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Franco Meloni

Proseguono i lavori di restauro della chiesa di San Giuseppe Calasanzio - Innovazione sociale per la gestione

Ci vorranno ancora alcuni mesi o forse di più, ma il cantiere è aperto e i lavori saranno portati a compimento: si utilizzi da subito il tempo per individuare le modalità di gestione e i gestori

Il 24 agosto sono passato in piazza san Giuseppe in Castello per verificare  dall’esterno lo stato dei lavori di "restauro conservativo" della chiesa di San Giuseppe Calasanzio. Il giorno successivo ho completato la mia personale valutazione dell’intervento in atto attraverso una cordiale conversazione telefonica con il funzionario della Sovrintendenza  responsabile dell’intervento, arch. Stefano Montinari. Se per un momento dimentico i vincoli dei finanziamenti PNRR  e i vari cronoprogrammi, sicuramente saltati, al tirare delle somme, la mia impressione/valutazione è decisamente positiva. Abbiamo un cantiere aperto, in piena attività, che promette in tempi ragionevoli il raggiungimento dell’obiettivo della riapertura della chiesa con tutte le dotazioni di base che ne garantiscano la fruibilità, probabilmente ad eccezione degli arredi.

Saranno necessari almeno quattro mesi, o sei, o anche un anno? Va bene, cosa volete che siano tali tempi se paragonati agli oltre 50 anni passati dall’ultima apertura della chiesa? Il problema oggi è che non accada che la chiesa al termine dei lavori resti ulteriormente chiusa in attesa del soggetto che la gestisca! Ne abbiamo viste tante di queste situazioni. Potremo elencarne diverse.  Voglio invece limitarmi a due esempi nell’ambito cittadino: uno negativo e uno positivo. Il primo riguarda il cd “palazzo sorcesco” situato tra il Corso Vittorio  la via Maddalena: ristrutturato da molti anni (14?) e ancora desolatamente chiuso.  
Il secondo esempio è invece positivo: riguarda l’edificio e lo spazio Hangar di Is Mirrionis, che, proveniente da una gestazione di dieci anni dal progetto, al termine dei lavori è stato inaugurato e nello stesso giorno ha  iniziato a funzionare. In questo caso il Comune, titolare della struttura, ha avviato preliminarmente all’apertura,  un confronto con l’associazionismo del quartiere, a cui poi ha affidato la medesima con una formula innovativa, seppure provvisoria. 
Proprio questa formula sperimentale costituisce, a mio parere, un riferimento da prendere in considerazione laddove  si vuole dare ai cittadini il ruolo di cogestori di beni comuni, in attuazione del principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale (Cost. art. 118 co 4), anche al di là dell’ambito delle autonomie locali (*).
Tornando alla chiesa di san Giuseppe Calasanzio, a mio parere sarebbe auspicabile che il Prefetto, che attualmente ne rappresenta la proprietà, costituisse un tavolo di consultazione tra i soggetti potenzialmente interessati, dei quali faccio di seguito un'elencazione non esauriente: il Prefetto, il Rettore, il Vescovo, il Sindaco, il Sovrintendente ai Beni culturali, i rappresentanti dell'associazionismo culturale (un'elencazione non esauriente: Comitato di quartiere, Ass. ex alunni Scolopi Sanluri, Unica Alumni, Fondazione Siotto, Studium Canticum, Ass. socio.culturale Aladinpensiero, altri)
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(*) In materia di INNOVAZIONE SOCIALE, è interessante l'iniziativa dell'Associazione "La Casa del Quartiere Is Mirrionis" che ha creato, un'apposita struttura di studio e applicazione pratica dell'attività di sussidiarietà, con particolare attenzione a quella orizzontale, dandole dignità statutaria..

ARTICOLO 12 – “LAB-SUSSIDIARIETÀ SARDEGNA – Centro di Competenza per l’Innovazione Sociale e la Partecipazione”

1. L’Associazione collabora, previa opportuna selezione, a iniziative promosse in sede locale, nazionale e internazionale finalizzate al miglioramento della qualità della vita e della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e alla gestione della cosa pubblica. Tali iniziative si sviluppano in un’ottica di produzione di innovazione sociale — anche attraverso la sperimentazione e l’impiego di nuove tecnologie — inclusione, benessere, sicurezza, sostenibilità ambientale, valorizzazione del patrimonio architettonico e culturale e sviluppo economico sostenibile.

2. Per il perseguimento di tali finalità, l’Associazione promuove il “LAB-SUSSIDIARIETÀ SARDEGNA – Centro di Competenza per l’Innovazione Sociale e la Partecipazione”. L’Associazione opera all’interno del Centro in qualità di “Laboratorio Vivente” (Living Lab), apportando il proprio patrimonio di esperienze per approfondire le teorie e le pratiche di sussidiarietà e diffondere modelli positivi a livello regionale, nazionale e internazionale. A tal fine, l’Associazione consolida e implementa i rapporti e gli accordi con le università, a partire da quelle di Cagliari e Sassari, con centri di ricerca, associazioni socio-culturali ed enti locali.

3. Il “LAB-SUSSIDIARIETÀ SARDEGNA” si configura come spazio di elaborazione e progettazione condivisa, in cui l’analisi e la ricerca costituzionale si coniugano con l’azione diretta e le istanze del territorio, al fine di rendere l’innovazione sociale un processo strutturato, istituzionalizzato e replicabile.

4. L’Associazione promuove, attraverso il Centro di Competenza, lo sviluppo della legislazione regionale sarda in materia di amministrazione condivisa dei beni comuni, partecipazione digitale e democrazia diretta, in armonia e analogia con le normative già vigenti in altre regioni italiane.

5. A titolo esemplificativo e coerentemente con le finalità descritte, l’Associazione valorizza l’esperienza di gestione della “Casa del quartiere – Hangar di Is Mirrionis”, operando in sinergia con il Comune di Cagliari e con gli altri soggetti pubblici e privati coinvolti o coinvolgibili.

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Fonte: Aladinpensiero online
Autore: Franco Meloni ARTICOLO GRATUITO
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