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Franco Meloni

Cagliari e la sua identità: Villa Pernis

Questa è la storia di uno dei più pregevoli esempi di architettura privata della nostra città, Villa Pernis, che l'autrice ha potuto studiare a partire da alcune foto inedite.



ScreenshotVilla Pernis di Cagliari: un gioiello architettonico nascosto e semisconosciuto
di Carla Deplano

Le tre ville più belle di Cagliari avevano in comune il progettista, Dionigi Scano; l’ecclettismo architettonico; l’ubicazione in punti panoramici di ampio respiro al di fuori dell’abitato e vicini tra loro; un destino quanto meno insolito: Villa Scano, demolita; Villa Congiu Pattarozzi, in rovina; Villa Pernis, invisibile.
Questa è la storia di uno dei più pregevoli esempi di architettura privata della nostra città, Villa Pernis, che ho potuto studiare a partire da alcune foto inedite di proprietà di un cugino, ultimo discendente della famiglia Pernis. Gli scatti di inizio secolo la immortalano in tutto il suo splendore, ben prima degli interventi di ristrutturazione che ne trasformano il prospetto affacciato sulla laguna di Santa Gilla.
La passione per la ricerca sul territorio che mi accompagna da sempre si coniuga qui con un personale sentimento di ammirazione e rimpianto nei confronti di parenti vissuti in un tempo unico e irripetibile.
Dionigi Scano, pro-zio di mamma, era sposato con Maria Tronci Pernis. Maria era nipote del capostipite della famiglia Pernis, lo svizzero Josias, arrivato in Sardegna per uno strano segno del destino dopo un naufragio del suo veliero diretto in Inghilterra.
Ma ora facciamo luce sul contesto storico di riferimento.

Il contesto storico e la nuova élite borghese

Con l’uscita di Cagliari dall’elenco delle piazzeforti di Stato con Regio decreto del 1866 si assiste sostanzialmente a due fenomeni: uno morfologico, l’altro sociale. Da un lato prende piede un’espansione urbanistica senza precedenti dopo sei secoli di cristallizzazione e fossilizzazione; dall’altro si assiste all’emergere impetuoso di una borghesia costituita prevalentemente da imprenditori e professionisti che si sostituisce progressivamente nell’egemonia politica, culturale, economica all’aristocrazia d’origine spagnola, che rimane arroccata nel Castello.
Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento l’economia – originariamente incentrata su un’agricoltura di sussistenza – si fonda soprattutto sul commercio, sull’indotto direzionale, la modernizzazione delle attività industriali e il campo delle costruzioni.
Accanto allo sviluppo dell’industria enologica e conserviera, alla costituzione di consorzi di produzione e vendita, alle casse rurali, alle ingenti opere di bonifica e l’edificazione delle dighe, alla modernizzazione dei trasporti, si fondano nuove istituzioni economiche e creditizie, infrastrutture civili, mentre si moltiplicano le imprese edili, meccaniche e metallurgiche che integrano la modernizzazione industriale con quella agricola. Tutto ciò determina un generalizzato miglioramento delle condizioni di vita di proletariato urbano, artigiani e piccola borghesia, accanto all’impennata delle attività imprenditoriali della nuova borghesia che incarna il ceto emergente capace di coniugare e sviluppare al meglio tutte le istanze economiche e politiche di una città che esce dai propri confini medievali per assurgere a un respiro europeo.
Il Comune e l’imprenditorialità più nota e affermata varano un ampio programma di opere pubbliche che trasformano Cagliari in una città dinamica e attiva, che affronta grandi trasformazioni urbanistiche, tecnologiche e sociali. Il decoro borghese urbano inizia a profilarsi con l’attuazione del Piano Regolatore del 1890 redatto dall’Ingegnere capo del Comune Giuseppe Costa, che si occupa per la prima volta dell’espansione urbana ben al di là dei confini storici.
In particolare, nelle pendici meridionali e occidentali del colle di Buoncammino si prevede il rettilineamento del Corso Vittorio Emanuele; il taglio dell’avancorpo della chiesa dell’Annunziata e la sistemazione della piazza antistante; la regolarizzazione degli attuali viali Merello e S. Ignazio. Nella prima metà del Novecento si profilano nuove vie come la traversa Congiu (poi detta via Pola), viale Vittorio Veneto e le vie Oslavia, Tigellio e Bainsizza.
Accanto ai grandi palazzi borghesi (Vivanet, Chapelle, Aurbacher, Accardo, Zedda, Valdes, Devoto etc.), l’alta borghesia si fa costruire grandi ville padronali protette da ampi giardini (Pernis, Congiu-Patarozzi, Satta, Scano, Leone, Binaghi, Giua Marassi, Devoto etc.) in una zona più periferica lambita dal viale Merello, l’ultimo tratto del Corso Vittorio Emanuele e viale Trento. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento quest’area di espansione – oggi centrale nella conurbazione urbana – diventa molto ambita dall’élite borghese in piena ascesa, che vi costruisce ville e villini unifamiliari circondati dal verde che bene esprimono istanze di individualismo e privacy ma anche di vita di relazione. Negli anni ’20 prende forma il progetto di sistemazione a quartiere di villini alle pendici di Tuvixeddu che definisce la città giardino compresa tra viale Merello e viale Trento.
Proprio in questa zona dove un tempo era tutta campagna, all’interno di un esteso lotto compreso tra via Don Bosco (ex via degli Ospizi) e viale Merello, nel 1902 viene costruita la Villa Pernis. Il parco in cui è immersa, in origine molto più vasto, confina con quello della Villa Congiu-Pattarozzi edificata nel 1897.
Tutt’intorno al parco insistono le più importanti emergenze archeologiche della città: dalla cosiddetta Villa di Tigellio alle cisterne puniche e romane del Corso e dell’Orto Botanico, dalla necropoli di Tuvixeddu all’anfiteatro romano.

