariato) e una vasta rete di organismi collaterali, come agenzie specializzate (es. FAO, OMS, UNESCO) e programmi (es. UNICEF, UNHCR) che lavorano su tematiche specifiche a livello globale. Questi organismi collaborano tra loro e con l’ONU per raggiungere gli obiettivi comuni di pace, sviluppo e diritti umani.

[5] La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è un documento storico, adottato dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, che sancisce per la prima volta i diritti e le libertà fondamentali spettanti a ogni essere umano, senza distinzioni di razza, nazionalità, sesso, religione, opinione o altro. La Dichiarazione è composta da 30 articoli e rappresenta un codice etico e un ideale comune che ispira le legislazioni di molti Paesi e i trattati internazionali sui diritti umani.

[6] La COP, Conference of Parties, è la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC). Tra le più importanti la COP21 che si tenne nel dicembre 2015. Disse Papa Francesco: “La COP21 di Parigi è stata un altro momento significativo, perché ha prodotto un accordo che ha coinvolto tutti. Può essere visto come un nuovo inizio, dato il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nella fase precedente. L’Accordo è entrato in vigore il 4 novembre 2016. Pur essendo vincolante, non tutti i requisiti sono obblighi in senso stretto e alcuni di essi lasciano spazio a un’ampia discrezionalità. Del resto, anche per gli obblighi non rispettati, non prevede sanzioni vere e proprie e non ci sono strumenti efficaci per garantirne l’osservanza. Prevede inoltre forme di flessibilità per i Paesi in via di sviluppo. L’Accordo di Parigi presenta un importante obiettivo a lungo termine: mantenere l’aumento delle temperature medie globali al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, puntando comunque a scendere sotto gli 1,5 gradi. Tutte le parti si sono inoltre impegnate ad attuare programmi di adattamento per ridurre gli effetti del cambiamento climatico già in corso. È stata inoltre prevista un’assistenza per coprire i costi di queste misure nei Paesi in via di sviluppo. Gli USA sono uscito dall’Accordo con il primo mandato presidenziale di Donald Trump, Sono rientrati con l’Amministrazione Biden. Donald Trump, tornato alla presidenza, ha annunciato di recente l’uscita degli USA dall’Accordo.
Dopo la COP21 di Parigi, ecco le successive: COP22 di Marrakesh, COP23 di Bonn, COP24 di Katowice, COP25 di Madrid (2019), COP26 di Glasgow (2021), COP27 di Sharm el-Sheikh (2022), COP28 di Dubai, COP29 di Baku (Azerbaigian), 2024, ultima la COP30 di Belém (Brasile), dal 10 al 21 novembre 2025.

[7] Dal documento “Un Codice per una Nuova Europa” pubblicato sul sito web dell’Associazione Nuova Camaldoli aps: https://www.associazionenuovacamaldoli.it/verso-una-camaldoli-europea

[8] Enciclica di papa Giovanni XXIII pubblicata l’11 aprile 1963 e rivolta all’episcopato, al clero e ai fedeli di tutto il mondo, nonché a «tutti gli uomini di buona volontà». L’argomentazione si sviluppa su tre piani interconnessi: i rapporti tra i cittadini e le autorità politiche, i rapporti tra le comunità politiche, e i rapporti dei cittadini e delle comunità nazionali con la comunità mondiale. Il nocciolo dell’enciclica è l’affermazione di un ordine giusto voluto da Dio, incentrato sulla dignità dell’uomo e gradualmente riflesso nella storia dall’evoluzione delle istituzioni umane. Definiti i diritti fondamentali della persona, da quelli elementari (cibo, vestiario, abitazione, riposo, cure mediche) fino ai «diritti a contenuto politico», e i corrispondenti doveri, il documento delinea un sistema di rapporti tra le comunità politiche basato sulla loro uguaglianza «per dignità di natura», sul loro diritto a un’esistenza indipendente, sulla tutela delle minoranze, sull’accoglienza dei profughi politici, sulla solidarietà e la reciproca fiducia come unica possibile alternativa alla corsa agli armamenti, convenzionali e nucleari. Ne discende il profilo di un ordine giuridico e politico mondiale corrispondente al «bene comune universale», e necessitante di adeguati «poteri pubblici», istituiti consensualmente e finalizzati al riconoscimento, al rispetto, alla tutela e alla promozione dei diritti della persona, fatto salvo il principio di sussidiarietà. Nella parte pastorale, l’enciclica sottolinea il dovere di partecipare attivamente alla vita pubblica e la possibile collaborazione tra cattolici e non cattolici sul piano economico, sociale e politico (Da Enciclopedia Trecani: https://www.treccani.it/enciclopedia/pacem-in-terris_(Dizionario-di-Storia)/).

[8 bis] Di recente il presidente USA Donald Trump ha annunciato la ripresa dei test nucleari. A ruota il premier russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia potrà decidere di fare altrettanto. Si sottolinea come questi esperimenti provocano gravissimi danni ambientali

[9-10] Sono le parole di Luigi Ferrajoli – (Firenze, 6 agosto 1940), giurista ed ex magistrato, filosofo del diritto e allievo di Norberto Bobbio, fondatore e presidente del Movimento Costituente Terra – in un recente articolo sul quotidiano il manifesto (ripreso sulla news online Aladinpensiero: https://www.aladinpensiero.it/?p=170244

[11] È in libreria, edito da Il Mulino, il volume dal titolo “Al cuore della democrazia. Contributi e riflessioni dalla 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia”, che raccoglie gli atti del grande appuntamento ecclesiale svoltosi a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024 (https://www.settimanesociali.it/news/al-cuore-della-democrazia-il-libro-che-racconta-la-50a-settimana-sociale/)

