Antonella Soddu

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SCINTILLE NEL PSI PER LA DECISIONE DI COSTITUIRE UN GRUPPO CON ITALIA VIVA DI RENZI.

La visibilità deve esser politica e deve esser in connubio con la credibilità. Di fatto con questa mossa incomprensibile di Nencini e Maraio, la credibilità è già persa in partenza.


Di Antonella Soddu

Sta facendo discutere iscritti e non, l’ annuncio del Senatore – ed ex Segretario - Riccardo Nencini – e del neo Segretario Enzo Maraio, della costituzione del nuovo gruppo al Senato, PSI – Italia Viva. Secondo la nota congiunta dei due esponenti di quello che è stato uno storico partito – “È stato costituito un nuovo gruppo al Senato: “Partito Socialista-Italia Viva”. In merito alle indiscrezioni stampa degli ultimi giorni - hanno specificato Maraio e Nencini - non è mai stata all'ordine del giorno la confluenza del PSI nel movimento che fonderà Matteo Renzi. Il PSI manterrà la sua autonomia politica e la propria identità. Il sostegno del PSI al governo rimane responsabile e leale. Il gruppo parlamentare avrà un taglio riformista che rafforzerà la nostra azione politica, nell'ottica dell'allargamento del campo del centrosinistra. Continueremo pero' a vigilare perché i punti inseriti dai socialisti nel programma di governo siano rispettati, a cominciare da lavoro, sanità, infrastrutture.” Una mossa parlamentare - secondo alcuni – che non vuol dire che il PSI confluirà nel nuovo movimento di Renzi. “La scelta di fare questo gruppo al Senato che inizia con il nome PSI è una scelta politica che si spera abbia successo e consenta di far nuovamente circolare il nome del partito. Renzi – dicono alcuni esponenti del PSI - è una cosa, noi socialisti un'altra.” Su questa presunta operazione solo parlamentare hanno preso posizione anche due noti volti del PSI, Claudio Martelli e Rino Formica i quali con una breve nota congiunta si sono espressi – “La scelta di Nencini di appaiare il nome del Psi con il gruppo di Renzi porta alla luce una subalternità personale e politica di lunga data. Senza consultare nessun organismo interno, senza informare il partito alleato con cui si è stati eletti, ci si è vergognosamente imboscati in una scissione in casa d’altri. Unendosi a un leader che cura solo i propri interessi e che vuole dar vita a un partito di centro non solo si muta drasticamente la collocazione politica del Psi, lo si pone ai margini dei socialisti e dei democratici europei, lo si sradica dalle sue tradizioni e lo si butta in balia di un’avventura che non c’entra niente con la nostra storia.”

Riconsiderando la linea politica degli ultimi anni del PSI sotto la segreteria Nencini, appare del tutto evidente che la scelta di dar vita al gruppo PSI –ITALIA VIVA, non si limita a restare solo una scelta parlamentare; è a tutti gli effetti una scelta politica - probabilmente azzardata – che nasce con presupposti talmente deboli da rischiare la definitiva scomparsa di quello che ad oggi è il Partito politico più vecchio sulla scena politica italiana. Un Partito che ha affrontato certamente momenti difficili dal dopo tangentopoli. Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica ha man, mano alimentato quella che oggi conosciamo come “crisi dei partiti politici” non più in grado di connettersi con i cittadini . Partiti che naviga nello scollamento con la realtà autogiustificandosi con l’avvento dei partiti populisti avverso i quali concentrano tutti gli sforzi finalizzati a contrastarli. Il PSI è vittima di questi passaggi e allo stesso tempo assurgendo il ruolo di vittima non è più riuscito a stabilire una vera linea politica capace di ristabilire quegli equilibri di rappresentanza Parlamentare che la Costituzione “affida” – per cosi dire – ai partiti. Se il ruolo istituzionale e politico di un partito si riduce al tentativo di ritrovare visibilità per riprendersi la piazza nel senso più ampio del termine allora, questo partito non avrà scampo. Nel caso del PSI, non devono esser queste le premesse - ci sia consentito di dirlo - perché ruolo istituzionale e politico debbono esser ricercati nei tempi e nei modi in cui anche nel resto d’ Europa si sta facendo. Paesi come il Portogallo hanno oggi Governi socialisti che sono riusciti ad attuare politiche socialiste. Restituire ai cittadini l’importanza e il valore di diritti che vanno dal lavoro, all’istruzione, ai servizi sanitari e previdenziali, agli investimenti in ambiente, ricerca, trasporti e infrastrutture, etc.

La campagna tesseramento 2019 del PSI recita lo slogan - “Una storia nuova”; non può essere una storia quando si tradiscono i valori , gli ideali che sono stati tramandati da una lunga storia politica fatta di uomini con il vero senso dello Stato e che hanno messo le loro competenze al servizio del bene comune. Ricordiamo Giacomo Brodolini - padre dello Statuto dei lavoratori – Riccardo Lombardi, i grandi Giacomo Matteotti, Pietro Nenni, Turati, Pertini e tanti altri ai quali non si può rispondere con una giustificazione politichese – “Renzi ha bisogno di noi e per noi è una possibilità per riacquistare visibilità.” La visibilità si riacquista con i contenuti, con le iniziative che si tramutano in fatti concreti. Esserci per poter dire è cosa diversa dal dire di esserci per riacquistare visibilità. Quella di Nencini e Maraio appare dunque, come un errore. L’ennesimo madornale errore politico, una sconfitta morale e etica di un partito che agli occhi dei tanti socialisti sparsi nel Paese – lasciati senza casa di appartenenza - mostra un partito che ormai di socialista ha ben poco. Il partito socialista non può cercare lo spazio in movimenti e/o partiti liberali che si collocano con evidenza a destra o al centro. Viviamo un momento storico/politico particolare a cui occorre dare un nome chiaro alle linee politiche. C’è la fuori un intero elettorato che non riesce a comprendere queste operazioni, c’è un elettorato di millenials a cui non è mai stato chiarito cosa sia il socialismo e il partito socialista. Un terreno fertile su cui lavorare e a cui rivolgersi ricominciando a parlare di diritti sociali, non di visibilità. La visibilità deve esser politica e deve esser in  connubio con la credibilità. Di fatto con questa mossa incomprensibile di Nencini e Maraio, la credibilità è già persa in partenza.




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