La struttura

L’originario ingresso monumentale sulla via Don Bosco incornicia dalla strada la villa al termine di un lungo viale lambito da pini e palme. Oggi questa visuale è preclusa da pannelli posticci di ferro battuto che tappezzano l’originaria cancellata Liberty visibile nelle foto d’epoca.
L’asse compositivo perfettamente equilibrato del viale alberato converge sull’unico punto di fuga, degno della più iconica prospettiva centrale di matrice classica. Così si inquadra la facciata principale, a ripartizione simmetrica.
Il piano terra destinato alla zona giorno è rialzato e preceduto da una scalinata, con un portale incorniciato da semi colonne binate doriche.
Sopra il cornicione marcapiano le balaustre incorniciano le grandi finestre del piano nobile riservato alle camere da letto, separate dai plinti delle semi colonne binate d’ordine composito.
Questo corpo centrale verticalmente tripartito è incorniciato da lesene in finto bugnato, così come i due corpi laterali chiusi da paraste bugnate, che insieme alle colonne e alla trabeazione marcano la superficie definendone il contrasto cromatico e segnandola plasticamente in una composizione di singolare eleganza.
Altri dettagli, come l’alternanza delle finestre laterali – monofore a tutto sesto sormontate da fregi con ghirlande al piano terra e monofore rettangolari sormontate da fregi con ghirlande e lunette al piano superiore – contribuiscono a conferire alla facciata un gradevole movimento chiaroscurato. Sopra il piano nobile un cornicione aggettante nasconde il tetto a falde.
Il lato sud, prospettante sulla Laguna di Santa Gilla, è caratterizzato da un avancorpo originariamente dotato di portico con arcate a tutto sesto rette da colonne doriche. Sempre nel progetto originario, sulla terrazza del piano superiore si aprono cinque finestre sormontate da fregi con festoni e ghirlande in una ripartizione variata ma simmetrica. Dove quelle laterali presentano cornici aggettanti, mentre le tre del corpo centrale inquadrato dalle lesene in finto bugnato sono sormontate rispettivamente da un fregio con elementi fitomorfi (le due laterali) e da lunetta (quella interna).
Anche qui la bicromia è evidenziata dal contrasto tra le apparecchiature murarie e le partiture più chiare come colonne e lesene bugnate.

La ristrutturazione

Negli anni ’30 la villa è interessata da alcune trasformazioni. La terrazza panoramica viene ridotta e chiusa parzialmente per fare posto a due vani simmetrici e ad una stanza da bagno; sul lato nord-ovest viene aggiunto un corpo di fabbrica di un piano con locali di servizio; negli intercolumni del portico sul lato sud vengono inserite ampie vetrate.

