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Franco Meloni

Innovazione sociale per la gestione dei beni comuni urbani. Il caso del complesso degli Scolopi.

Cagliari rischia di perdere riferimenti importanti della sua identità. Moltissime importanti strutture storiche soggette al degrado del tempo. Che fare?

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Defensores Karalis

IL COMPLESSO DEGLI SCOLOPI DI SAN GIUSEPPE IN CASTELLO A CAGLIARI: DAL RECUPERO DELLA CHIESA CON I FONDI PNRR ALLA SFIDA CIVICA PER UNA FONDAZIONE DEI BENI COMUNI
di Franco Meloni

Cagliari custodisce le tracce profonde di un’identità plurale e millenaria, stratificata dalle memorie puniche e romane fino alle epoche giudicale, pisana, aragonese, spagnola e sabauda, per arrivare ai nostri giorni. Nel quartiere di Castello, caratterizzato da torri e bastioni fortificati, tra le altre evidenze spicca per rilevanza storica e monumentale il complesso edificato nella seconda metà del XVII secolo dai Padri Scolopi, composto dal Collegio e dalla Chiesa di San Giuseppe. È una storia che affonda le radici nel Seicento, attraversa le grandi riforme del Settecento illuminista e parla direttamente al nostro presente, stimolando pratiche di cittadinanza attiva e innovazione sociale.

L’origine: la chiamata e le carte d’archivio
È noto che i Padri Scolopi giunsero in città nel novembre del 1640, preceduti da un invito formale dei Consoli municipali volto a rispondere all’esigenza primaria di garantire un’istruzione adeguata ai giovani cagliaritani. Sarà proprio lo studio approfondito del carteggio intercorso tra l’amministrazione e l’Ordine, custodito presso l’Archivio storico del Comune di Cagliari, a restituire nei dettagli le tappe di quell’insediamento. A raccogliere quella chiamata fu direttamente il fondatore dell’ordine, San Giuseppe Calasanzio, il santo spagnolo che inventò la prima scuola popolare gratuita d’Europa.

A conferma di come questo legame spirituale non si sia mai del tutto spezzato, quest’anno a Cagliari è ripreso — seppure in tono minore ma estremamente significativo — un momento di culto devozionale dedicato al fondatore: il parroco di Sant’Eulalia ha infatti celebrato una santa messa per onorare San Giuseppe Calasanzio il 25 agosto, giorno della sua festa liturgica. Un piccolo segnale di continuità che si affaccia nel tessuto cittadino accanto alle grandi trasformazioni materiali.

img_0829Il Settecento, Carlo Emanuele III e l’impronta di Giuseppe Agostino Delbecchi
Nel corso del Settecento, la storia del complesso scolopico e quella dell’Università di Cagliari si intrecciarono in modo indissolubile. Fu il re Carlo Emanuele III di Savoia, il 28 giugno 1764, a restaurare formalmente l’Università degli Studi di Cagliari, dando il via a una stagione di profondo rinnovamento culturale e istituzionale.

img_0831In questo quadro di riforme sabaude e di azione del ministro Giovanni Battista Bogino, una figura chiave fu quella dell’arcivescovo Giuseppe Agostino Delbecchi. Nato a Oneglia nel 1697 e appartenente all’Ordine degli Scolopi, Delbecchi fu Vescovo di Alghero fino al 1763, quando venne chiamato a reggere l’arcidiocesi cagliaritana e, di conseguenza, ad assumere l’importante ruolo di Cancelliere dell’Ateneo. Nel suo tempo l’Università visse una fase cruciale di modernizzazione degli studi e degli assetti amministrativi. Come documentato in diversi studi, particolarmente quelli sulla storia dell’Ateneo cagliaritano*, Delbecchi fu un attore istituzionale capace di unire la rigorosa tradizione pedagogica del suo ordine con le istanze di riforma dello Stato. Morì ancora in carica a Cagliari nell’aprile del 1777.

img_0833Dal cantiere del PNRR alla frammentazione proprietaria
Il filo che legava gli Scolopi all’istruzione cittadina si era interrotto nel 1866 con le leggi eversive dell’asse ecclesiastico. Da allora l’imponente complesso di Castello ha subito alterne vicende, finendo per essere convertito ad altre funzioni (come l’ospitalità per un lungo periodo del Liceo Artistico statale).

Oggi, tuttavia, lo scenario strutturale registra una novità di rilievo: la chiesa di San Giuseppe è infatti in fase avanzata di recupero conservativo, un intervento reso possibile grazie ai fondi del PNRR, i cui lavori si concluderanno attendibilmente entro l’anno corrente. Resta tuttavia da affrontare il nodo della governance e della destinazione d’uso, tenendo conto della scomposizione proprietaria che vede la chiesa saldamente trattenuta dallo Stato nel Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell’Interno, mentre il collegio appartiene al patrimonio del Comune di Cagliari.