[12] Discorso di Papa Francesco a Trieste in occasione della 50ª SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI IN ITALIA (Centro Congressi “Generali Convention Center” di Trieste, domenica, 7 luglio 2024): https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2024/july/documents/20240707-trieste.html

[13] “Esortazione apostolica Dilexit te“ ( https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html ) e il “Discorso all’udienza dei partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, Roma, 23 ottobre 2025″ ( https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251023-movimenti-popolari.html )

[14] Il “disastro climatico del Pianeta” si riferisce agli effetti negativi del cambiamento climatico, causato principalmente dall’aumento dei gas serra (come CO2 e metano) dovuto alle attività umane, che provocano un aumento delle temperature globali e una serie di eventi estremi. Tra le conseguenze ci sono ondate di calore, siccità, inondazioni, tempeste più intense, aumento del livello del mare e scioglimento dei ghiacciai, con gravi ripercussioni sull’ambiente e sulla società. 

[15] Intervento di S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali in occasione dell’ottantesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Nw York 29.09.2025 ( https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/09/29/0687/01219.html )

[16-17] Matteo Meloni, “Geopolitica delle Nazioni Unite. Onu 80 anni di storia, dalla crisi del multilateralismo al mondo multipolare”, Edizioni Tralerighe Libri – Lucca, settembre 2025. Le citazioni sono tratte dalle Conclusioni, pag. 141.

[18] L’associazione Costituente Terra (APS) è una rete internazionale guidata dal giurista Luigi Ferrajoli, che l’aveva fondata nel 2020 insieme a Raniero La Valle ed altri intellettuali. Si propone di istituire una “Costituzione della Terra” come unica via d’uscita dalle catastrofi globali (guerre, crisi climatica, disuguaglianze).
Obiettivi Principali
Istituire un federalismo globale che superi l’attuale ordine internazionale (ritenuto fallimentare, come l’ONU).
Garantire pace, sanità e istruzione pubbliche universali.
Stabilire un demanio planetario per i beni comuni vitali.
Implementare un fisco globale progressivo.
L’associazione promuove e diffonde queste proposte attraverso la collaborazione con movimenti, scuole e università a livello mondiale.

[19] Vedi Note 9-10

[20] “Pessimismo dell’intelligenza, Ottimismo della volontà”: un approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Pessimismo_dell%27intelligenza,_ottimismo_della_volont%C3%A0

[21] La bolla papale di indizione del Giubileo 2025 «Spes non confundit» è scaricabile integrale nel sito della Santa Sede: https://www.vatican.va/content/francesco/it/bulls/documents/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html. Qui riportiamo il punto 8 che si occupa precipuamente della pace nel mondo.

[22] Discorso di Leone XIV non appena eletto dal balcone delle benedizioni di San Pietro, l’8 maggio 2025.

[23] Vedi Nota 13.

[24] Raniero La Valle su Prima Loro, ripreso su Aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=170498

[25] Vedi Nota 13.

[26] “Proletari di tutto il mondo unitevi” è una celebre frase conclusiva del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels, pubblicata nel 1848. Lo slogan è un appello all’unità della classe operaia (il proletariato) per opporsi al sistema capitalista e lottare per il superamento dello sfruttamento. L’idea di fondo è che i lavoratori di ogni nazione abbiano interessi comuni e che, uniti, possano vincere la lotta di classe. Come poi le teorie marxiste siano state applicate concretamente in tante nazioni del mondo anche causando tragedie e fallimenti è un’altra storia.

[27] Populorum Progressio: Enciclica di PAOLO PP. VI – Fonte: https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html

[28] Di Giorgio La Pira e di Gino Strada abbiamo scritto nel Dossier Caritas 2024 (articolo ripreso su Aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=158086); di Aldo Capitini (1899 – 1968) rammentiamo che è stato un filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano, docente universitario, per un periodo presso l’Università di Cagliari. “Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere chiamato il Gandhi italiano”.

[29] Antonio Spadaro sj, Da Francesco a Leone, EDP, 2025.

[30] Dal 18 al 24 luglio 1943 un gruppo di intellettuali – laici e religiosi – cattolici si riunì, presso il monastero benedettino di Camaldoli, sotto la guida di mons. Adriano Bernareggi, assistente ecclesiastico dei laureati dell’Azione Cattolica, con l’intento di confrontarsi e riflettere sul magistero sociale della Chiesa sui problemi della società, sui rapporti tra individuo e stato, tra bene comune e libertà individuale. I lavori produssero il famoso Codice di Camaldoli, pubblicato nel 1944. Uno dei fondamenti del “Codice” consiste nel porre il lavoro e la giustizia sociale tra i fini primari dello Stato, così come la salvaguardia della libertà e la caratterizzazione antifascista, nonché proporre un assetto di economia mista. Evidente l’influenza che questa elaborazione ha avuto tra gli intellettuali cattolici dell’ala “sociale” della Democrazia Cristiana e nella stesura della Carta Costituzionale della nuova Repubblica Italiana.

[31] Tutte le informazioni sul documento “Un Codice per una Nuova Europa” sono ricuperabili sul sito web dell’Associazione Nuova Camaldoli aps: https://www.associazionenuovacamaldoli.it/verso-una-camaldoli-europea

------------------------------------------------


Fonte: Aladinpensiero online, Giornalia, Dossier Caritas 2025, CEI, papa Giovanni XXIII,
Autore: Franco Meloni ARTICOLO GRATUITO
RIPRODUZIONE RISERVATA ©

letto 280 volte • piace a 1 persone0 commenti

Devi accedere per poter commentare.

Scrivi anche tu un articolo!

Articoli Correlati

advertising
advertising
advertising