I materiali e la tecnica costruttiva

La muratura è costituita da cantoni di tufo o arenaria e malta di calce.
I solai sono dotati di putrelle in ferro con volterranee.
Compaiono per la prima volta in un’abitazione privata delle volte in muratura come elementi di separazione dei piani, laddove in precedenza si vedono solamente in edifici pubblici o nei palazzi di città.
Negli anni ’30 i pavimenti alla veneziana cedono il posto ai nuovi in marmo, più chiari e monumentali.
La copertura è costituita da una travatura lignea coperta da incannucciata che regge il tetto a falde rivestito da tegole laterizie (esattamente come la vicina Villa Pattarozzi).

Lo stile architettonico

La villa presenta i caratteri formali compositi propri dell’architettura eclettica, con la fusione di più lessici stilistici che vanno dalle suggestioni classicheggianti (neo-rinascimentali e neoclassiche) proprie del revival storico di fine Ottocento al più recente ma pur sempre composto e minimalista linguaggio Liberty, diffuso in città nei primi decenni del Novecento.
Il richiamo al modello delle ville palladiane è evidente nell’ubicazione in posizione sopraelevata panoramica, nella presenza della doppia facciata prospettante sul parco e nell’impianto planimetrico caratterizzato da un grande vano centrale e la disposizione simmetrica degli ambienti laterali. Altri innesti rinascimentali sono rilevabili nelle colonne, nelle partiture in bugnato, nelle trabeazioni delle finestre, nel cornicione aggettante. Di chiaro gusto neoclassico sono anche le balaustre in ferro battuto con il motivo a x o croce di Sant’Andrea stilizzata.
Il gusto Liberty si rileva invece nei rilievi scultorei e in tutti gli elementi architettonici e decorativi esterni realizzati in terracotta, stucco e intonaco con testine, ghirlande decorative ed altri elementi fitomorfi.

L’aneddoto storico

Come si apprende dalla preziosa testimonianza di Paolo Fadda, che ha studiato a fondo la famiglia Pernis, la villa ricopre un ruolo centrale come centro operativo di fortuna e custode della transizione storica di Cagliari nei giorni cruciali successivi al 25 luglio 1943.
In una città devastata dalle bombe e spettrale, abbandonata dalla popolazione e dalle massime autorità (il Prefetto e il Federale del PNF sono fuggiti), la villa diventa l’unico presidio attivo, ospitando i pochi funzionari rimasti.
È qui che viene ascoltato il primo, storico, comunicato radio dell’EIAR che annuncia le dimissioni di Mussolini e la nomina di Badoglio. Il 26 luglio, le Poste (dislocate in luoghi di fortuna a San Paolo) non sapendo dove rintracciare il Prefetto latitante in una Cagliari metafisica, inviano a Villa Pernis un telegramma di Stato urgente. Mancando i vertici istituzionali, il telegramma viene aperto e letto abusivamente da tale Angioletto (piccolo commerciante di Villanova amico del proprietario di casa Cucuccio Pernis), il quale si spaccia per viceprefetto. Grazie a questo atto di “buona volontà”, si apprende che i poteri civili sono passati all’autorità militare dislocata a Bortigali. Quindi da Villa Pernis parte una staffetta motociclistica per rintracciare il vero Prefetto in fuga.
Qualche giorno dopo, la villa diventa nuovamente il terminale di un secondo messaggio urgente da Roma che annuncia lo scioglimento del partito fascista, della Camera dei fasci e delle camicie nere.
Insomma, in una città priva di giornali (dove anche L’Unione Sarda smette di uscire) e isolata telefonicamente da Roma, Villa Pernis incarna il luogo fisico in cui la storia d’Italia si scontra con la realtà locale, trasformandosi nell’unico canale attraverso cui i messaggi della fine del ventennio fascista possono essere recepiti, decriptati e formalmente instradati per la provincia di Cagliari.
È così che in un momento cruciale di transizione storica la nostra villa si trasforma in centro di ascolto e ricezione delle notizie, snodo per la gestione dei telegrammi di Stato (attraverso una rocambolesca sostituzione burocratica) e di ricezione dei decreti di scioglimento del regime.

