Intervista a Annamaria Colavitti. Conversione ecologica e cura dei territori
«È fondamentale promuovere un modello di sviluppo locale coerente con i principi del Piano Paesaggistico Regionale in cui le comunità locali siano protagoniste dei processi di pianificazione e svilup

Conversione ecologica e cura dei territori tra false transizioni e neo – estrattivismo
di Alessandra Sias
«È fondamentale promuovere un modello di sviluppo locale coerente con i principi del Piano Paesaggistico Regionale (PPR) in cui le comunità locali siano protagoniste dei processi di pianificazione e sviluppo ». Parla la Prof.ssa Anna Maria Colavitti, Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica presso Unica
La Società dei Territorialisti/e APS, con il coordinamento della Prof.ssa Colavitti, ha organizzato, presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari, il convegno Conversione Ecologica e cura dei territori tra false transizioni e neo-estrattivismo.
La Società è stata fondata nel 2011 dall’architetto urbanista, poliedrico intellettuale, Alberto Magnaghi e il convegno è stato curato seguendo l’ approccio olistico con cui lo stesso Magnaghi guardava al territorio al fine di analizzarne la coscienza prima di qualunque possibile intervento su di esso. Coscienza quale risultato della sua storia, dei saperi, delle tradizioni e del paesaggio.
Nel corso delle due giornate di lavori si sono avvicendati oltre cinquanta relatori. La Prof.ssa Strazzera di UniCA ha esposto le difficoltà a livello legislativo legate all’implementazione delle comunità energetiche, Prof. Giuseppe Melis di UniCA ha trattato del grande sentimento di sfiducia che alberga tra i sardi nonostante il forte senso identitario, l’architetto Paolo Castelnovi ha parlato de paradosso dei “Paesaggi attivi autistici” e la ricercatrice Megumi Nakahashi ha illustrato le “pratiche” delle comunità Itoshiro. Importante anche l’intervento di Daniela Falconi, Sindaco di Fonni e presidente di ANCI Sardegna, l’associazione che rappresenta i Comuni dell’isola. La Falconi ha rappresentato il punto di vista delle amministrazioni comunali sulle sfide dello sviluppo locale, con particolare attenzione alle esigenze dei territori e delle comunità sarde
Un valutazione sui risultati del Convegno?
«L’obiettivo del convegno è stato quello di creare uno spazio di confronto aperto e plurale sui temi del governo del territorio, dalle politiche energetiche alla gestione dei flussi turistici, favorendo un dibattito libero da contrapposizioni ideologiche e strumentalizzazioni politiche, che spesso caratterizzano questi temi. L’iniziativa ha rappresentato una sfida importante, ma anche un’opportunità per la Società dei Territorialisti/e APS, che ha inteso promuovere un approccio imparziale, fondato sull’ascolto delle istanze delle comunità locali e sul dialogo tra saperi e competenze differenti, in una prospettiva interdisciplinare e multidisciplinare».
Alla luce dei lavori che sono stati presentati, come vede il nostro futuro?
«Parlare di futuro mi mette un po’ in imbarazzo, perché spesso fatichiamo a governare persino il presente, soprattutto alla luce del periodo storico che stiamo attraversando, segnato da conflitti come quelli in Ucraina, in Cisgiordania e a Gaza, oltre che in tante altre parti del mondo.
Credo, tuttavia, che per costruire un futuro possibile, una sorta di “mondo migliore”, sia necessario innanzitutto cambiare la prospettiva con cui guardiamo al territorio: non più come a un semplice supporto sul quale collocare interventi e infrastrutture, ma come a un soggetto da conoscere e interpretare nella sua complessità storica, socioeconomica, culturale e paesaggistica. Da questa consapevolezza può nascere una visione condivisa dello sviluppo, capace di tenere insieme le caratteristiche dei luoghi e le aspirazioni delle comunità che li abitano.