La proposta: una Fondazione di Partecipazione e i beni comuni
Proprio per valorizzare gli spazi restaurati e superare le rigidità burocratiche tra i diversi enti, la mobilitazione culturale promossa da Aladinpensiero lancia una proposta forte e innovativa. Un percorso che trova oggi un inedito e favorevole stimolo istituzionale nell’adozione del “regolamento per la cogestione dei beni comuni urbani”, attualmente in discussione presso le competenti commissioni consiliari del Comune. In questo solco si inserisce l’idea di sperimentare uno strumento avanzato di innovazione sociale: la costituzione di una Fondazione di Partecipazione.

Questo modello di governance pubblico-privato permetterebbe di far convergere attorno allo stesso tavolo strategico diversi soggetti pubblici e privati, sicuramente nella fase di concertazione, fermo restando che si dovranno individuare i soggetti da coinvolgere operativamente:

- Lo Stato (FEC) e il Comune, per ricucire la frammentazione proprietaria.

- La Regione Autonoma della Sardegna e il Comune, per il coordinamento delle politiche culturali e di rigenerazione urbana.

- L’Università di Cagliari, per riannodare il filo storico che unisce l’Ateneo all’eredità degli Scolopi e alle esigenze della Terza Missione universitaria in favore del territorio e a precipuo beneficio delle giovani generazioni.

- La Diocesi, le Parrocchie e gli Enti religiosi, custodi della memoria religiosa e monumentale.

- Le associazioni di cittadinanza attiva e i comitati di quartiere, gli ex allievi degli scolopi, ecc, garanti del radicamento sociale del progetto.

- I privati come soggetti di mecenatismo culturale

La sostenibilità economica di un simile percorso troverebbe linfa nell’accesso alle linee di finanziamento governative, regionali ed europee e nel sostegno privato, tra cui quello di rilievo delle Fondazioni ex bancarie, in primis la Fondazione di Sardegna.

img_0203Verso una nuova destinazione civica e aperta
La chiesa di San Giuseppe (ormai nota come chiesa di San Giuseppe Calasanzio), restituita al decoro architettonico grazie al PNRR, troverebbe una vocazione ideale come contenitore culturale laico — uno spazio per conferenze, concerti, rassegne librarie e attività culturali dell’Ateneo e della cittadinanza per il tramite dell’associazionismo di base —, senza per questo escludere, anzi prevedendola fin d’ora, la possibilità che vi si possano ospitare funzioni religiose straordinarie, prima fra tutte la celebrazione liturgica in occasione della festa del santo fondatore ogni 25 agosto.

Se nel 1640 furono i Consoli municipali a chiamare i padri Scolopi per offrire un servizio prezioso alla gioventù cagliaritana, oggi spetta alle istituzioni, all’Università e alla cittadinanza attiva fare tesoro di quelle feconde esperienze, per quanto possano ancora insegnarci, trasformando il recupero di un monumento in un laboratorio permanente di rigenerazione civica e di cura condivisa dei beni comuni.

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* Ci riferiamo particolarmente agli studi curati da Giancarlo Sorgia (Lo studio generale cagliaritano. Storia di una Università. Cagliari, STEF, 1986) e da Paolo Bullita (L'Università degli Studi di Cagliari. Dalle origini alle soglie del Terzo Millennio. Cagliari, Telema Editore, 2005).

Altre informazioni sono tratte dal libro “Gli scolopi in Sardegna” di padre Francesco Colli Vignarelli, Ettore Gasperini Editore, Cagliari, 1982.