I proprietari

Il primo proprietario è Romolo Enrico Pernis, console britannico, consigliere e assessore del Consiglio comunale guidato da Ottone Bacaredda, presidente dell’Ospedale civile di Cagliari, imprenditore nel campo minerario e vinicolo.
Degno nipote di Josias [foto], originario della Svizzera, imprenditore nel commercio internazionale del sale e di quel vino di pregio che produce nell’azienda agricola conosciuta come Bingia Pernis e trasporta con il proprio veliero nei porti scandinavi, francesi, britannici e svizzeri. Co-fondatore e poi presidente della Camera di Commercio ed Arti; co-fondatore del Banco di Cagliari; consigliere della Banca Nazionale; amministratore dei Magazzini Generali; membro autorevole della Società degli Operai e di tanti istituti di beneficenza cittadini; vice console del Regno Unito e console di Svezia e Norvegia; imprenditore, benefattore e protagonista dello sviluppo economico di Cagliari e dell’intera Sardegna.
La Villa Pernis viene ereditata dal nipote di Josias: Cucuccio (figlio di Romolo Enrico), classe 1905, fondatore delle due compagnie sarde Airone e Sardamare di trasporti aerei e marittimi, presidente dell’Esit (Ente Sardo Industrie Turistiche), prestato alla politica come consigliere regionale in diverse legislature.
Dopo la sua dipartita, la seconda moglie (la prima muore tanti anni prima) rimasta vedova vende la villa nel 1982 ad un privato che ne è ancora proprietario.
La dimora, ormai nascosta alla vista dei passanti e per lo più sconosciuta ai cittadini, meriterebbe di essere catalogata come bene culturale di grande interesse storico, architettonico, urbanistico.
Da allora anche i ricordi famigliari sfumano.
Col passare del tempo, insieme a tanti altri beni mobili e immobili lasciati in beneficenza, anche le stesse pertinenze della villa vengono frazionate.
Da una parte, un vasto terreno originariamente facente parte del suo parco viene donato ai Salesiani.
Dall’altra, la dependance edificata dall’impresa di Romolo Enrico e destinata a camerieri, giardinieri e al resto del personale viene regalata alle Rosminiane. Nel 2014, con la penuria di educande, la struttura viene venduta dalle suore a Lucina Cellino. Dopo due anni diventa, quindi, l’elegante Boutique Hotel con giardino compreso tra via Don Bosco e viale Merello, il cui nome – Villa Fanny – è dedicato alla memoria della mamma di Lucina, Fanny Silesu, moglie di Ercole Cellino.
Ora, l’unica memoria storica vivente al riguardo è mia mamma, che tra un amarcord e l’altro mi racconta di una Cagliari che non esiste più. Così come quando da bambina e poi ragazza andava in visita dalla zia Lina Pernis o ai tanti ricevimenti che si tenevano in quella bellissima dimora circondata dal verde, dove incontrava personalità come Marcello Serra e Francesco Alziator. E dove qualche anno prima Dionigi e Flavio Scano, Giulio Dolcetta, Ottone Bacaredda e Francesco Cocco Ortu, i vari Carboni Boy, Tronci, Satta Semidei, Sanna Randaccio, Capra, Binaghi, Merello, Aurbacher, Devoto, Cao, Sanjust si riunivano per disquisire su questioni di pubblica utilità.
Sarebbe un sogno poter varcare il grande cancello sulla via Don Bosco, percorrere il lungo viale d’accesso, passeggiare in quel che resta del vasto parco delle origini, visitare gli interni della villa.
Accedere, insomma, anche solo per un fugace momento a questo fossile urbano interdetto alla vista dei cittadini. Che ne ignorano l’esistenza e quindi l’importanza non solo quale bene culturale, ma proprio in quanto esito architettonico identificativo della memoria di quella straordinaria e irripetibile temperie culturale dove tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento alcune grandi famiglie borghesi hanno operato una rivoluzione copernicana socio-politica-economica-estetica senza precedenti, che a partire dal capoluogo ha investito tutto il territorio isolano.
Il rimpianto si unisce alla amarissima dissoluzione delle proiezioni avanguardistiche di chi ci ha preceduto, di fronte al particolarismo di una politica miope e servile, alla svendita del nostro bellissimo territorio agli speculatori di turno, all’assenza di conoscenza e consapevolezza, alla mancata tutela, conservazione e valorizzazione di alcuni dei nostri più preziosi beni culturali (Villa Pattarozzi parla da sola!).
Sembra assurdo doverlo ammettere, ma con quello che vedo oggi non mi dispiacerebbe tornare indietro nel tempo: in quel tempo unico e irripetibile. Per conoscere quei parenti (come gli Scano e i vari Pernis, Tronci, Costa, Devoto, Satta) che avevano avuto il coraggio di pensare in grande per determinare uno sviluppo territoriale che fece uscire la Sardegna da un’economia agro-pastorale di sussistenza proiettandola in una dimensione europea.