Su queste basi, ritengo fondamentale dotare la Sardegna di un nuovo strumento di pianificazione paesaggistica, capace di orientare le trasformazioni del territorio attraverso indirizzi condivisi, flessibili e coerenti con le specificità dei singoli contesti e le esigenze delle comunità locali. Uno strumento che, superando una concezione del paesaggio inteso esclusivamente come bene da tutelare, lo riconosca come una risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile della regione. L’obiettivo deve essere quello di coniugare conservazione e innovazione, valorizzando il patrimonio territoriale, i saperi locali e le identità dei luoghi come elementi fondanti di nuove opportunità economiche, sociali e culturali. Un percorso che richiede il coinvolgimento attivo delle comunità nella definizione delle scelte e nella costruzione di una visione condivisa del futuro della Sardegna.Mi rendo conto che si tratta di una sfida tutt’altro che semplice. Eppure, guardando alla storia della Sardegna, non mancano esperienze da cui trarre spunti di riflessione, come ad esempio il periodo della Rinascita».
La Società dei Territorialisti/e APS ha una propria rivista, potrebbe illustrarla?
«La nostra rivista, Scienze del Territorio, è una pubblicazione scientifica multidisciplinare, liberamente scaricabile dal sito e accessibile senza costi. Dal 2025 il nostro editore è UniCA Press, una realtà editoriale che sta consolidando il proprio prestigio nell’ambito dell’editoria scientifica ad accesso aperto, senza richiedere agli autori il pagamento di quote per la pubblicazione. Per la Società dei Territorialisti/e APS, impegnata a rafforzare il posizionamento e la reputazione scientifica della rivista, questo rappresenta un motivo di particolare orgoglio.
Sul nostro sito (www.societadeiterritorialisti.it) sono consultabili anche diverse collane scientifiche, tra cui quella diretta dal prof. Schilleci dell’Università degli Studi di Palermo. Proprio in questa collana, il prof. Serra e io abbiamo pubblicato il resoconto di un importante convegno internazionale dedicato al bioregionalismo,, un tema particolarmente caro ad Alberto Magnaghi.
Il bioregionalismo può essere inteso come un processo di coevoluzione tra uomo e natura, nel quale le comunità umane, attraverso i propri saperi e le proprie pratiche, contribuiscono a costruire e trasformare il territorio, sviluppando nel tempo una relazione di reciprocità con l’ambiente. Si tratta di una prospettiva che riconosce il territorio non come un semplice spazio da utilizzare, ma come il risultato di una relazione dinamica tra componenti naturali, cultura, storia e comunità insediate
Obiettivi della Società dei Territorialisti/e per il futuro?
«Ricordo il professor Magnaghi seduto a un tavolo nella Sala delle Pietre del Dipartimento di Pianificazione a Firenze, circondato da giovani, tra cui la sottoscritta, ai quali desiderava dare spazio e voce. I giovani rappresentano il futuro e coinvolgerli attivamente nei processi di conoscenza e trasformazione dei territori è essenziale. In questa direzione si inserisce il progetto della Società dei Territorialisti/e APS di promuovere una Scuola di Formazione Territorialista, con sede presso l’Università, per favorire la partecipazione delle nuove generazioni e trasmettere loro strumenti critici e competenze utili a interpretare e governare le trasformazioni territoriali»
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A parere di chi scrive la Società dei Territorialisti/e, con la sua Scuola di Formazione, rappresenta un segnale di speranza in un periodo storico in cui in cui il futuro dei territori è al centro di un confronto sempre più acceso in nome del contrasto al cambiamento climatico, per il quale, sia chiaro, l’uomo incide in minima percentuale (5%-10%), e personaggi appartenenti anche ad ambienti politici assumono linee di condotta che appaiono più che altro finalizzate a favorire la speculazione da parte delle multinazionali.
Si pensi alle sorti della Pratobello 2024 e agli emendamenti, firmati Irto-Manca del Partito Democratico, apportati al D.L n.157 del 10/09/2026, Prezzo dei carburanti e attività energetiche, e approvati mercoledi 13 c.m dalla Commissione per l’Ambiente al Senato. I sullodata aprono alla implementazione di impianti da fonti rinnovabili le zone buffer: le aree delimitate che circondano i siti UNESCO istituite per contribuire a proteggerne contesto, le visuali e gli elementi rilevanti per la conservazione.
[21 ottobre 2026]
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