DOCUMENTAZIONE PERTINENTE
REGOLAMENTO PER IL GOVERNO DEI BENI COMUNI URBANI NELLA CITTA’ DI TORINO
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale in data 2 dicembre 2019 (mecc. 2019 01609/070), esecutiva dal
16 dicembre 2019, in vigore dal 16 gennaio 2020
(…)
Articolo 17 – Fondazione Beni Comuni
1. La Città, verificata l’esistenza e la disponibilità di una Comunità di
Riferimento, ovvero su iniziativa della Comunità stessa, può affidare, secondo
le procedure previste dalla normativa vigente, inizialmente per un tempo
concordato con la Comunità di Riferimento stessa, in usufrutto di breve durata i
beni comuni urbani, già riconosciuti come tali da una Comunità di Riferimento,
ad una speciale “Fondazione Beni Comuni”. Il bene resta patrimonio della Città,
che si impegna per questo stesso periodo a non alienarlo, non cartolarizzarlo
oppure a non darlo in garanzia per assolvere ai suoi eventuali debiti. Al termine
del periodo di affidamento in usufrutto di breve durata il bene, in accordo con la
Comunità di Riferimento e verificato il rispetto dei fini statutari, può essere
conferito in via definitiva alla Fondazione.
2. Il Consiglio Comunale avvia la procedura per costituire la Fondazione
definendone le linee di indirizzo e costituendo un apposito gruppo di lavoro.
3. Il gruppo di lavoro è composto da una rappresentanza della Città, che
comprenda rappresentanti della Circoscrizione competente, una rappresentanza
delle comunità di riferimento e una rappresentanza di esperte/i scelte/i tra
quelle/i incluse/i nell’albo di cui all’articolo 6.
4. Il gruppo di lavoro, esplorata la fattibilità e la sostenibilità
dell’operazione, predispone la bozza dell’atto costitutivo e dello Statuto della
Fondazione.
5. La redazione dello Statuto della Fondazione Beni Comuni dovrà
prevedere il rispetto dei seguenti principi generali:
- l’attività di indirizzo e controllo della Fondazione sarà garantita da
un’Assemblea, aperta a tutte/i le/gli abitanti interessate/i le cui attività
dovranno svolgersi secondo principi di accessibilità, trasparenza e
democraticità;
- gli organi decisionali dovranno essere strutturati democraticamente.
Dovrà essere, inoltre, garantita la rappresentanza di tutti i soggetti
coinvolti. Le modalità di rinnovo delle cariche dovranno comunque
garantire adeguato ricambio e continuità di gestione;
- siano garantite adeguate regole per garantire l’accesso agli spazi e alle
attività alle/agli abitanti in forma libera e gratuita, o comunque secondo
condizioni economiche agevolate e tariffazioni sociali;
- sia previsto un limite alle contribuzioni economiche alla Fondazione da
parte di soggetti privati, in ogni caso, siano previste forme di controllo e
garanzia da parte dell’Assemblea sulle eventuali contribuzioni
economiche alla Fondazione di entità superiore al massimo stabilito;
- sia prevista una funzione di garanzia da parte della Consulta Permanente
dei beni comuni urbani della Città di Torino;
- siano previste periodiche forme di verifica dello Statuto al fine di
adeguarlo alle dinamiche alle e alle necessità emergenti;
- in caso di estinzione della Fondazione, il bene viene devoluto alla Città di
Torino che ne mantiene la destinazione d’uso.
6. Le comunità di riferimento, al fine di costituire la Fondazione,
individuano, con metodo democratico al proprio interno una/o o più
rappresentanti delegate/i alla sottoscrizione degli atti necessari alla costituzione.
7. Il Consiglio Comunale, acquisito il parere della Circoscrizione
competente, approva la costituzione della Fondazione.
8. Alla formazione del patrimonio della Fondazione possono contribuire con
apporti di varia natura, anche successivamente, soggetti privati o enti pubblici.
9. La Città può aderire a fondazioni per il governo dei beni comuni costituite
da parte di soggetti privati ai sensi dell’articolo 14 e seguenti del Codice Civile.

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SI MUOVE LA PERIFERIA

STATUTO DE LA CASA DEL QUARTIERE IS MIRRIONIS DI CAGLIARI

(...)

ARTICOLO 12 – “LAB-SUSSIDIARIETÀ SARDEGNA – Centro di Competenza per l’Innovazione Sociale e la Partecipazione”

1. L’Associazione collabora, previa opportuna selezione, a iniziative promosse in sede locale, nazionale e internazionale finalizzate al miglioramento della qualità della vita e della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e alla gestione della cosa pubblica. Tali iniziative si sviluppano in un’ottica di produzione di innovazione sociale — anche attraverso la sperimentazione e l’impiego di nuove tecnologie — inclusione, benessere, sicurezza, sostenibilità ambientale, valorizzazione del patrimonio architettonico e culturale e sviluppo economico sostenibile.

2. Per il perseguimento di tali finalità, l’Associazione promuove il “LAB-SUSSIDIARIETÀ SARDEGNA – Centro di Competenza per l’Innovazione Sociale e la Partecipazione”. L’Associazione opera all’interno del Centro in qualità di “Laboratorio Vivente” (Living Lab), apportando il proprio patrimonio di esperienze per approfondire le teorie e le pratiche di sussidiarietà e diffondere modelli positivi a livello regionale, nazionale e internazionale. A tal fine, l’Associazione consolida e implementa i rapporti e gli accordi con le università, a partire da quelle di Cagliari e Sassari, con centri di ricerca, associazioni socio-culturali ed enti locali.

3. Il “LAB-SUSSIDIARIETÀ SARDEGNA” si configura come spazio di elaborazione e progettazione condivisa, in cui l’analisi e la ricerca costituzionale si coniugano con l’azione diretta e le istanze del territorio, al fine di rendere l’innovazione sociale un processo strutturato, istituzionalizzato e replicabile.

4. L’Associazione promuove, attraverso il Centro di Competenza, lo sviluppo della legislazione regionale sarda in materia di amministrazione condivisa dei beni comuni, partecipazione digitale e democrazia diretta, in armonia e analogia con le normative già vigenti in altre regioni italiane.

5. A titolo esemplificativo e coerentemente con le finalità descritte, l’Associazione valorizza l’esperienza di gestione della “Casa del quartiere – Hangar di Is Mirrionis”, operando in sinergia con il Comune di Cagliari e con gli altri soggetti pubblici e privati coinvolti o coinvolgibili.
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Fonte: Aladinpensiero online
Autore: Franco Meloni ARTICOLO GRATUITO
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