N.B. le immagini presenti in questo articolo sono di proprietà esclusiva dell’Avv. Edoardo Spinas Pernis, che me ne ha consentito la riproduzione in virtù dei legami di parentela e amicizia che ci uniscono e sono protette dalle leggi vigenti sul diritto d’autore (Legge n. 633/1941). È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, la modifica o la diffusione dei contenuti senza una preventiva autorizzazione scritta.

Bibliografia:

1992 – Marino Dalu, Lorenzo Marchetti, Le ville storiche dell’area cagliaritana, in Quaderni dell’Istituto di Architettura, Facoltà di Ingegneria – Università degli Studi di Cagliari.
1995 – AA.VV., Stampace, Comune di Cagliari, Assessorato alla Pubblica Istruzione e Beni Culturali.
1996 – Aldo Accardo, Cagliari, Editori Laterza.
1998 – Paolo Fadda, Affari, ma anche impegno pubblico e generosità: una tra le più importanti famiglie borghesi di Cagliari: i Pernis, in Almanacco di Cagliari, n. 33.
1999 – Gianni Loddo, Architetture dal 1900 al 1945, Coedisar.
2000 – Maria Sias, Villini di Cagliari, Coedisar.
2001 – Franco Masala, Architettura dall’Unità d’Italia alla fine del ‘900, Ilisso.
2009 – Giancarlo Deplano, Cagliari, in AA.VV., Il nuovo manuale di Urbanistica, Lo stato della pianificazione urbana in Italia – 20 Città a confronto, a cura di Leonardo Benevolo e Elio Piroddi, vol III.
2013 – Giuliano Zanda, I Pernis: una famiglia di imprenditori cagliaritani di origine svizzera e l’attività consolare svolta nel capoluogo sardo tra Ottocento e Novecento, Ammentu, Bollettino Storico, Archivistico e Consolare del Mediterraneo, n. 3.
2017 – Paolo Fadda, Quel 25 luglio 1943 a Cagliari, Aladin Pensiero.
2024 – AA.VV., Dionigi Scano (1867-1949): un intellettuale in Sardegna tra Otto e Novecento, a cura di Donatella Rita Fiorino e Marcello Schirru, Steinhauser Verlag.
2025 – Antonello Angioni, Cagliari. I palazzi, le famiglie, le imprese. Itinerario storico, artistico e sentimentale, Isolapalma.
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In foto alcuni membri della famiglia Pernis, tra cui il proprietario Romolo Enrico. Sullo sfondo a destra si vede la prima struttura dei Salesiani.
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Ripresa da casa Vernier della villa con il parco e la campagna circostante, che digrada fino alla laguna di Santa Gilla. Sulla sinistra si vede la Fattoria Ballero a Giorgino; sulla destra, oltre le pertinenze agricole della tenuta campeggia la cupola della chiesa dell’Annunziata.
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Villa Pernis domina la collinetta con la facciata cieca di Villa Pattarozzi e le rovine della cosiddetta Villa di Tigellio in primo piano.
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Particolare del portico della facciata sud, successivamente chiuso con ampie vetrate nell’ambito dei lavori di ristrutturazione degli anni ‘30
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Romolo Enrico Pernis con il piccolo Cuccucio e altri membri della famiglia.
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Promenade dell’ingresso principale.

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Ritratto di famiglia in un interno,

N.B. le immagini presenti in questo articolo sono di proprietà esclusiva dell’Avv. Edoardo Spinas Pernis, che me ne ha consentito la riproduzione in virtù dei legami di parentela e amicizia che ci uniscono e sono protette dalle leggi vigenti sul diritto d’autore (Legge n. 633/1941). È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, la modifica o la diffusione dei contenuti senza una preventiva autorizzazione scritta (Carla Deplano).
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Fonte: Aladinpensiero online
Autore: Carla Deplano ARTICOLO GRATUITO
RIPRODUZIONE RISERVATA ©

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